Il guaio del nostro tempo è che il futuro non è più quello di una volta.

Paul Valéry

Così lo shale sta cambiando il mondo. FQ intervista Doug Colkin

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Lo shale oil sta cambiando il mondo. L’idrocarburo ricavato dalle rocce argillose grazie ad una nuova tecnologia, che si chiama hydraulic fracturing o fracking, sta modificando la geografia e gli equilibri politici ed economici del pianeta. Grazie ad essa gli Stati Uniti hanno incrementato la loro produzione di petrolio del 70% negli ultimi 6 anni, mettendo fuori gioco gli esportatori tradizionali di greggio, il cui prezzo è crollato ai minimi termini. Ma gli ambientalisti sono già sul piede di guerra. Ed è di pochi giorni fa la decisione del governatore dello stato di New York Andrew Cuomo di mettere al bando questa tecnica estrattiva. In Europa la Commissione Ue ha rinviato ogni decisione ai singoli stati: le esplorazioni sono in corso e lo sfruttamento commerciale potrà iniziare nel 2015. Sulle sue potenzialità e limiti FUTURO QUOTIDIANO ha intervistato l’energy consultant britannico Doug Colkin (Hylston Energy Consulting).

shale oil
Il petrolio è ai minimi storici. Dall’inizio dell’anno ha subito un crollo del 40%. Quali sono le cause? Tutta colpa dello shale americano?
Le ragioni sono molteplici. E se la causa principale è certamente da rintracciarsi nell’incremento senza precedenti della produzione di shale oil negli Stati Uniti, paese che ormai è diventato meno dipendente dal petrolio del Medio Oriente o di qualsiasi altra zona del mondo, al crollo del prezzo ha contribuito anche in maniera sostanziale l’indebolimento di alcune grandi economie, tra cui soprattutto l’Europa, e sia pure limitatamente la Cina e altre nazioni, che hanno dovuto tagliare i consumi. In questo momento nel mondo c’è infatti una produzione di oltre un milione e mezzo di barili in eccesso. Ma a dare il colpo finale è stata senz’altro la decisione dell’ Arabia Saudita e degli altri membri dell’Opec di mantenere inalterate le quote di estrazione globale giornaliera proprio per contrastare l’avanzata dello shale americano sul mercato:sotto un certo tetto l’oro nero statunitense è infatti troppo oneroso da estrarre. Le ricadute sono negative anche per molti altri paesi produttori di greggio: Russia e Iran, ma soprattutto Venezuela, letteralmente messo in ginocchio dal ribasso del petrolio.Per il paese che deve far fronte ad alte spese di produzione e ad altri costi il prezzo ideale a barile non può scendere troppo e deve mantenersi intorno ai 120 dollari. Positivi gli effetti invece per Europa e Cina.

Come stanno reagendo le grandi compagnie a questa situazione?

Il crollo del prezzo del petrolio le sta costringendo a tagliare gli investimenti perché alcuni progetti oggi non appaiono più economicamente convenienti. Ovviamente dipende dalla fase di sviluppo in cui si trovano e dalle condizioni contrattuali, ma molti di quelli anche già cominciati sono stati rinviati a quando il prezzo del petrolio tornerà a salire. In questo momento progetti per un valore di 900 miliardi di dollari nel mondo sono stati congelati.

Come avviene l’estrazione dello shale?

shale oil

estrazione dello shale

Il gas oil, in prevalenza metano, viene estratto con tecniche a basso impatto ambientale attraverso il fracking, provocato dalla pressione idraulica, di quelle rocce argillose (shale) che lo contengono. E’ attraverso la multi fratturazione dello shale che le molecole di idrocarburo in esse contenute si aggregano fino a risalire in superficie riempiendo il pozzo. Più fratture vengono prodotte, più è ampia la superfice dell’area, più si estende in orizzontale tanto più alta è la produzione.

E’ vero che questa tecnica provoca seri danni all’ambiente?

In un ambiente controllato no. Le fratture rocciose riguardano aree limitate e non arrivano in superficie. Inoltre per provocarle si utilizza acqua con presenza di agenti stabilizzanti. Del totale della quantità usata se ne recupera una buona percentuale che viene depurata. E quel che rimane finisce ben al di sotto del livello normale delle falde, quindi non va a inquinarle.

Quali sono le regioni del mondo dove sarà possibile estrarre shale? Tra esse c’è anche l’Italia?

La Eia, l’Energy Information Administration, l’agenzia dell’energia americana sulla base di rilevazioni geologiche ha realizzato una mappatura delle regioni del pianeta potenzialmente più ricche di questo idrocarburo. Onestamente non credo, sulla base dei dati finora esistenti, che l’Italia abbia grandi potenzialità.

Scende il prezzo del petrolio, dovrebbe scendere anche quello della benzina?

Questo è vero solo relativamente perché a pesare sul prezzo della benzina sono in gran parte le tasse: qui in Gran Bretagna coprono il 61%. Il processo di raffinazione non incide così pesantemente.

Qual è il futuro dell’energia?

Nel nostro futuro lontano c’è senz’altro la fusione, che è l’energia più pulita. Ma in quello immediato si farà ricorso a una combinazione di gas, petrolio, nucleare, solare, eolico. In questa nuova era stiamo per entrare. Il carbone invece è ormai solo un ricordo del passato.

Table 5. Top 10 countries with technically recoverable shale oil resources
Rank Country Shale oil
(billion barrels)
1 Russia 75
2 U.S. 1 58 (48)
3 China 32
4 Argentina 27
5 Libya 26
6 Australia 18
7 Venezuela 13
8 Mexico 13
9 Pakistan 9
10 Canada 9
World Total 345 (335)
1 EIA estimates used for ranking order. ARI estimates in parentheses.

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