"Tutto è fatto per il futuro, andate avanti con coraggio".

Pietro Barilla

IL MADE IN ITALY HA BISOGNO DI UNA STRATEGIA INTELLIGENTE

0

Il “made in italy” e’ una delle piu’ grandi ricchezze del nostro paese che, forse unico al mondo, puo’ esportare bellezze storiche e artistiche, moda, culinaria, vino, cinema, teatro, arte in generale, automobili, turismo, nautica, creativita’nel suo complesso. Gli italiani nel mondo sono numerossisimi e , fuori dai nostri confini, hanno dato prova di essere gran lavoratori e si sono fatti apprezzare ovunque; gli istituti di cultura fanno un grandissimo lavoro per promuovere le nostre eccellenze e tenere viva la nostra cultura nel mondo, la nostra lingua e’ una delle piu’ parlate fuori dall’Italia.
L’italiano in genere e’ considerato per la sua capacita’ di lavoro, per la sua cultura e anche per la sua eleganza.
Tutto cio’ e’ sinonimo di ricchezza e non solo come patrimonio culturale e creativo ma anche dal punto di vista economico.
Grandi imprese italiane ma anche piccoli e medi imprenditori e operatori culturali creano un tessuto rilevante all’estero.
Per tornare alla cultura in generale l’Italia e’ forse il paese che piu’ ha da spendere nel mondo e questo le viene riconosciuto paradossalmente piu’ all’estero che al suo interno.
Mi fermo al Brasile, paese dove vivo, nel quale la presenza italiana e’ fortissima sia per numero di cittadini italiani che per cittadini di origine italiana e San Paolo e’ la citta’ “ italiana” piu’ grande del mondo.
Investire in questo nostro grande patrimonio e’ d’obbligo se vogliamo far crescere il nostro paese.
In Brasile molto e’ “ Italia”. Gli italiani che sono emigrati in America Latina dai primi del Novecento ad oggi si sono fatti stimare, sono considerati , si sono molto integrati tanto che molti ritengono che in realta’ siano ormai brasiliani. Non la penso cosi. E’ vero che hanno avuto la capacita’ di integrarsi nella collettivita’ del paese che li ha accolti ma e’ anche vero che conservano e coltivano un grandissimo legame con il proprio paese o con il paese dei propri genitori o nonni, non rinunciano a parlare italiano, lo studiano nelle scuole insieme a tanti brasiliani attratti dalla nostra lingua, si riuniscono in circoli, associazioni, centri culturali, luoghi di studi e ricerca, danno vita a attivita’ promozionali dei prodotti italiani,rivendicano con orgoglio la loro “ italianita”.
Vero anche che portiamo con noi i nostri atavici vizi, primo tra tutti la nostra affezione per procedere singolarmente e la scarsa attitudine a fare sistema.
Altri paesi, cui l’Italia non ha nulla da invidiare , fanno della organizzazione collettiva e della capacita’ di sistema la loro forza con vantaggi rilevanti.
Faccio riferimento al cinema che ci vede comunque, al netto di cicliche crisi, uno dei paesi piu’ importanti nel mondo per la nostra cinematografia.
In questo quadro tutti i brasiliani e gli italiani residenti in Brasile conoscono perfettamente il nostro cinema degli anni del dopoguerra e fino agli anni 70, conoscono altrettanto bene i nostri divi di quell’epoca ma , salvo qualche nostro campione, non sanno nulla del nostro cinema contemporaneo.
Cio’ si concilia perfettamente con una distribuzione in sala e nelle varie piattaforme con la scarsa presenza del nostro cinema se paragonato, per esempio con il cinema francese, indubbiamente produce un defict culturale ma anche una occasione perduta per la nostra industria dell’audiovisivo.
La generalita’ dei cittadini italiani ama e conosce Fellini o De Sica, la Loren o Benigni ma non trova i nostri film contemporanei nelle sale o in TV.
Faccio l’esempio della Francia che a San Paolo ha un cinema dove si proietta solo cinema francese; faccio l’esempio delle piattaforme televisive dove troverete tantissimo cinema francese o inglese ma pochissimi film italiani.
Gran parte degli eventi promozionali di cinema dei paesi europei sono costruiti con uno sforzo collettivo da parte delle istituzioni nazionali presenti sul territorio e sui privati che le producono.
Noi abbiamo un fiorire di iniziative ma spesso scoordinate e prive di una logica di sistema. E’ la nostra ricchezza ma anche il nostro limite.
In un paese di circa 200 milioni di abitanti, con una presenza di “ italianita’ di circa il 20% , con un amore e un rispetto per il made in Italy fortissimo dovremmo raccogliere un consenso e una forza anche economica ben maggiore.
Una studiosa di diritto, professoressa di giurisprudenza in Brasile, autrice del codice del consumatore brasiliano, nota e apprezzata, italiana ma residente in Brasile, in occasione di un premio che le e’ stato riconosciuto dalla camera di Commercio ha detto, con amarezza, che dei tanti riconoscimenti che aveva ricevuto era la prima volta che una istituzione italiana si accorgeva di lei.
Nella ultima consultazione referendaria, al di la’ delle diverse posizioni, la percentuale dei votanti e’ stata alta e l’interesse per la tematica altissimo con grande affluenza di pubblico e non solo italiano.
Le istituzioni italiane, dall’ambasciata ai consolati, dall’istituto per il commercio estero alle camere di commercio,dai nostri parlamentari eletti qui alle nostre scuole, ai vari centri di cultura fanno un gran lavoro e assai meritevole. Ma rimane un “ma”, manca una strategia complessiva che ordini e metta a sistema la nostra ricchezza e sia in grado di presentarla come una grande forza italiana.
Sono stato pochi giorni fa a una cena di inaugurazione di un nuovo ristorante italiano all’interno di Eataly ovviamente pieno di italiani; l’atmosfera , se volete, ricalcava un po’ lo stereotipo italiano tutto pizza e mandolino ma era allegro e pieno di amore per il nostro paese. Ecco, se troviamo la capacita’ di essere paese a tavola dovremmo sforzarci di avere la stessa capacita’ di raccontare il nostro paese. Ne guadagneremmo tutti.

L'Autore

Lascia un commento