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Alan Kay

Da bail-out a bail-in: cosa cambia per i correntisti

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correntisti 1Dal 1 gennaio 2016 anche in Italia sarà applicata la Direttiva Europea del Bail-In, quella direttiva che prevede in caso di difficoltà economiche di un Istituto Bancario la compartecipazione alle perdite oltre che degli azionisti, degli obbligazionisti anche dei correntisti. Un decreto salva Banche che prevede il prelievo forzoso sui risparmi dei correntisti in caso di dissesto finanziario dello stesso Istituto di Credito. Il nuovo sistema che sarà attuato fra pochi mesi prevede quindi che in caso di problemi finanziari la banca invece di essere sostenuta dallo Stato e cioè da tutti i cittadini (il cosiddetto Bail-out che prevedeva un aumento delle tasse, con l’inevitabile aumento debito/Pil) sarà sostenuta direttamente da chi ha il rapporto con quell’istituto. Il testo della riforma è stato approvato dal Consiglio dei Ministri e il 10 settembre è tornato alle Camere e potrebbe quindi essere soggetto a limature. È bene precisare che i correntisti non saranno i primi a finire nell’ingranaggio di salvataggio dell’istituto ma solo dopo che gli azionisti e gli obbligazionisti avranno dato il loro contributo.

Se questi interventi non dovessero risultare sufficienti i correntisti con giacenze superiori ai 100mila euro parteciperanno al risanamento ma solo con il surplus poichè fino a 100mila euro è in vigore il fondo di garanzia a tutela dei depositi interbancari. I correntisti che detengono più conti nella stessa banca dovranno partecipare al risanamento con un risarcimento massimo di 100mila euro. Se invece i depositi sono splittati in varie banche il contributo riguarderà solo le quote eccedenti i 100mila euro detenute presso la banca incriminata. (il sole 24 ore, Vito Lops) Un provvedimento di questo genere non è nuovo in Italia, era già stato adottato nel luglio del 1992 sotto il governo Amato con il prelievo forzoso dello 0,6% sui conti correnti bancari, quando per una drammatica emergenza di finanza pubblica si rese necessaria la manovra con decorrenza anche retroattiva. Fu uno scandalo, ma la manovra non fu per salvare le banche ma per salvare l’Italia. Il 4 novembre Draghi, il Presidente della Bce ha detto che “ i depositi devono avere le stesse tutele ovunque si trovino” cioè tutti i correntisti della zona Euro sono soggetti alla normativa europea che prevede che in caso di fallimento di un Istituto di credito il salvataggio dello stesso deve essere garantito anche dai depositi.

(il Nord Quotidiano) Ben 15 banche in Italia rischiano il fallimento e sono state sottoposte ad amministrazione straordinaria e gestione provvisoria. Le sofferenze delle nostre banchecorrentisti ammontano a 185miliardi di euro, quasi il 10% del debito pubblico italiano. Per salvare dal dissesto solo la Carife, la Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio e la Banca delle Marche, sono indispensabili 6miliardi di euro altrimenti verrà applicato il nuovo provvedimento Ue sui dissesti bancari che li farà pagare, come abbiamo detto sopra , ad azionisti, obbligazionisti e correntisti. Provate ad immaginare quanti miliardi potrebbero servire per salvare le altre 12 banche! (il Nord-quotidiano, Luca Campolongo). A Cipro nel 2013 l’applicazione del Bail-In ha provocato il prelievo forzoso del 37,5% sui depositi di conto corrente superiore ai 100mila euro, la chiusura delle banche e i prelievi ai bancomat per importi limitati. Cipro ha saputo contenere la crisi. L’Italia saprebbe fare lo stesso?

Simona Agostini

L'Autore

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