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Gianni Rodari

Giorgio Benvenuto: “Ecco perchè oggi la politica non funziona”

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Andare non solo avanti, ma oltre

“Stiamo attraversando un momento di profonda crisi,  come mai è accaduto nel nostro paese e in Europa. Una fase complicata e difficile, in cui occorre dare messaggi positivi”. Giorgio Benvenuto, classe 1937,  carismatico e storico leader della Uil ai tempi dell’unità sindacale, attuale presidente delle Fondazioni Nenni e della Fondazione Buozzi, sa ancora come trascinare le platee. Si è conquistato tantissimi applausi anche il 16 settembre al Vascello, sede istituzionale del Grande Oriente d’Italia, durante il dibattito che la più antica Comunione libero muratoria italiana ha organizzato in coincidenza con le celebrazioni del XX Settembre.  Tema: titolo “Oltre. Per una nuova stagione dei diritti” . Sul palco con lui  l’europarlamentare del Pd Andrea Cozzolino, il direttore dell’unità di genetica medica  dell’Ospedale Bambin Gesù, Antonio Novelli,  il direttore della Nazione Francesco Carrassi, nelle vesti di moderatore, e il Gran Maestro Stefano Bisi.

Oggi siamo come colpiti da una fatalità e scegliamo il meno peggio e non produciamo più idee

A Benvenuto è piaciuto molto quell’ invito ad andare  “oltre”, che è stato il refrain quest’anno del tradizionale appuntamento massonico. Le sue parole sono state molto apprezzate e il suo intervento è stato più volte interrotto da applausi. Una bella lezione di nuova politica, senza retorica e nostalgismi. Altro che “oltre”,  “da anni il messaggio che ci viene comunicato è questo: non sbilanciarsi per evitare il peggio. Si va a votare, si deve scegliere e si sceglie quello che è meno peggio. Ci sono dei problemi del lavoro e si sceglie  il precariato, che è meno peggio della disoccupazione”- “Arretrare è l’imput che ci arriva  da ogni parte e non quello certamente  di trovare la spinta per andare avanti, per risolvere i problemi. E’ per questo che penso – ha sottolineato- che sia molto importante dare un’indicazione positiva come questa, che ci arriva oggi dal Grande Oriente”.  “Il mondo della finanza e delle liberalizzazioni –ha osservato l’ex sindacalista- è come se fosse stato colpito da una fatalità,  come che ci fosse un’oggettività  che gli impedisce di valorizzare le persone, il modo di proporre. Lo vedo nel linguaggio. Il linguaggio del dibattito politico, dei talk show, dei corpi sociali. Un dibattito che è sempre più tra opinionisti. Sembra che la politica e l’attività sindacale non siano più in grado di produrre idee. Solo opinioni, siamo diventati tutti opinionisti. Bisogna invece  superare i pregiudizi e avere la capacità di misurarsi. Fate caso,  inoltre ad un altro particolare significativo, quando si domanda  una opinione, le persone oggi sempre più rispondono io credo che, e non io penso che. E questo è significativo. Dobbiamo ritrovare tutti la capacità di pensare”.

Dobbiamo parlare  con la gente e non alla gente

“Sono anche convinto –ha detto Benvenuto-  che non bisogna adattarsi, che non bisogna essere conformisti. E innanzitutto bisogna demistificare il  giudizio approssimativo che è stato dato sulla Prima Repubblica. Dire come sono andare le cose. Come possiamo avere autorevolezza, quando noi cancelliamo il passato? E occorre dire le cose sbagliate, ma anche importanti che sono state fatte, affinché vadano giustamente giudicate. E poi, poi, dobbiamo rimettere in moto anche il meccanismo che si è inceppato. Si è persa quella capacità di parlare ‘con’ la gente. Noi parliamo dei problemi della gente, non parliamo più ‘con’ la gente.  Non c’è più quella capacità di aprirsi, non c’è più anche la capacità di capire le ragioni degli altri, di dialogare. E in questa nuova dinamica ì la gente è diventata come gli utenti di facebook, che dicono ‘mi piace’, ‘non mi piace’, ‘condivido’ o inviano un insulto. Questo è il modo di fare politica? Non mi sembra”.  Non solo il dialogo non c’è più. “Mentre prima, nella Prima Repubblica –ha osservato Caracci- avevamo dei politici che potevamo benissimo criticarli e dire  tutti ladri, tutti santi, tutti bravi, ma che certamente sapevano fare il loro mestiere. Oggi forse c’è anche una mancanza di competenza”.

I partiti personali non risolvono i problemi del paese

“La mediocrità –gli ha fatto eco Benvenuto- non è solo della politica. La mediocrità ha contagiato vari settori. Non si valorizzano le eccellenze. Io penso che si sia presa una scorciatoia e  che ora va fatto uno sforzo collettivo. La Seconda Repubblica non ha partiti, ma leader: si  vota per il leader, anche per il micro-leader. Si è pensato che i partiti personale potessero risolvere i problemi del paese, un paese complesso. Quel pluralismo non solo politico, ma anche quello sociale, che è una ricchezza, non può avere una risposta da un partito che si identifica e si riassume con un capo. E un capo solo al comando, come ci insegna la storia, fa sempre una pessima fine”.

Le persone non sono numeri e le politiche economiche devono essere fatto pensando alla gente

L’Italia come si può gestire?, si è chiesto Benvenuto. “ Semplificando, l’Italia si può gestire in due modi – ha sottolineato- o uno ha la pazienza di confrontarsi, di sentire, di ragionare, come è stato fatto nella Prima Repubblica, che quando è nata  dopo la guerra, nel 1946,  era un paese distrutto, ma che nel 1985 in Europa eravamo una forza determinante, eravamo il quarto paese industrializzato del mondo. Governare significa dialogare, confrontarsi. Comandare significa che è ogni cosa è nelle mani di una persona. E l’illusione è che si possa fare tutto e presto, ma la realtà che si imbocca un vicolo cieco e si finisce per dover tornare indietro. Bisogna ritornare a governare, valorizzando tutte le realtà che danno un messaggio positivo e tornando a fare politica economica liberandosi dai troppi tecnicismi, tornando a ragionare di persone e non di numeri”.

Il sindacato non ha perso il suo ruolo e può tornare unito

Quanto al sindacato, Benvenuto ha ricordato la golden age, quando era scomodo. “Certo –ha detto- ha fatto i suoi errori, subito le sue sconfitte, ma aveva la capacità di proporre. Il mio desiderio è che i sindacati tornino assieme, perché il sindacato non ha perso il suo ruolo, ed è più necessario di ieri”.

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