La gente ha sempre dichiarato di voler creare un futuro migliore.
Non è vero. Il futuro è un vuoto che non interessa nessuno.
L'unico motivo per cui la gente vuole essere padrona del futuro
è per cambiare il passato.

Milan Kundera

CRISI DEL GOLFO. WASHINGTON SI SMARCA DAL FRONTE DEI QUATTRO

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Washington si è per ora smarcata da Riyad. O almeno questa è la sensazione al termine del tour diplomatico del segretario di stato americano, Rex Tillerson, nella regione. Interessi strategico-economici troppo forti legano gli Stati Uniti al Qatar per essere messi a rischio dalle ambizioni del principe Mohammed, figlio di re Salman, nuovo erede al trono del casato dei Saud. Le accuse di sostenere Isis, Hamas e i gruppi jihadisti, di fare quadrato con l’Iran, di giocare sporco nello Yemen, non hanno minimamente scalfito l’alleanza tra gli Stati Uniti e Doha, che ha riscosso addirittura il plauso del capo della diplomazia americana per aver siglato, prima di ogni altra nazione araba, un memorandum di intesa contro il finanziamento del terrorismo. E se va avanti l’embargo totale, imposto al Qatar da Arabia Saudita e dai suoi alleati, Bahrein,Emirati ed Egitto, la Turchia è decisa a potenziare le sue relazioni con Doha, sia commerciali che militari. E lo stesso sta facendo Teheran. A livello europeo, Parigi, Londra e Roma si apparentemente neutrali. Il ministro degli esteri italiano Angelino Alfano proprio oggi ha ricevuto alla Farnesina il suo omologo emiratino Abdallah bin Zayed Al Nahyan, in Italia per raccogliere consensi al blocco anti-Doha, ma non si è sbilanciato. “Pensiamo – ha detto- che ogni tentativo di mediazione possa essere utile e speriamo che la vicenda possa risolversi al più presto. Non è la prima occasione in cui in tanti si muovono per mediare, ma poi sono solo i protagonisti che possono risolvere la vicenda. Noi speriamo -ha concluso- in una de-escalation della tensione”.

Il più ricco del mondo per reddito pro-capite e con una popolazione inferiore per numero a quella di Huston, il Qatar possiede assets per 335 miliardi in tutto il globo, grazie alla Qatar Investment Authority, organismo creato nel 2005 per gestire gli immensi guadagni derivanti dalla vendita di gas nautale, di cui Doha è il maggior esportatore del pianeta.

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