Il futuro entra in noi, per trasformarsi in noi,
molto prima che accada.

Rainer Maria Rilke

Addio a Lidia Croce, figlia di Benedetto

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L’ultima volta che l’ho sentita è stato per gli auguri di Natale. La piccola cara Signora Lidia (come la chiamavo), ultima figlia di Benedetto Croce, ci aveva messo più tempo del solito per arrivare al telefono e aveva scambiato solo poche parole, perché si sentiva stanca. Poi la notizia della scomparsa il 7 aprile scorso, nella sua casa a Napoli, all’età di 93 anni. “Si è lasciata andare”, mi hanno detto, e forse dopo la perdita della sorella Silvia cui era molto legata, non ha avuto più tanta forza per andare avanti. Sono subito corsa a riprendere le numerosissime lettere fra Lei e mio padre, Stefano Miccolis, una corrispondenza che è andata avanti dal 1993 al 2009, lettere preziose nelle quali i due si scambiavano soprattutto informazioni di studio e ricerca. Vi era una forte stima reciproca, “grandissima, indefessa, attività di studioso e ricercatore” mi aveva scritto in una lettera parlando di lui dopo la sua morte, in quanto curatore dell’intero carteggio di Antonio Labriola e negli ultimi anni anche intenso collaboratore della Fondazione Biblioteca Benedetto Croce. “Donna colta e intelligente, eccellente curatrice del carteggio Croce – Labriola” diceva mio padre di Lidia Croce. E cosa ben più importante, rimaneva modesta, elogiava le sue sorelle, e il loro infaticabile lavoro per la Fondazione Croce; ma in realtà lei aveva partecipato attivamente a mantenere viva la memoria di Croce e fino all’ultimo fondamentali sono state le sue correzioni e gli aiuti ai carteggi Croce che mano a mano venivano pubblicati, con una mente sempre vigile e lucida. croce2

“Come fa bene a ricercare le lettere di suo padre, pensavo di dare le lettere alla Biblioteca Benedetto Croce, ma ora penso invece che queste lettere autografe vanno date a lei. Non sono molto ordinata ma se lei verrà a Napoli raccoglieremo insieme le lettere anche perché io sono ormai molto vecchia. E mi è difficile farlo da sola”. Con queste parole mi aveva accolto nella sua casa di Napoli scrivendomi nel 2010 dopo la scomparsa di mio padre; ricordo ancora quando vi entrai insieme a mia madre, in un quartiere elegante di Napoli. La mia emozione era tanta, ma mi mise subito a mio agio, non ero preparata a un’accoglienza così semplice e cordiale in tanta signorilità: quella sua ironia –  “attenzione alla bestia feroce di mia sorella” (era un gatto piuttosto grande che si insinuava sempre in casa sua) – , aveva attenuato il mio imbarazzo. La Signora Lidia era una donna allegra, gli occhi vivi, luminosi, da sotto gli occhiali sprizzavano intelligenza. Viveva in una casa non così grande, e neanche poi così adornata, perché il marito, il noto scrittore e saggista polacco Gustaw Herling, autore di uno dei libri più importanti sui lager sovietici “Un mondo a parte” (che Lidia tradusse dall’inglese), riteneva non fosse necessario. Le pareti ricoperte di libri, il piano inferiore col salotto e poi sopra la cucina e le altre stanze. E dopo un pranzo molto intimo eccoci in casa della sorella, proprio accanto, elegantissima, con quella sala dalle volte alte la cui vetrata dava su un grande e rigoglioso giardino e in lontananza si poteva vedere il mare. Non mi trattenni dal chiedere loro notizie su Benedetto Croce: “Un padre affettuosissimo, perché contrariamente a quanto si pensa gli studiosi, gli intellettuali, chiusi nei loro studi sono sempre presenti in casa, li trovi in ogni momento, puoi stare con loro e domandargli qualsiasi cosa e loro stessi ti chiederanno anche di aiutarli”. Lidia mi raccontò di quella volta che a scuola durante gli esami un professore le chiese qualcosa su una impresa militare fascista, e lei con tanta fierezza rispose che non aveva studiato quella parte perché il padre si sarebbe molto arrabbiato e  non lo avrebbe mai permesso.

Quella presa di posizione poteva costarle la promozione, ma ovviamente così non fu, perché Croce era troppo rispettato e conosciuto in Italia ed anche all’estero, e incuteva quel timore reverenziale al quale si deve per forza abbassare la testa. Lidia poi non ha mai perso di vista le questioni politiche e continuava ad essere informata e a portare avanti quegli insegnamenti liberali che in famiglia le avevano trasmesso. Amava molto questo padre così affettuoso e la sua mamma piemontese così elegante. Andavano spesso da Napoli in Piemonte e le famiglie antifasciste piemontesi avevano continuato a tenere rapporti con loro anche dopo la guerra. Nei racconti così suggestivi venne fuori anche il nome della famiglia Gobetti cui erano molto legati. Era proprio un piacere ascoltarle: Lidia e la sorella Silvia parlavano, una dopo l’altra, Lidia adorava i vari intrecci amorosi, i retroscena, le brillavano gli occhi ed era divertentissima. Ma la cosa più interessante è stato sentire la storia d’amore con il suo secondo marito, Gustaw Herling. Mi colpì la sua emancipazione, e capii che solo una forte cultura e un ambiente così aperto ai saperi le aveva permesso di seguire le sue passioni; si separò dal primo marito, lo storico Vittorio de Caprariis, e sposò un uomo conosciuto durante la guerra – Herling, soldato dell’esercito polacco, passò la convalescenza a Sorrento e frequentò Villa Tritone dove alloggiava la famiglia Croce. Mi raccontò delle lunghe chiacchierate fra loro, di una forte simpatia reciproca, ma poi dovettero passare alcuni anni, perché Lidia lo raggiungesse a Monaco di Baviera e lo sposasse a Londra nel ‘54. “I sentimenti, le passioni sono la prima cosa, non c’è niente che valga di più  nella vita, non ho dubbi”. E non è un caso che si firmasse sempre Lidia Herling Croce, e che abbia contribuito e portato avanti la pubblicazione delle opere e il riordino dell’archivio e della biblioteca del marito. Ora non riceverò più le telefonate della cara Signora Lidia, ma ricorderò bene la sua voce: aveva quelle parole affettuose che riuscivano a farmi sorridere, anche nei momenti tristi. Questa gentile Signora che aveva respirato la cultura di un secolo, conosciuto i più grandi intellettuali italiani e stranieri, studiosa raffinata, esperta di cultura classica e letteratura, ha con il suo lavoro attento, appassionato e costante, offerto anche alle generazioni che verranno un grande contributo di conoscenza, consapevole che non esiste futuro senza passato. Si è chiuso un secolo, ma se ne apre un altro grazie anche a lei.

Stefania Miccolis

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