Ecco qual è il problema del futuro:
quando lo guardi cambia perché lo hai guardato.

Lee Tamahori

Come tutto è cominciato

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Non aveva mai pensato la Miccolis che un giorno avrebbe potuto intraprendere la carriera, diciamo così, di giornalista. Lei non è ancora pubblicista in realtà, e men che meno giornalista, ma insomma ancora continua per questa via. Avrebbe voluto fare, come tutte le belle bambine appassionate di cinema, l’attrice. Questo il suo vero sogno, banale e soprattutto irraggiungibile; ci vogliono tante qualità, non prettamente attoriali, e una buona dose di fortuna. Certo è che mai si sarebbe immaginata un giorno di poter cominciare a scrivere e che le piacesse così tanto. Lei ha avuto la fortuna di un padre, storico e filosofo, che l’ha spronata a studiare il più possibile senza badare a soldi da guadagnare e che le diceva di seguire con tenacia la propria passione. Non finirà mai di ringraziarlo, anche se spesso trova complicato e duro vivere in questa società, specie per la sua scarsa capacità di trovare un lavoro, così al di fuori di una vita materiale ed economica e priva di attaccamento ai soldi.

Tutto cominciò con un articolo su Repubblica, due paginoni su delle lettere inedite di Fellini da lei trovate, ma fu solo una rapida vampata di euforia in un giorno d’estate. Poi mentre si trovava con la madre a Place de Vosges a Parigi, tono e cadenza siciliana le dicevano che aveva vinto uno stage al Corriere della Sera e si trovava ben presto a Milano nello storico palazzo in Via Solferino. Iniziava così un rapporto pratico con il giornalismo, e sognava di diventare come Rosalind Russell ne ‘La signora del Venerdì’ di Howard Hawks, brillante giornalista, furba e veloce, curiosa e appassionata che tanto l’aveva colpita.

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Conobbe Ferruccio De Bortoli, e quando gli strinse la mano, tremore e gocce di sudore le scendevano da dietro la nuca, non sa se per il sorriso affascinante o se per quella elegante erre moscia “le faccio tantissimi auguvi”. Poi per un anno tutto ha taciuto… Ma ecco che la magica ‘Lettera 22’ e il suono di quei tasti usati dal padre che tanto le mancavano, la portavano dalla figlia di Adriano Olivetti, proprio nella sua Fondazione. Ne uscì un’intervista dal titolo ‘Laura Olivetti racconta suo padre‘: per quale giornale? non lo sapeva ancora, ma L’Unità la prese e la pubblicò, e cominciò così una collaborazione. Deve tutto a quella cara giornalista dell’Unità dalla grande personalità, non vittima di un sistema clientelare, piccola, coi capelli afro, occhialoni e dentatura larga, forte e combattiva, e che rappresenta ancora un’Italia pulita. Da allora Miccolis non si è più fermata e ha continuato anche con altri giornali, imperterrita, sempre con la speranza di un’occasione; la gran parte delle volte non viene pagata, ma lei continua, perché pensa che sia un modo per non tradire gli insegnamenti e il ricordo del padre. E l’opportunità gliela sta dando anche quel giovane direttore dagli occhi grandi, laconico ma gentile, per cui scrive questi racconti. Insomma bisogna avere una grande tenacia, non mollare… Miccolis aspetta sempre il gran finale di ‘Una donna in carriera’.

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Stefania Miccolis

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