La miglior cosa del futuro è che arriva un giorno alla volta.

Abraham Lincoln

Il Guercino in mostra a Cape Town

0

Un sistema di comunicazione simbolica tra continenti ed epoche nel confronto tra un capolavoro di uno dei Maestri del Barocco e l’ecclettica creatività di un artista africano tra i più apprezzati nell’arte contemporanea. A Cape Town, dal 3 luglio al 25 settembre

Rimarrà aperta al pubblico fino al 28 settembre la mostra “Now and then: Guercino/Kudzanai Chiurai”, allestita dal 3 luglio presso lo Zeitz MOCAA di Cape Town, il più grande museo di arte africana contemporanea. Questo importante evento culturale è stato organizzato dal Consolato d’Italia per promuovere il patrimonio culturale del nostro Paese e dell’Emilia-Romagna, ed anche, in particolare, del territorio di Cento e della sua Pinacoteca, edificio seriamente danneggiato dal terremoto del 2012.

La manifestazione è stata resa possibile grazie alla collaborazione del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, del settore Attività culturali all’estero della Regione Emilia-Romagna, del settore Servizi Culturali del Comune di Cento e del Centro Studi internazionale Il Guercino. Una mostra inconsueta, ma dal grande fascino, che con coraggio mette a confronto due mondi, due continenti, due periodi storici, due concezioni culturali, due artisti: Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, nato a Cento nel 1591 e morto a Bologna nel 1666, e Kudzanai Chiurai, nato a Harare nel 1981, riconosciuto a livello internazionale come uno dei più interessanti del continente africano e non solo.

Il Guercino è ritenuto uno degli artisti più rappresentativi della fase matura del barocco. Molti dei capolavori che ha dipinto sono oggi nei principali musei del mondo, ma molti si trovano ancora nella sua città natale, Cento, dove ha vissuto una significativa parte della sua vita, “piccola e simpatica città” che affascinò Goethe nel suo Grand Tour compiuto tra il 1786 e il 1788.

E proprio dalla Pinacoteca Civica di Cento proviene la “Madonna con Bambino benedicente”, olio su tela dipinto nel 1629 per il coro della Chiesa della SS. Trinità dei Cappuccini di Cento, un’opera ritenuta importantissima, perché attesta la transizione artistica di Guercino dal naturalismo giovanile verso i canoni estetici dell’ideale classico.

Kudzanai Chiurai, da “Moyo”, un film deòl 2013

Nel dipinto una giovane Maria osserva serenamente il proprio bambino e ne sostiene delicatamente il braccio nell’atto di benedire. Il Guercino riesce a conferire alla scena una forte intimità e un’affettuosa complicità, la luce e i colori fanno emergere le figure dallo sfondo, e ci fanno entrare nel “palcoscenico dei sentimenti”. Anche i lavori di Kudzanai Chiurai in mostra presentano una “madonna” e raccontano un sentire.

Si tratta di “Untitled (Dress from Moyo)”, opera fatta di pelle di pecora, bende tinte, legno, perline rosso sangue e corna bronzate, creata con la sudafricana Marianne Fassler, e di “Moyo”, film del 2013, terzo di una serie realizzata dall’artista.
Moyo significa aria, e rappresenta il momento della morte in cui l’aria – lo spirito – lascia il corpo. Nel film, la donna assiste a questo momento e grida ‘Warazulwa ngenxa yami’ (tu sei stato strappato e lacerato per il mio bene), mentre pulisce le ferite di una figura senza vita.

Chiurai, che utilizza l’arte come forma di attivismo, spinto anche dall’essere stato testimone diretto di atti di violenza pubblica, con la sua opera ci chiede di valutare il lutto per questi atti.

L’artista racconta che l’ispirazione per il video è stata la Pietà di Michelangelo, con la figura di Gesù cullata nelle braccia della madre dopo la crocifissione. Il lavoro di Chiurai fa riferimento a Cristo morente sulla croce richiamandone il sacrificio come risultato di una forma di violenza pubblica e si interroga sulla nozione africana contemporanea di sacrificio.

Un’ulteriore testimonianza dall’Emilia-Romagna  presente anche nell’evento programmato per il taglio del nastro della mostra.

Alessandro Gigli, compositore e flautista italiano che vive a Città del Capo, ha composto musiche originali appositamente per lo spazio del museo Zietz Mocaa ed ha invitato Gianni Giangrasso, percussionista dell’Orchestra Regionale dell’Emilia-Romagna ad accompagnarne l’esecuzione al vibrafono e speciali lastre sonore realizzate dall’artista sudafricano Rodan Kane Hart. La composizione musicale è ispirata alla tela del Guercino, ed interpreta i temi propri del quadro della dolcezza, dell’elevazione mistica e della leggerezza assoluta accostandoli a sonorità moderne e più estreme, più vicine, invece, all’opera di Kudzanai Chiurai.

Ad eseguirla in prima assoluta, i flauti traversi e i live electronics dello stesso Maestro Gigli, il violino di Diana Leigh Neille, la viola di Cara Coetzee, il violoncello di Natasha Otero, la chitarra e gli effetti di Andre Geldenhuys e le percussioni e il vibrafono del Maestro Gianni Giangrasso.

All’inaugurazione il Console d’Italia a Cape Town, Alfonso Tagliaferri, il Vice Sindaco del Comune di Cento, Simone Maccaferri, il Presidente del Centro Studi internazionale Il Guercino, prof. Salvatore Amelio, e la Premier del Western Cape Government, Helen Zille.

L'Autore

Lascia un commento