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Abraham Lincoln

Il Bes, la misura aurea del benessere di una nazione

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La popolazione dei paesi più ricchi del mondo è anche la popolazione più felice del mondo? A questo  quesito cerca di rispondere dal 2012 il “Word Happiness Report” dell’ONU, la classifica annuale delle aree più contente del pianeta. A differenza del PIL che staticamente misura il benessere economico di una nazione, questa classifica prende in considerazione la stabilità, la sicurezza , l’aspettativa di vita della popolazione e il buon governo. In Italia questo indice, sviluppato da ISTAT e CNEL nel 2016 e approvato dalla Camera dei Deputati nel’agosto del 2017 è denominato BES “Benessere Equo Sostenibile”.

Il BES non è direttamente proporzionale al PIL

BES: Benessere equo e sostenibile” Un approccio inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica, che promuova lo sviluppo sostenibile, l’azzeramento della povertà, il benessere di tutte le persone. PIL “Prodotto Interno Lordo” cioè la crescita, lo sviluppo economico di un Paese, ovvero la crescita calcolata in base al valore di tutti i beni e servizi finali prodotti all’interno di una nazione incluso quanto prodotto con capitali stranieri in un dato anno.

Il 2 agosto del 2017, in Italia, la Commissione di Bilancio della Camera dei Deputati ha approvato all’unanimità il parere sull’Atto del governo 428 “Benessere equo e sostenibile” . Il BES, già adottato a livello internazionale, ogni anno viene introdotto nel Bilancio dello Stato e viene determinato in base a 12 indicatori: salute, istruzione e formazione, lavoro e conciliazione dei tempi di vita, benessere economico, relazioni sociali, politica e istituzioni, sicurezza, benessere soggettivo, paesaggio e patrimonio culturale, ambiente, ricerca e innovazione, qualità dei servizi. L’Italia con l’applicazione di questi indicatori all’interno del bilancio dello stato  tende, nelle sue valutazioni economiche ad andare oltre il PIL, perché il benessere di una nazione e del suo popolo non si può riassumere in un numero e in unico valore. Non bisogna  generati miti, la politica dei consumi non è la politica della felicità, è solo un indicatore economico che non tiene conto del benessere delle persone. Negli USA c’è un’alta diffusione di Prozac, una elevata spesa sanitaria, un alto tasso di suicidi perché non viene considerata la felicità e la realizzazione personale dell’individuo. Poter realizzare degli obiettivi personali, avere una vita più lunga, più sana, non sono in contrapposizione con avere più soldi e consumare, ma gli obiettivi  che si propone il BES, salute, educazione, occupazione etc., sono gli elementi essenziali per una reale crescita sociale, economica e culturale. È necessario trasformare la ricchezza economica in benessere.

Nella classifica stilata nel World Happines Report dell’ONU del 2018 su 156 Paesi è emerso che il Paese più felice è la Finlandia. Il Pil pro capite della Finlandia è più basso rispetto a quello dei paesi nordici confinanti ed è nettamente inferiore a quello degli Stati Uniti, ma gli indicatori presi in considerazione come il reddito, la salute, istruzione, lavoro, aspettative di vita e stato sociale, corruzione, libertà, fiducia nelle istituzioni, lo eleggono a Paese “Felice”. I finlandesi pagano le tasse, e sono felici di farlo perché vengono percepite come un investimento a favore della comunità. La Finlandia è un Paese che è riuscito a trasformare la sua ricchezza economica in benessere. L’Europa domina la Top Ten della classifica dell’ONU 2018, l’Italia è al 47° posto.

BES al centro della nuova politica economica

La richiesta di crescita del PIL continua ha distrutto il tessuto delle piccole e medie imprese a favore della grande distribuzione, ha ridotto il tempo che trascorriamo con gli altri, con gli amici, con la famiglia, l’innovazione tecnologica ha creato precariato, disoccupazione, invece di conciliare progresso e miglioramento dello standard di vita, ha regalato stress, i figli, chi riesce ad averli, vivono con le babysitter con la televisione, i videogiochi, più di quanto vivano con i propri genitori. L’instabilità, crea povertà d’animo, insicurezza.  Forse abbiamo sbagliato, forse dovremmo mettere al centro l’uomo, le persone, le relazioni umane. Il benessere di un paese dovrebbe essere misurato in un modo nuovo e la politica che prende decisioni sulla macro e micro economia dovrà adottare strumenti diversi per misurare il progresso del mondo. Come enunciato da Gandhi tanti anni fa “ la terra ha abbastanza per i bisogni di tutti, ma non per l’avidità di pochi”. La politica esiste per questo! Vedremo se il nuovo Governo “Conte” terrà presenti questi discorsi

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