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Gianni Rodari

Il brand Italia vince se si internazionalizza la cultura

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Il brand Italia vincerà la sfida della globalizzazione se il nostro sarà in grado di internazionalizzare il suo patrimonio culturale e far fruttare il suo immenso patrimonio artistico e archeologico. 

Ministero dell’Istruzione, Ministero dei Beni Culturali,Università, Istituti di Cultura sono strutture che lavorano per migliorare l’educazione dei propri cittadini, ma non c’è interlocuzione tra loro, queste istituzioni hanno carenza nel confrontarsi e nella specificità nel progettare ipotesi di profili professionali adatti al nuovo mercato del lavoro, al nuovo capitale umano. In un contesto politico ed economico globale le nuove tecniche di comunicazione, la conoscenza delle lingue, il ruolo dei nuovi media e l’informatica sono in grado di influenzare l’economia ed il Sistema Paese. Nell’economia italiana un forte freno è dato dalle barriere linguistiche e dalla mancanza di un pensiero globale. Ci troviamo di fronte ad una nuova realtà dove le imprese per resistere debbono nascere già globali.

Fino agli anni 90 l’internazionalizzazione era un’opzione, le imprese potevano scegliere, ma dalla fine di quegli anni le imprese hanno dovuto imparare a muoversi nel mezzo di una rivoluzione, uno‘’ structural change’’, hanno dovuto imparare a muoversi nel cambiamento. Un esempio calzante viene da Facebook. Fondata nel 2004, oggi conta 2 miliardi e 400 milioni di utenti di tutto il mondo. Appena nata è subito divenuta globale ed oggi vale 100 miliardi di dollari pari ad 1/20 del Pil Italiano, oppure dalla Volvo che non è più svedese, è cinese, ma ha il telaio Ford, il motore francese, il cambio Mazda, viene costruita a Gand in Belgio e viene venduta anche in Italia. La delocalizzazione e la deindustrializzazione, la frammentazione internazionale dell’economia, l’E-commerce, hanno modificato il commercio internazionale, e una figura professionale con conoscenze linguistiche straniere oltre ad una esperienza tecnica, finanziaria e logistica rappresenta senz’altro un forte valore aggiunto anche per le opportunità lavorative.

Come è cambiato il brand Italia

cultura e arte il brand italiaIn Italia non esiste più la grande industria, ma dovremmo sfruttare il nostro grande giacimento culturale. L’Italia gode di un primato nel mondo, il primato in termini di concentrazione di patrimonio culturale, 50 siti in una ristretta superficie. L’Italia è una delle principali mete turistiche del mondo dopo la Francia, gli Usa, la Spagna e la Cina, con 7.6 milioni di presenze all’anno. Il turismo delle città d’arte è molto ricco e attraente, nei nostri musei sono passati 38 milioni di visitatori nel 2013/14 e ne sarebbero passati molti di più se non fossero incappati in chiusure per scioperi selvaggi o in ristrutturazioni che non si completano mai.

In positivo c’è anche l’attività di Design che ha un grande impatto nell’economia di grande scala dopo la Germania e la promozione dei prodotti tipici. Siamo i primi in Europa per produzione di prodotti agroalimentari di qualità Dop e Ipg, il Made in Italy ha un forte grado di penetrazione nei mercati internazionali. E cosa diciamo dei Beni di Lusso, dei nostri prodotti del sistema Moda? L’industria del lusso che ha per oggetto abiti, gioielli e oggetti unici conta firme italiane di grande prestigio e Poli del Lusso particolarmente competitivi. Da 2000 anni si declama contro il lusso ma lo si è sempre amato, un fenomeno tanto astratto, complicato e affascinante che non si riesce a definirlo, e si identifica come “ ogni cosa che costa molto in proporzione alla sua utilità e ai suoi bisogni”. Ed i nostri stilisti e designers sono molto capaci a coinvolgere in esperienze uniche, sensoriali ed emotive il proprio target, quel gruppo ristretto di soggetti che possono possedere dei “luxury goods”.

Il problema italiano: puntare sui giovani

Se siamo tutto questo, perché c’è un crescente aumento di laureati che si trasferiscono all’estero? E perché tra il 2001 e il 2013 la quota degli espatriati è passata dall’8% al 30% e le entrate sono inferiori rispetto alle uscite? Il limite deriva dal fatto che all’estero le persone progrediscono lavorativamente, sia in termini professionali che economici, mentre in Italia il grado di soddisfazione professionale risulta inferiore a quello ottenuto dagli espatriati. Il tasso di abbandono scolastico in Europa è del 10% mentre in Italia è del 17%. Forse dovremmo riformare il sistema scolastico, renderlo più attraente, farlo diventare un ambiente per tutti. I giovani hanno una volontà insaziabile di conoscenza e le ore di studio li salvano dalla mediocrità. La cultura è espressione di orientamento di vita e il ruolo degli insegnanti è quello di colpire al cuore degli studenti, l’emozione e la genialità sono elementi che li rendono migliori e li formano ad essere persone migliori. Mettere i giovani in contatto tra loro, l’internazionalizzazione degli Atenei, i corsi in lingua inglese, e perché no, i corsi di lingua italiana all’estero, danno un impatto di coesione.

Lo spazio per sua natura non ha confini, siamo soltanto la 21° lingua più parlata nel mondo.Centoventi milioni di persone parlanti in totale, 64 milioni madre lingua, potremmo insegnare l’italiano a quegli italiani di 3° o 4° generazione che non parlano più la nostra lingua. Le lingue nazionali più parlate sono il cinese, l’inglese, lo spagnolo seguito dal francese e dal russo. La nostra spesa in cultura è in coda rispetto agli altri paesi europei, la Francia e la Germania spendono almeno il doppio e per la ricerca e sviluppo il nostro Paese non si presenta tra i più attenti. Insomma, dobbiamo comprendere che ‘Studiare’ conviene.

Puntare sullo studio per migliorare la qualità della vita

Diversi studi hanno dimostrato che il livello di istruzione migliora il tipo di vita, e un capitale umano qualificato può scommettere sulle proprie competenze. La cultura, la scienza e l’economia permettono di comprendere le dinamiche geopolitiche planetarie e gli interessi che ruotano intorno alle Multinazionali e agli Stati in un mondo globalizzato che si muove a velocità sempre crescente, orientandone le peculiarità e il modus operandi. Si rende necessario avviare un lavoro sistematico di promozione del marchio dell’Istruzione Superiore Italiana: non è necessario creare nuove strutture, ma soltanto riorganizzare quelle esistenti, trasformando gli Istituti Superiori e le Università in Istituti e Università Globali, luoghi di studio dove si possa continuare a produrre conoscenza ad alti livelli. L’Università Italiana ha una lunga tradizione di eccellenze nel campo delle Arti, delle Lettere, della Cultura e della Scienza, una tradizione con pochi pari al mondo, basta solo modificare la comunicazione in senso globale, ponendo l’accento sulle lingue e sull’innovazione tecnologica.

Simona Agostini 

L'Autore

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