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Gianni Rodari

Italia: primo Paese al mondo per incidenza del solare rispetto ai consumi elettrici

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FotovoltaicoLa verità è una sola: per quanto ci si sforzi nella ciclicità del tempo non si è quasi mai i primi a scoprire qualcosa. Tutt’al più si tratta di riscoprire, di riadattare a seconda delle esigenze. Un po’ come cerca di fare il genere umano, che messo alle strette riesce a salvarsi, a creare alternative, a generare nuove idee. Questo perché l’imprevisto può essere considerato il primo mattone evolutivo nella scienza e l’esaurimento delle nostre risorse, o il loro essere dannose se troppo utilizzate nel tempo, rappresenta esso stesso un imprevisto. Quanto sta accadendo nel mondo, dal surriscaldamento globale alla necessità di trovare energie ‘green’, sta spingendo sempre di più l’affermazione delle cosiddette ‘pulite’, alternative e rinnovabili; in particolare della fotovoltaica, che nel sole e nei suoi raggi trova sostanza. Ma come detto in partenza, non siamo stati certo noi a scoprire la potenza del sole e l’utilità che ha per il nostro pianeta.

I primi infatti a utilizzare l’energia solare su larga scala furono gli antichi egizi, che progettarono e costruirono le abitazioni in cui vivevano in modo che potessero conservare il calore del sole durante il giorno per poi rilasciarlo durante la notte. Per non parlare dei greci, che nel III secolo a.C. utilizzarono l’energia solare come prima arma di “distruzione di massa”: si racconta che una flotta navale romana diretta a Siracusa per conquistarla, venne distratta dai greci che, su indicazione del geniale Archimede, usarono scudi di metallo lucidi come specchi per potenziare e concentrare i raggi del sole e dirigerli verso le navi che avanzavano per incendiarle. E con un balzo nel tempo di diversi secoli, troviamo chi proprio grazie alla luce fece la sua fortuna.

E’ il caso di Albert Einstein che, a differenza di quanto si crede, non vinse il premio Nobel per la sua teoria della relatività, ma proprio grazie alla luce, scoprendo che questa non viaggiava soltanto come un’onda ma come una particella (fotone). In breve, insieme alla nuova branca della scienza chiamata meccanica quantistica, scoprì e spiegò il funzionamento della cellula solare.

Le nuove generazioni devono fare tesoro di come la storia abbia utilizzato la luce solare, ma devono soprattutto impegnarsi affinché nel futuro più prossimo la sua duttilità aumenti, così come il suo impiego. E che non si dica che l’Italia – in particolare 8.047 comuni della penisola – non abbia preso in parola questa lezione: gli ultimi dati del Rapporto Comuni rinnovabili del 2015 di Legambiente (quello del 2016 sarà presentato il prossimo 11 maggio), ci dicono che “in tutti i Comuni italiani è installato almeno un impianto solare fotovoltaico e in 6.803 almeno un impianto solare termico”.

E’ stata una crescita costante, per non dire progressiva quella dei comuni italiani che hanno puntato sull’utilizzo delle rinnovabili; basti pensare che, – leggendo i dati a scalare cronologicamente -, dagli oltre 8mila comuni di oggi nel 2009 erano 6.993, 3.190 nel 2007, 356 nel 2005. In sostanza, “complessivamente in Italia nel 2014 le rinnovabili hanno contribuito a soddisfare il 38,2% dei consumi elettrici complessivi (nel 2005 si era al 15,4) e il 16% dei consumi energetici finali (quando nel 2005 eravamo al 5,3%)”. Sempre secondo il rapporto di Legambiente, l’Italia nel 2015 era considerato il primo Paese al mondo per incidenza del solare rispetto ai consumi elettrici, ma non soltanto: gli impianti sono stati realizzati senza incentivi diretti ma in regime di Scambio sul Posto o di Ritiro Dedicato, ossia attraverso la valorizzazione e il recupero del surplus di energia prodotta e non consumata. Un dato su tutti riesce a dare la dimensione del fenomeno nel nostro Paese: la produzione da fonti rinnovabili è passata in tre anni da 84,8 a 118 TWh. E a vincere tra i comuni che hanno deciso di puntare sul fotovoltaico c’è quello di Macra, in provincia di Cuneo, che ha la maggior diffusione d’energia rispetto agli abitanti, con una media di 176,5 MW/1.000 abitanti e una potenza assoluta di 9,7 MW in grado di coprire l’intero fabbisogno energetico elettrico del territorio.

