La miglior cosa del futuro è che arriva un giorno alla volta.

Abraham Lincoln

Bestia, ti amo

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bestiaIl problema dell’amore è quello che ci insegnano da piccoli. Anni e anni tra barbie, bambole, cugini che si prestano a far da cavalieri alla festa di carnevale, Action Man e cartoni animati in cui c’è sempre un timorato di Dio in calzamaglia che, senza pudore né vergogna, va sempre a salvare una che si è addormentata facendo qualcosa di molto bizzarro. Alla mia veneranda età voglio fare due, forse anche tre o quattro, dichiarazioni importanti che cambieranno la storia dell’universo delle relazioni sentimentali: baciare una donna in morte apparente credo che potrebbe essere illegale, andare a baciare, in calzamaglia, una donna in morte apparente credo che potrebbe essere illegale, raccontare a una bambina che esistano i principi azzurri credo che potrebbe diventare illegale, dopo questo pezzo. Chiariamo subito: nella società contemporanea non esiste una donna, nemmeno una (o se esiste ha paura di farsi conoscere da me, e fa bene) che vorrebbe stare con un rammollito che passa il suo tempo a cantare insieme agli uccelli davanti allo specchio mentre si sistema il pennacchio. Certo, probabilmente non esiste nemmeno un uomo che voglia stare con una che fa conversazione coi ratti, abbraccia tazzine e ha una comitiva composta da soli nani, che per quanto siano simpatici risultano comunque un po’ inquietanti, ma gli uomini, si sa, sono meno esigenti quando si tratta di portare a casa il risultato (e in fondo se stai con una che parla coi topi hai sicuramente più chance di non dover essere quello che la consolerà quando avrà litigato con la sua amica del cuore).

La verità è comunque una sola: tutto ciò che io so sull’amore, tutto ciò che è vero me l’ha insegnato un unico cartone animato, l’unico che abbia mai avuto il coraggio di dire le cose come stanno: La Bella e la Bestia. Il sottotitolo potrebbe essere: non importa quanto tu sia bella, quanto tutto il paese ti voglia bene, non importa nemmeno se ti regalano baguette solo perché canti mentre fai la spesa e sei amica di un candelabro, finirai sempre con una dannata bestia (che nel migliore dei casi quando gli appassirà la rosa che ha in camera da letto si farà la barba e si taglierà i capelli e scoprirai che è un figo – tu, non io, io se non hanno la barba non li vedo neanche, mi si legano automaticamente le tube di falloppio e mi si abbassa la vista). Ecco, forse, tolte un paio di cose tipo quella teiera ansiolitica sempre preoccupata per Chicco, il suo figlio tazzina, è l’unico cartone animato che valga la pena far vedere a una bambina (d’amore s’intende, già lo so che state tutti pensando “E Alice nel paese delle meraviglie?”. Non me la sono dimenticata quella svalvolata di Alice, ho solo temi più importanti da affrontare).

Le donne, risaputamente, si innamorano infatti di bestie, è una specie di deformazione genetica: se sei carino nonbestia vai bene, se sei buono ti meriti le corna, se non ti arrabbi mai ti meriti un ceffone, se ti innamori ti meriti di essere lasciato. Ma se sei una bestia è fatta, nonostante la resistenza iniziale che proverà a opporre. Ma anche quella è genetica: proverà a convincerti che anche il suo ex era così, che ha bisogno di qualcosa di diverso, di un uomo che la faccia sentire importante, con cui coltivare i gerani fuori al balcone e scambiarsi opinioni di politica estera (di cui non ne sa nulla) mangiando disgustosi cornetti integrali al miele. Non è così. La Bella e la Bestia ci piace perché è vero, perché ci dà soddisfazione, dopo aver passato una giornata intera ai fornelli, che lui torni e divori l’intera tavola imbandita, con tanto di tovaglia, posate e candelabri (quelli non vivi, perché va bene Bestia ma non Pacciani – per intenderci), perché in fondo ha ragione lui a dare di matto se gli cantiamo tutto il giorno nelle orecchie trascinandoci dietro un cane/poggiapiedi, che se a lui fa schifo ballare non è giusto tediarlo tutto il tempo roteando la gonna. E poi la Bestia ci piace perché è la promessa dell’amore eterno, del famoso bastone e carota, del sesso fatto bene, delle serate passate a bere birra e giocare al biliardino, mangiare le cozze con le mani e parlare male, malissimo, di quella cretina di Biancaneve e di quel suo pallosissimo principe in calzamaglia.

Martina Di Matteo

L'Autore

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