Il guaio del nostro tempo è che il futuro non è più quello di una volta.

Paul Valéry

Il sogno di Amos Oz, Gerusalemme capitale di due stati distinti

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Dividere Israele seguendo più o meno i confini della Guerra dei Sei Giorni; traslocare i coloni ebrei che vivono nel 4% dei territori occupati, proclamare Gerusalemme caputale di due stati distinti;  se funziona, dare il via prima a una cooperazione economica, poi a una confederazione: era questo la soluzione per il conflitto arabo-israeliano in cui fortemente credeva,  Amos Oz, scrittore e saggista  spentosi il 28 dicembre, tra gli intellettuali più influenti e stimati dello stato ebraico, sostenitore convinto degli Accordi di Oslo. Tra le sue opere, 18 libri in ebraico e tradotti in oltre 30 lingue e circa 450 tra articoli e saggi, ricordiamo in primo luogo  il romanzo autobiografico “Una storia di amore e di tenebre” in cui ha ricostruito, attraverso le vicende della sua famiglia, quelle  del nascente Stato di Israele dalla fine del protettorato britannico attraverso la guerra di indipendenza, gli attacchi terroristici dei Fedayyn,  la vita nei kibbutz.Determinante nel suo percorso narrativo il suicidio della madre, avvenuto quando  aveva appena dodici anni. L’elaborazione del dolore, che sfociò ben presto in un forte contrasto con il padre, intellettuale vicino alla destra ebraica, lo portò alla decisione del di entrare nel kibbutz Hulda e di cambiare il cognome originario “Klausner” in “Oz”, che in ebraico significa “forza”.

Tra gli altri  suoi libri più famosi ci sono Michael mio, il suo secondo romanzo, pubblicato nel 1968, che racconta la crisi di un matrimonio tra gli anni Cinquanta e Sessanta a Gerusalemme; Una pace perfett del  1982, sulla difficile convivenza tra due generazioni in un kibbutz; Giuda, uscito nel 2016, che si svolge a Gerusalemme a cavallo tra il 1959 e il 1960 e racconta la vicenda di un ragazzo che lascia gli studi per il dissesto economico della famiglia e l’abbandono della fidanzata.

Oz era nato a Gerusalemme nel 1939 da una famiglia colta, benestante e laica: suo padre era originario di Vilnius, ora in Lituania ma allora in Polonia, ed era un bibliotecario, mentre la madre era nata nell’attuale Ucraina in una ricca famiglia di mugnai.

 

Il cordoglio delle autorità israeliane e delle comunità arabe in Italia (a cura di Fabrizio Federici)

 

Aderito negli ultimi anni, dinanzi alla crisi dei laburisti, al nuovo partito Meretz, Amos (che chi scrive, dopo averne sentito parlare dal giornalista Balfour Zapler, direttore di “Shalom”, periodico della Comunità ebraica romana, conobbe personalmente a Roma nel 2008, per la presentazione di “La vita fa rima con la morte”), negli ultimi anni aveva criticato fortemente la politica della destra di Netanyahu. Con i colleghi scrittori David Grossman e Abraham Yehoshua,. al di là delle diverse posizioni politiche, aveva firmato una “Lettera aperta” al Governo israeliano, ripresa dalla stampa di tutto il mondo, in cui l’ aveva esortato a fare ogni sforzo per riprendere seriamente il processo di pace iniziato con gli accordi di Oslo e di Washington del 1992- ’93 e incagliatosi poi dal ’95, con l’ assassinio di Ytzhak Rabin. “La politica si è spettacolarizzata”, aveva detto poi Oz, riferendosi un po’ a tutto il mondo, in uno dei suoi ultimi interventi, a Taormina nel giugno scorso, per la premiazione al Taobuk Festival; “e questo ha portato a un disastro enorme che diventerà ancora più colossale se non riusciremo a rivalutare in modo pervicace tutti i veri elementi della democrazia”

“Un gigante dello spirito”.cosi’ il Presidente israeliano Reuven Rivlin ha commentato la scomparsa dello scrittore; “Riposa in pace, caro Amos. Ci sei stato una cara compagnia”.”Abbiamo perso un grande uomo di pace ,di dialogo e di convivenza tra palestinesi e israeliani”: così commenta la morte di Oz Foad Aodi, fondatore delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), dell’ Associazione Medici di origine Straniera in Italia(Amsi) e della Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa (Cili-Italia), esprimendo condoglianze alla famiglia e apprezzando il ruolo avuto da Oz in modo coraggioso e obbiettivo, in questi anni, a favore del vero dialogo e della pace duratura, e della convivenza pacifica tra palestinesi e israeliani.”Abbiamo perso Amos Oz in un momento di crisi del processo di pace, e ci auguriamo proprio per questo di onorare il suo impegno e coraggio; dopo l’appello di Papa Francesco a favore della Pace. Ci auguriamo – conclude Aodi – che si possa finalmente e concretamente riprendere il processo di pace tra israeliani e palestinesi, realizzando il sogno di tanti: due Stati e due popoli”.

“…Anch’io ho una verità assoluta”, aveva detto Oz nel 2007, intervistato da Nuccio Ordine sul “Corriere della Sera”, in una sorta di sintetico testamento spirituale (ringraziamo, per aver rintracciato quest’intervista, Alessandra Benedetti, funzionario del Sistema Biblioteche del Comune di Roma). “Sono convinto che sia sempre un male infliggere dolore a qualcuno. Se dovessi sintetizzare tutti e dieci i comandamenti in un unico comandamento, in assoluto direi: non infliggere dolore a nessuno. Questo è il punto fermo della filosofia della mia vita. Il resto è relativo.”

 

 

 

 

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