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Giallo Khashoggi. La storia in un documentario del Washington Post

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Un documentario del Washington Post ricostruisce il giallo dell’assassinio del giornalista saudita  Jamal  Khashoggi , tra i suoi columnist di punto,  ucciso il 2 ottobre dello scorso anno all’interno del consolato del suo paese ad Istanbul, dove si era recato per chiedere documenti necessari per sposare la sua compagna Hatice Cengiz.  Il video ripercorre tutte le tappe della vicenda, dal momento in cui Kashoggi varcò la porta della sede di rappresentanza diplomatica di Riad al momento in cui la sua fidanzata, non vedendolo uscire, si rivolse alla polizia. Attraverso  le prime indagini, le testimonianze,  intercettazioni telefoniche, ma anche gli articoli firmati dal giornalista, paladino della libertà di opinione e spesso critico nei confronti della monarchia saudita , emergono inquietanti interrogativi, che portano a un presunto commando di 15 uomini dei servizi di Riad  che avrebbero ucciso Khashoggi e fatto sparire i resti, che non sono stati finora mai trovati.  Le autorità saudite sostengono di aver licenziato cinque alti ranghi dell’intelligence e arrestato 18 persone collegate all’omicidio del giornalista, ammettendo che l’assassinio ebbe luogo all’interno del consolato dopo una colluttazione provocata da non precisati motivi. Il documentario analizza anche la posizione assunta in questa circostanza dal presidente americano Donald Trump, che se da un lato chiede ragione ai sauditi della vicenda, dall’altro tesse in più occasioni le lodi della leadership del principe ereditario Mohammed Bin Salman. Diversa la posizione del Senato, dove un gruppo bipartisan ha chiesto al Congresso di sospendere, dopo la vicenda Kashoggi,  la vendita di armi all’Arabia Saudita, criticando l’Amministrazione di non essersi mossa abbastanza per arrivare all’accertamento della verità, giudicando non sufficienti le sanzioni imposte ai 17 sauditi, che sarebbero presumibilmente coinvolti nell’omicidio, che, secondo informazioni raccolte attraverso intercettazioni telefoniche dalla Cia e rese pubbliche lo scorso 16 novembre, “sarebbe stato ordinato dal principe ereditario saudita”. Una conclusione che non ha cambiato l’opinione di Trump su Mohammed Bin Salman. In un  op-ed  pubblicato sul  WP  da Fred Ryan il 18 novembre si legge : “A clear and dangerous message has been sent to tyrants around the world: Flash enough money in front of the president of the United States, and you can literally get away with murder.” Il 13 marzo, comunque, nel suo rapport annuale, il Dipartimento di Stato ha classificato l’omicidio Khashoggi come un caso di abuso di diritti umani. Il primo aprile, funzionari ex e attuali sauditi  e membri della famiglia del giornalista avrebbero rivelato al Wp che i figli di Khashoggi avrebbero ricevuto case del valore di  milioni di dollari e un ricco vitalizio come risarcimento per l’uccisione del padre.

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