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Cina ferma la raccolta indiscriminata della spazzatura del mondo

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La Cina è stata per moltissimi anni il grande importatore di rifiuti solidi provenienti da Stati Uniti, Europa e Australia. Le nuove norme in materia di rifiuti dettate dal Chinese National Sword e adottate in Cina dal febbraio 2018 che pongono restrizioni in materia di importazione dei rifiuti cominciano a produrre i loro effetti e potrebbero mettere in crisi l’intero sistema del riciclo di tutti quei Paesi esportatori  se non sapranno ispirarsi a nuovi modelli.

La Cina negli ultimi decenni ha importato da tutto il mondo rifiuti di plastica quali PET, PVC, PS, PE , carta e scarti di metalli quali acciaio, alluminio, rame, titanio, ma oggi, che è molto attenta alle problematiche ambientali del Paese, spinge le aziende e le comunità a creare nuovi modelli di business cercando di tutelare il mercato interno proibendo l’importazione di tutti quei materiali che possono essere reperiti direttamente in Cina, dando spazio alla creazione di vere e proprie filiere di riciclo virtuose.

Il nuovo regolamento cinese sui rifiuti (Chinese National Sword) definisce un criterio più severo sul limite di contaminazione dei rifiuti di materie plastiche e metalli ammessi in una spedizione passando da una purezza del 90-95% ad una del 99,5%. I limiti di contaminazione dei rifiuti importati passando dal 5-10% allo 0,5% permettono  agli esportatori più virtuosi di affermarsi come fornitori fidati per la Cina e di ritagliarsi una quota sempre maggiore di mercato.

Per controllare i rifiuti in arrivo dall’estero i container vengono scansionati con macchine ai raggi x e i container che non è possibile scansionare vengono aperti e  controllati a vista. La selezione dei rifiuti importati viene fatta in modo altamente tecnologico, attraverso selezionatrici elettromagnetiche a infrarosso (NIR) dotate di raggi laser in grado di analizzare le caratteristiche multiple dei materiali, eliminando i materiali inutilizzabili dal processo con pistole ad aria compressa, consentendo inoltre di recuperare dai rifiuti non riciclabili  anche metalli e plastiche di valore, ottimizzando il rendimento del prodotto. Le innovazioni tecnologiche in materia di recupero dei rifiuti cinesi sono estremamente veloci: l’ultima tecnologia di individuazione di oggetti tramite laser “LOD” individua oggetti che non possono essere rilevati dai sensori ad infrarosso “NIR”, come le plastiche nere (PP,PE,PET), il vetro e la carta offrendo una resa maggiore degli scarti trattati.

Per quanto riguarda la carta la Cina tratta il 55% dei rifiuti di carta prodotti nel mondo ed è la destinazione principale per gli altri materiali riciclabili. In base alle nuove disposizioni in un solo anno l’importazione di plastica che nel 2017 era di 3.5milioni tonnellate è passata nel 2018 a 21.300 tonnellate (dati del Ministero cinese per la tutela ambientale e dell’Associazione cinese per i rifiuti di plastica).

Questa normativa mira a migliorare la qualità dell’aria della Cina, a ridurre l’inquinamento da “ rifiuti sporchi e pericolosi” e previene il contrabbando illegale di rifiuti. Una svolta antropologica che permetterà di assicurare livelli minimi di contaminazione dei territori e livelli massimi di purezza dei prodotti riciclati grazie all’uso delle nuove tecnologie di selezione.

Entro il 2020, la Cina potrebbe azzerare le importazioni di materiali di scarto pericolosi e garantire l’importazione di scarti non pericolosi. Entro il 31 dicembre prossimo, saranno 32 le categorie di prodotti che non potranno più essere importate in Cina e tra i nuovi prodotti vietati ci sono le componenti metalliche, i pezzi di ricambio per auto, le navi e gli scarti di acciaio inossidabile, titanio e legno.

L’Italia è tra i recuperatori e riciclatori più forti in Europa, nel 2017 il 71% del vetro e l’83% della plastica immessa al consumo è stata riciclata, ma il surplus  destinato all’esportazione andava in Cina.  La decisione cinese contro la spazzatura straniera la “yang laji , ha spiazzato il mondo intero, ma le condizioni ambientali del Paese non permettono un’ ulteriore proroga.

Nella lettera con cui Pechino ha notificato al WTO la sua decisione, ha lamentato che il materiale riciclabile ricevuto proveniente dall’estero non era stato pulito o era stato mescolato con materiali non riciclabili. La nuova politica di Pechino, discussa in seno al Wto, ha messo in crisi Europa, Canada, Corea ma soprattutto gli Stati Uniti leader mondiali nell’export della spazzatura che non sono pronti per correre ai ripari. Oggi i newyorkesi producono tre chili di spazzatura procapite ogni giorno, la sola città di New York raccoglie quotidianamente 934 tonnellate di metallo, scarti di plastica e vetro, saliti di un terzo negli ultimi cinque anni. Ma Pechino si è stancata di tanta sporcizia e della mancanza di rispetto nella politica del riciclo e gli americani di fronte a un tale problema non possono che biasimare se stessi per aver inviato in Cina materiale contaminato contando sul lavoro dei cinesi a basso costo. Ora non è più così! La cultura usa e getta è in crisi, lo ha detto anche la prestigiosa rivista “The Atlantic” in occasione del poco celebrato Global Recycling Day, pubblicando un lunghissimo articolo sulla fine del riciclaggio. Cosa saprà mai fare l’occidente dal gennaio 2020 con tutti i suoi rifiuti?

Riutilizzare e riciclare gli oggetti, nella cultura occidentale che si fonda sul consumo sfrenato delle risorse  anche a scapito degli altri, obbliga ad una nuova elaborazione del pensiero. Esiste una responsabilità intergenerazionale, occorre avviare un cambiamento di mentalità se si vuole tenere sotto controllo il surriscaldamento globale e salvaguardare la sopravvivenza della specie umana. Questa decisione cinese forse spingerà tutti i Paesi del mondo a migliorare i propri sistemi di riciclaggio, a regolamentare la selezione dei rifiuti aumentando anche i loro profitti visto che i ricavi del settore in Cina da quando è stato adottato questo nuovo sistema sono cresciuti ad un tasso del 13,5% all’anno per un giro d’affari stimato in 16.2 miliardi di dollari.

La Cina ha modificato i suoi paradigmi: in campo ambientale combatte l’inquinamento, ma offre soluzioni percorribili dove la chiave è la comprensione, l’azione e la fruibilità dei nuovi sistemi. Il dinamismo cinese  lascia indietro soltanto i sistemi politici letargici.

Simona Agostini                                                                                                                            Roma, 03.05.2019

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