Che ognuno avrà il futuro che si conquisterà.

Gianni Rodari

AMBIENTE. TRIVELLAZIONI E GREEN ECONOMY: RENZI È RIMANDATO

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Sulla difesa dell’ambiente il governo Renzi viene “rimandato”, per non dire rottamato, dalle associazioni ambientaliste e dall’opinione pubblica. Dopo lo scontro causato dal provvedimento chiamato “Sblocca trivelle” è arrivata anche la bocciatura di un sondaggio commissionato dal “Forum QualEnergia”, evento racchiude alcune delle sigle più rappresentative dell’ambientalismo italiano. Secondo ciò che è emerso da una rilevazione  il 53% degli italiani boccia il Governo sia sulla tutela ambientale, sia sulla promozione della green economy.

PROBLEMA TRIVELLAZIONI

Uno dei nodi critici riguarda proprio il tema dell’estrazione petrolifera sul nostro territorio, rilanciata dal Governo con il contestato provvedimento “Sblocca trivelle”. Sul piede di guerra tanti abitanti delle regioni italiane interessate: ma sull’argomento governo nazionale e governi regionali (quasi tutti ormai in mano al Pd) non sembrano voler retrocedere. In Sicilia, ad esempio, la Regione, nonostante le proteste politiche e dei comitati, non ha fermato il piano per le nuove trivellazioni: anche se in Parlamento lo scontro non accenna a placarsi e spacca anche i partiti della maggioranza di centrosinistra.

Come ha denunciato Greepeace sono arrivate le trivelle al largo della costa delle province di Caltanissetta, Agrigento e Ragusa, nonostante la ferma opposizione dei territori. L’associazione lo denuncia riferendosi alla pubblicazione del decreto del ministero dello Sviluppo Economico con cui viene data la prima concessione di coltivazione di idrocarburi nel Canale di Sicilia, per un’area di oltre 145 kmq e per una durata di vent’anni.

ambiente trivellazioni in sicilia

La protesta contro le trivelle in Sicilia

Si tratta della concessione relativa al progetto ”Offshore Ibleo” di Eni e Eedison che prevede otto pozzi, di cui due ”esplorativi”, una piattaforma e vari gasdotti, i cui lavori dovrebbero iniziare entro un anno. Contro il parere positivo dato dal ministero dell’Ambiente a questo progetto, Greenpeace insieme a cinque amministrazioni comunali, Anci Sicilia, associazioni ambientaliste, della pesca e del turismo aveva fatto ricorso al Tar del Lazio meno di due mesi fa, e i suoi attivisti avevano protestato rimanendo più di trenta ora sulla piattaforma Prezioso, al largo di Licata. ”Faremo ricorso anche contro questo nuovo provvedimento – ha annunciato Giorgia Monti, responsabile della campagna mare di Greenpeace – e invitiamo tutti coloro che sono interessati a fermare le trivellazioni a unirsi a noi”.

Proprio a riguardo, dal “Forum QualEnergia” è emerso che, se si votasse in un referendum, il provvedimento del governo sarebbe abrogato. Il 51% degli italiani è contrario ad altre trivellazioni petrolifere, solo il 37% si dice favorevole, mentre la sorpresa arriva dalla segmentazione del parere per partito d’appartenenza. Il Pd è spaccato in due con un 48% a favore e il 47% contro, mentre ben il 55% degli elettori di Forza Italia boccia senza appello il provvedimento. “È molto alta la sensibilità degli italiani verso le tematiche ambientali, nonostante i morsi della crisi”: questo è ciò che risulta dalla ricerca effettuata da Lorien Consulting, effettuata per il Forum, che dimostra come le tematiche legate all’ambiente siano trasversalmente tenute in considerazione dall’elettorato.

PROBLEMA “ARIA PULITA”

Non solo petrolio. Un altro fronte caldo per Renzi è quello che riguarda l’aria. Solo qualche giorno le associazioni ambientaliste, insieme ad associazioni di medici e ricercatori, hanno scritto al Governo per spronarlo a dire qualcosa sui tagli della Commissione europea rispetto al cosiddetto “pacchetto Aria”, pacchetto proposto proprio a Renzi in quanto presidente di turno dell’Ue. Il pacchetto è composto da proposte per migliorare la qualità dell’aria che respirano i cittadini. E visto il ruolo che l’Italia dovrebbe svolgere in questo semestre Europeo, le associazioni hanno chiesto al Governo italiano di non accogliere la richiesta, avanzata dal Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker nell’ambito della proposta di Piano di Lavoro della Commissione per il 2015, di rivalutazione fra gli altri temi del cosiddetto Pacchetto Aria entro il quale si trovano nuove proposte legislative (fra questi la Nuova Direttiva sui Limiti Nazionali alle Emissioni, oltre alla Direttiva che ridurrà l’inquinamento derivante dagli impianti medi).

Anche qui un sondaggio aiuta a capire l’umore della popolazione: in un recente sondaggio dell’Eurobarometro, il 56% degli Europei dichiara infatti di essere preoccupato per l’inquinamento dell’aria sopra ogni altra cosa e questa preoccupazione è in crescita. Il ritiro delle direttive, su cui la precedente Commissione ha lavorato per anni, rappresenterebbe inoltre un grave segno di inefficienza delle istituzioni europee.

“Respirare aria pulita e la tutela della salute sono diritti irrinunciabili dei cittadini europei – scrivono le associazioni – per questo chiediamo al Premier Renzi e al Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, nella veste rispettivamente di Presidente del Consiglio dell’Unione Europea e di Ministro dell’Ambiente Europeo in carica, di esercitare l’attuale ruolo istituzionale invitando la Commissione a revocare la proposta di ritiro del pacchetto e a utilizzare invece il la

AMBIENTE: SPAZIO ALLE RINNOVABILI

ambiente fonti rinnovabiliTorniamo ai dati studiati dal Forum. Uno degli spunti più interessanti è quello che riguarda la coscienza ambientalista del Belpaese: gli italiani infatti sono pronti – anche in tempo di crisi – a fare sacrifici proprio per l’ambiente. Se è vero che nella disponibilità per ridurre l’impatto ambientale un calo rispetto all’anno precedente c’è stato (era il 77%) è altrettanto vero che il 63% dei cittadini italiani è ancora disposta a farli. Un fatto che e’ ribadito anche dalla scelta degli asset strategici da parte degli italiani per ripartire. Per 51 italiani su cento l’agricoltura e la produzione alimentare d’alta qualità è l’asset vincente, mentre la ricerca e il sistema universitario d’eccellenza guadagnano l’argento con un 49% e un bronzo quasi ex equo va alle energie rinnovabili con un 37% e all’ecoturismo, con un 36%.

E gli italiani hanno le idee chiare anche in tema di interventi su energie e industrie, quando si parla di clima. Il settore prioritario per lottare contro i cambiamenti climatici è la conversione della produzione elettrica a rinnovabili, al secondo posto si pone la riduzione dei consumi energetici e delle emissioni dirette delle industrie e al terzo gradino del podio troviamo la riduzione del traffico merci su gomma. Si tratta di scelte politiche importanti, queste, che di sicuro contribuiscono a rafforzare la convinzione che hanno gli italiani, circa il fatto che si possa centrare l’obiettivo del 100% d’energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2050.

Danilo Patti

L'Autore

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