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Alan Kay

Duemila anni fa moriva Ovidio. IL nome segreto di Roma e il giallo dell’esilio

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A duemila anni dalla morte di Ovidio, il reale motivo del suo esilio è ancora un mistero. In questo saggio di Felice Vinci, studioso di storia antica, noto per aver riformulato scientificamente i reali scenari dell’Iliade e dell’Odissea, collocandoli non nel Mediterraneo ma nell’Europa Settentrionale, viene delineata un’affascinante ipotesi, che a sua volta sembrerebbe in grado di far luce anche su altro celebre enigma della romanità: il nome segreto di Roma.

Al momento della condanna da parte di Augusto, ricorda Vinci, Ovidio era impegnato nella stesura dei Fasti, opera che doveva comprendere in tutto dodici libri, uno per ciascun mese dell’anno. Si trattava, in sostanza, di un poema eziologico-antiquario in distici elegiaci, finalizzato a rivisitare le feste, i riti e le consuetudini della tradizione romana. Tuttavia il poeta, giunto al sesto libro, nell’8 d.C. fu colpito da un improvviso ordine di relegazione a Tomi, sulla costa occidentale del mar Nero, il che troncò la sua fatica a metà, come egli stesso documenta nei Tristia. Insomma, quando fu costretto a lasciare Roma, Ovidio aveva sicuramente trattato solo i mesi da gennaio a giugno. Potrebbe dunque essere lecito supporre che vi fosse un legame tra l’inaspettata condanna e ciò che il poeta aveva appena scritto.Mai dire Maia di Felice Vinci e di Arduino Maiuri (Fonte “Appunti Romani di Filologia” (XIX – 2017)

Scheda

Publio Ovidio Nasone nasce a Sulmona, città dei Peligni  il 20 marzo del 43 a.C. Frequenta a Roma le migliori scuole di retorica nell’intento di abbracciare la carriera forense e politica. Completa gli studi cin Grecia, ma al ritorno a Roma, appena esercitate alcune cariche minori, sceglie di dedicarsi all’arte della scrittura. Entra nel circolo letterario di Messalla Corvino e stringe rapporti coi maggiori poeti di Roma, ma proprio all’apice del successo , nell’8 d.C., viene colpito da un improvviso provvedimento punitivo di Augusto, che manda in esilio il poeta sul Mar Nero, a Tomi (oggi Costanza). Le cause della relegazione (come è più corretto dire perchè, a differenza dell’esilio, non comportava perdita dei beni e della cittadinanza) non sono state mai pienamente chiarite e in questo interessante saggio di Felice Vinci che FUTURO QUOTIDIANO pubblica viene formulata un’affascinante ipotesi- A Tomi Ovidio muore nel 17 (o18) d.C.

 

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