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8 Settembre 1943 visto dai tedeschi. I nodi irrisolti tra Italia e Germania. Intervista FQ a Petrillo

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Otto settembre 1943, “Proclama Badoglio”: una data divenuta per l’Italia simbolo della forza ma allo stesso tempo della debolezza morale di una nazione. Ma come ha vissuto quello stesso evento l’ex alleata, la Germania? A questo interrogativo ha cercato di dare delle risposte Paolo Emilio Petrillo, nel libro “Lacerazione/Der Riss. 1915-1943: i nodi irrisolti fra Italia e Germania”. Un testo in cui, attraverso la ricerca di fonti inedite e diverse interviste a veterani della Wehrmacht ancora in vita, l’autore cerca di portare alla luce la “versione mancante” di quel fatto storico che portò l’opinione pubblica tedesca a considerare gli italiani come “inaffidabili e traditori”. Per il nostro Paese significò infatti l’entrata in vigore dell’armistizio di Cassibile (firmato con gli anglo-americani il 3 settembre dello stesso anno).

Come è nata l’idea di questo libro?

petrillo-lacerazioneL’idea è nata dal lavoro che facevo; dal fatto che ho vissuto per diverso tempo a Berlino. L’impressione, che poi è quella che mi ha mosso, è che l’8 settembre non fosse stato raccontato dalla parte tedesca. La mia speranza era quella di poter dare, da italiano inoltre, un contributo che potesse far emergere questa verità tutta tedesca.

Cosa è emerso, a proposito dell’8 settembre 1943? Come hanno interpretato questo fatto storico i tedeschi?

Ho fatto diverse ricerche, intervistando veterani, SS, e anche un dissertatore che poi si unì ai partigiani italiani. Molti erano contenti di poter esprimere la loro opinione ed era la prima volta che lo facevano dopo ben 70 anni. Quasi mai da parte loro ho sentito parlare di ‘tradimento’. Diciamo che c’è una differenza netta tra quello che veniva raccontato dalla propaganda di regime del tempo, in cui si parlava di una stigmatizzazione netta nei confronti dell’Italia per ciò che era accaduto, e il pensiero delle varie fonti che ho raccolto o comunque l’idea che il popolo si era fatta.

In base alle sue ricerche qual è il sentimento che ha prevalso nella popolazione?

Sicuramente essendo passati più di 70 anni i toni e gli animi si sono smorzati. Le opinioni sono diverse. Credo sia sbagliato comunque parlare di tradimento perché questa è una parola che comporta una connotazione morale. C’è chi però vedeva l’8 settembre proprio in quell’ottica e chi invece ha mostrato comprensione per l’Italia fino a chi addirittura è arrivato a lodare il nostro Paese per essere così riuscito a liberarsi di Mussolini.

Possiamo dire che questo fatto portò alla rottura dei rapporti tra Italia-Germania oppure la lacerazione tra i due Paesi ha origini più antiche?

Diciamo che l’8 settembre 1943 ha portato a una radicalizzazione del pregiudizio che i tedeschi avevano nei confronti dell’Italia. L’incrinatura dei rapporti era però iniziata già dal 1915. Con l’arrivo della guerra poi la situazione è peggiorata. L’8 settembre però ha dato conferma alla popolazione tedesca che del nostro Paese non ci si potesse fidare. Un fattore che è stato per diverso tempo tramandato da padre in figlio.

Oggi?

Paolo Emilio Petrillo

Paolo Emilio Petrillo

Il dibattito sul presunto tradimento italiano va avanti ormai da anni. Non credo sia del tutto superata anche se dopo 70 anni i toni sono senz’altro diversi. Nonostante tutto l’immagine depositata dal nostro Paese continua a rimanere viva nelle memorie tedesche. E complici di questo sono sicuramente i media e la stampa.

Ci accingiamo a festeggiare i 70 anni della Resistenza. Ci fu in Germania una seria opposizione al regime di Hitler?

Nel 1932 si respirava nel Paese un clima da guerra civile. Hitler aveva fatto fuori gran parte dell’opposizione già prima di salire al potere. Ci furono però movimenti e gruppi individuali, come quello della Rosa Bianca, che si opposero al regime nazista. Diciamo che se per resistenza intendiamo un movimento diffuso contro Hitler allora la mia risposta è no ma, come ho già detto, molti si sono mossi individualmente contro quel regime o pagarono con la propria vita per tentare di salvare degli ebrei.

C’è ancora reticenza nella dissidenza al nazismo?

Non credo che oggi ci sia diffidenza. C’è stato molto da digerire. Oggi ci sono delle fasce conservatrici ma di matrice liberale. Diciamo che la Germania con il tempo ha fatto i suoi mea culpa, ha ammesso i suoi errori e questo ricordando molto il passato, anche attraverso un’auto educazione nazionale.

Sara Pizzei

L'Autore

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