Sono i dati a parlare, e dimostrano come in tanti, sempre più, stiano scegliendo di puntare su questa fonte di energia. D’altronde, facendo un’elementare equazione che mette a confronto i pro e i contro, sono di gran lunga i primi ad avere la meglio, vincendo di misura la competizione anche con i possibili detrattori dell’energia fotovoltaica, che segna tra i principali vantaggi non soltanto “zero” emissioni inquinanti che possano creare problemi a livello ambientale e climatico, ma anche l’affidabilità e la durata dei pannelli, che si aggira – mediamente – intorno ai 25/30 anni.

C’è chi sicuramente solleverebbe la questione paesaggistica, ma l’incidenza dell’antropentropia (il degrado ambientale causato dall’uomo ndr.) causato dagli impianti sul paesaggio è considerata inferiore e in parte anche preferibile all’altra energia pulita e alternativa, quella eolica.

Si può dire quindi che l’Italia è davvero il paese del sole. La Iea, l’Agenzia internazionale dell’energia, l’ha collocata infatti in testa alla classifica del pianeta per essere riuscita a coprire l’8% dei consumi con questa forma di rinnovabile. Seguono nella graduatoria delle nazioni verdi la Grecia con il 7,4% e la Germania con il 7,1%. Un vero e proprio record, il nostro, frutto di un’accurata strategia green, che ha radici lontane e che ha conquistato il territorio. Un trend che si spera non si arresti. Il sole sembra vincere da nord a sud in Italia e sembra pronto a svolgere un ruolo importante in sinergia con altre collaudate fonti d’energia alternative. E il Belpaese in questo sta giocando di anticipo su tutti gli altri.

Il rapporto “Snapshot of Global PV Markets” della Iea conferma che quello del fotovoltaico è un trend ormai globale in crescita galoppante: la sua capacità produttiva mondiale nel 2015 è infatti aumentata di 50 gigawatt sfondando il tetto dei  227 gigawatt. E non è un caso che la crescita maggiore si è verificata in Cina, con 15,3 gigawatt in più nel 2015 – il paese alle prese con una devastante emergenza ambientale è comunque al 21esimo posto della classifica mondiale con appena l’1% del suo fabbisogno coperto dall’energia solare – seguita da Giappone (11), Usa (7 ), Ue (7 ) e India (2 G). Solo l’inizio comunque di un nuovo corso che si renderà necessario.

Imboccare la via dell’energia più pulita possibile, e quella del sole lo è indubitabilmente, lo impongono i grandi cambiamenti climatici di cui siamo protagonisti in questi anni e che rischiano di diventare “una minaccia urgente e irreversibile per le società umane e per il pianeta” come è stato chiaramente detto durante i lavori della Conferenza di Parigi, che si è conclusa dopo lunghi negoziati con uno storico accordo, sottoscritto il 22 aprile scorso al Palazzo di Vetro di New York, da 196 paesi del mondo.

Un accordo che impegna tutti ad “accelerare la riduzione delle emissioni” e che prevede una pioggia di fondi per l’energia pulita, con i paesi di vecchia industrializzazione che dovranno erogare cento miliardi all’anno dal 2020 per decarbonizzare l’economia e promuovere le energie verdi. Una gigantesca frenata nella corsa sulla pista sbagliata intrapresa dall’umanità.

Giampiero Marrazzo

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