«Lei sogna di ..far tredici? » Ma lo farà sicuro!

Gianni Rodari

Il tempo breve. Gli effimeri furori della “summer of love…”

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summer of love 2Non sembra alquanto sospetto il repentino salto che il mondo (quanto meno una certa cospicua parte del mondo occidentale) fece fra la fine degli anni ’70 e la prima metà degli anni ’80?

Dalla stagione del cambiamento (della rivoluzione?) a quella del riflusso, fu un baleno! Fino alla fine della decade i Led Zeppelin tuonavano ancora da dietro la loro muraglia sonora, l’Europa era un groviglio di anime traboccanti di tensione ideologica, la “summer of love” del ’67 proiettava ancora i suoi profluvi dolciastri, eskimo e loden si fronteggiavano nelle piazze, la new Hollywood cresceva nel solco dei Taxi Driver (1975), il pensiero debole era solo una metafora. Nel volgere di un lustro l’immaginario cinematografico transitò dal furore iconoclastico dei “Diavoli” di Ken Russell al rampantismo erotico delle “9 settimane e mezzo” di Adrian Lyne (anche se, per la verità, i due film sono separati da 14 anni). A metà degli ’80 i jazzisti salivano sul palcoscenico in giacca e cravatta, quelle giacche con le spalle enormi, di stoffa gonfia, che andavano tanto, a sottolineare un brusco cambiamento di stile completamente nel segno del patinato, del super-confezionato. E le loro tuniche africane, le chiome afro dei neri, l’indifferenza ad ogni forma di compiacimento ai canoni borghesi, tutto sembrava già essere un ricordo.

A separare questi mondi incommensurabili non sono decenni, solo una manciata di anni. Viene da pensare.

La prima cosa che viene da pensare è: il salto è poi davvero un salto? I mondi sono davvero così lontani e incommensurabili? Come è possibile che un addensamento così fitto, intricato, cupo, minaccioso perfino, di tensione etico-politica e di militanza e di impegno sociale e di empito rivoluzionario, possa aver ceduto il posto tanto celermente alle televisioni commerciali, alla disco music, alla pubblicità come modello cinematografico e come modello esistenziale. Come si può essere passati, in un lasso così breve,  dalla Milano di piazza Fontana, grondante sangue, alla Milano da bere, grondante Martini?

Circolava qualche mese fa sui social la notizia (sai che notizia…!) che Ilaria Alpi sarebbe stata uccisa dalla CIA. Facciamo ancora finta di sorprenderci per le cose che dovremmo da tempo ritenere il nostro humus vitale: la condizione stessa per cui abbiamo imparato le regole che pratichiamo, sentiamo le cose che sentiamo, vogliamo le cose che vogliamo. Vale a dire: l’esistenza programmata in grandissima parte dalle agenzie geopolitiche che all’indomani del secondo conflitto mondiale pianificarono il mondo. E che continuano a governarlo.

L'Autore

Sandro Vero è psicologo di formazione sperimentale. Svolge la propria attività nel servizio sanitario nazionale. Ha interessi in ambito filosofico e semiotico. È giornalista pubblicista e scrive per numerose testate online, specie su temi che riguardano l'attualita politica. Oltre a numerosi articoli scientifici, ha pubblicato alcuni volumi, l'ultimo dei quali, "Il Mito Infinito", è un'analisi serrata della macchina mitologica del capitalismo.

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