Ecco qual è il problema del futuro:
quando lo guardi cambia perché lo hai guardato.

Lee Tamahori

Crisi del Golfo. Divide et impera, la linea di Trump

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tillersonDivide et impera. Sembra essere questa la linea politica inaugurata in Medio Oriente dall’amministrazione Trump. Dopo lo scompiglio in Medio Oriente seguito alla visita del presidente statunitense a Riyad lo scorso maggio, Washington ha continuato infatti a schierarsi ora con il Qatar, ora con l’Arabia Saudita e i Paesi del Golfo in un balletto ambiguo di mosse e contromosse che hanno contribuito a far precipitare la regione in una delle crisi più pesanti della sua storia recente. Quale sia l’obiettivo della Casa Bianca è cosa difficile da decifrare. E si spera che il quadro possa risultare più chiaro a conclusione del tour diplomatico del segretario di stato usa nella regione. Rex Tillerson è stato in Kuwait, paese che si è assunto il ruolo di mediatore nella guerra fredda in atto nel Golfo, e poi in Qatar, dove ha firmato un memorandum di intesa per la lotta contro il finanziamento del terrorismo. Iniziativa che suona in verità un po’ come una beffa visto che proprio di finanziare il terrorismo Riyad, Egitto e alleati del Golfo, con l’imprimatur degli Stati Uniti, hanno accusato Doha, fino a interrompere con l’ex paese alleato ogni tipo di relazione. La sensazione è che dietro il castello di indizi e sospetti raccolti contro il Qatar ci siano ben altri interessi. E se fin troppo chiara è l’ambizione dell’Arabia Saudita – che a tal fine ha anche cambiato le regole di successione- di imporsi sulla scena internazionale, di rilanciare la propria immagine e la propria economia, messa in ginocchio dal crollo del prezzo del petrolio, non è altrettanto chiaro quale sia l’obiettivo americano, che in Qatar ha la più grande base militare del Medio Oriente, quella per altro dalla quale coordina le operazioni contro l’Isis. Ma appunto, forse il quadro sarà più comprensibile dopo che Tillerson avrà incontrato a Geddah le delegazioni dei paesi del blocco anti-Doha.

In una dichiarazione congiunta, intanto, Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrein hanno espresso apprezzamento per gli sforzi degli Stati Uniti nella lotta al terrorismo, ma hanno sottolineato che monitoreranno il comportamento di Qatar e che le sanzioni resteranno in vigore fino a quando non saranno soddisfatte le richieste da loro avanzate e rifiutate dal Qatar. Più dura la posizione dell’Egitto, che , attraverso il portavoce del Ministero degli Esteri, Ahmed Abu Zeid, ha dichiarato che il Qatar dovrebbe essere cacciato dalla coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti contro l’Isis. Ma nel frattempo a Doha sono arrivate nuove truppe turche…

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