"Tutto è fatto per il futuro, andate avanti con coraggio".

Pietro Barilla

Cantone a Fq: Appaltipuliti, daremo il bollino blu alle imprese

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Ha la voce provata durante l’intervista. Si capisce che il nuovo incarico l’ha investito anche di un onere per il quale pochi altri sarebbero stati adatti. “È una scommessa e io ci ho messo la faccia”. Raffaele Cantone, neo presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, la faccia ce l’ha messa veramente in questo nuovo incarico, che porta avanti con ostinazione, nonostante quasi ogni giorno alla ribalta della cronaca giudiziaria finiscano nuovi casi di corruzione e irregolarità in appalti, legati ai più grandi eventi internazionali italiani. Sarà forse anche per questo che in pochi giorni, oltre all’approvazione di un nuovo decreto legge per la semplificazione e la trasparenza amministrativa, Cantone ha appena firmato con il ministro degli Interni Angelino Alfano un protocollo d’intesa per una prima applicazione delle disposizione contenute nello stesso decreto. Ma non è tutto. “Purtroppo – afferma l’ex giudice antimafia – non è che questa ondata di arresti dia un’immagine positiva dell’Italia all’estero. Anche con questi provvedimenti cercheremo di migliorarla”. Ma c’è tanto da fare e da innovare. “Per il futuro potremmo valutare l’introduzione di una sorta di ‘rating’ che certifichi le imprese per l’anticorruzione, come già avviene per l’antimafia – anticipa nell’intervista a Futuro Quotidiano – Una sorta di ‘bollino blu’ che ne attesti la pulizia”.

 

È stato firmato l’altro ieri il protocollo d’intesa sulla legalità con il ministro degli Interni Angelino Alfano, affinché i bandi futuri siano risolti contrattualmente in presenza di fatti corruttivi. Ha incitato l’Expo ’15 affinché aderisse immediatamente. 

Come presidente dell’Authority posso dare delle raccomandazioni per la modalità di gestione degli appalti, in questo senso ho chiesto anche all’Expo di firmare il protocollo di legalità in materia di corruzione.

 

Insomma, niente nuovi casi di corruzione?

Onestamente è difficile dire quali possano essere degli effetti immediati rispetto alle attività previste. Certo è che con dei controlli approfonditi e mirati è decisamente più complesso compiere degli illeciti. Allo stesso tempo però va detto che è quasi impossibile compiere controlli a 360 gradi. Per questo rimangono fondamentali quelli preventivi.

 

Cosa ne pensa dell’avviso di garanzia arrivato al presidente della Regione Lombardia Maroni per l’inchiesta Expo? Crede che in qualche modo possa incidere sull’evento?

Non so della vicenda nulla di più di quanto è apparso sui giornali; allo stato vi è solo un’indagine in corso i cui sviluppi è difficile anche solo immaginare. Dubito, però, che la vicenda possa avere ricadute sull’attività della fiera.

 

Visto l’indotto economico e occupazionale, crede che l’ondata di arresti possa contribuire al fallimento dell’evento?

Non posso certo dire che quanto accaduto renda un’immagine positiva dell’Italia, ma la cosa più importante è portare a termine l’evento impedendo nuovi casi. La sola nostra presenza è un segnale che il registro è cambiato, e imporre trasparenza serve anche per migliorarne l’immagine.

 

Tornando agli appalti. In seguito all’assegnazione di un bando pubblico sempre più spesso i competitor dell’azienda vincitrice fanno ricorso al Tar per capire se vi siano state delle irregolarità nell’assegnazione. Non crede che abusare della pratica, così come l’eccesso di burocrazia siano, per quanto assolutamente regolari, allo stesso tempo anche un freno per le attività?

È assolutamente necessario identificare dei meccanismi di semplificazione senza che vengano mai meno quelli di garanzia, che sono fondamentali. Semplificare non significa creare una forma di ‘deregulation’. Ma andrebbe decisamente fatto.

 

Quindi come agirebbe?

Abbiamo bisogno di normative sugli appalti che sappiano un po’ meno di procedura ‘bizantina’. Più sono complicate le procedure maggiore è la possibilità che possano portare a fatti corruttivi. Per questo la semplificazione, non dobbiamo aumentare i problemi alle imprese.

 

Per lei sarebbe utile ripristinare il falso in bilancio?

Sarebbe utile aprire una finestra sulla contabilità in nero, ma di per sé non lo reputo determinante. Per essere chiari: non è che quando in Italia c’era il falso in bilancio non si compivano illeciti, pensiamo a Tangentopoli. Detto ciò, strumenti di controllo preventivo e repressivo sono sempre necessari per la lotta alla corruzione, così come lo sono gli interventi sinergici.

 

Rispetto alla legge delega in materia d’appalti, il cui testo dovrebbe essere presentato nei prossimi giorni in consiglio dei ministri, crede sia importante inserire nel nuovo Codice la regolamentazione delle lobby?

Credo che la regolamentazione delle lobby in Italia sia utile perché renderebbe evidenti determinati meccanismi, come la formazione dei procedimenti della volontà politica rispetto a certe materie. La domanda da porci è come regolamentare. Fino ad oggi non mi sembra che i progetti proposti possano rendere trasparenti i rapporti di lobby.

 

Crede che si debba segnare una certa linea di demarcazione tra le aziende virtuose e quelle decisamente meno raccomandabili?

In una prospettiva futura un tentativo si può fare, certo è che non è semplice individuare un’azienda sana. Si potrebbe creare una sorta di rating della legalità, prevedendo che le aziende che non si comportano bene escano fuori da quest’indice di ‘pulizia’ delle imprese che sono state sottoposte a controlli e li hanno superati.

 

Possiamo pensare quindi ad una sorta di ‘bollino blu’ anche per le imprese pulite?

Potremmo. Così come nel decreto legge 90 dello scorso 24 giugno sono state create delle ‘white list’ per le imprese che hanno superato dei controlli antimafia approfonditi, possiamo creare una nuova ‘blue list’ per le imprese certificate per l’anticorruzione. Questo sì che potrebbe essere il futuro.

Giampiero Marrazzo

L'Autore

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