Il guaio del nostro tempo è che il futuro non è più quello di una volta.

Paul Valéry

La Berlino che si reinventa, tra aree industriali riutilizzate e “gentrificazione”

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Berlino ha la storia del Novecento in ogni suo angolo. Le macerie e la distruzione del Nazionalsocialismo e dei bombardamenti della seconda Guerra Mondiale, la divisione in due con il Muro durante la Guerra Fredda: è la capitale europea che conserva, più di tutte, le tracce della nostra storia contemporanea. Ma, tra le ombre di un passato ingombrante, lo slancio creativo di una popolazione giovane e intraprendente ha generato dagli anni ’90 in poi una rinascita sorprendente. Così, tra gli enormi vuoti urbani lasciati da fabbriche dismesse ed edifici abbandonati soprattutto dagli abitanti della Berlino est dopo il 1989, sono fiorite officine di artisti, poli culturali, spazi pubblici autogestiti o allestiti da privati con l’intento di riqualificare intere aree della città.

berlinoTrasformazioni urbane

“L’archeologia industriale mi ha sempre affascinato ma qui a Berlino ho trovato molto di più – racconta Zuleika Munizza, calabrese di origine, laurea in architettura a La Sapienza di Roma e da sei anni a Berlino – qui tante strutture abbandonate, dal grandissimo potenziale, sono state trasformate in qualcosa di reale e hanno riacquisito una loro identità”. Zuleika ha approfondito negli anni la conoscenza dell’evoluzione urbanistica berlinese attraverso il suo progetto di ricerca Berlino Explorer e organizza quotidianamente visite guidate attraverso itinerari originali e poco battuti, alla scoperta di angoli nascosti della capitale tedesca. Tuttavia, come ci spiega lei stessa, ultimamente le cose stanno cambiando e la “gentrificazione”, ovvero la riqualificazione di quartieri della città, con conseguente aumento del prezzo degli immobili e migrazione degli abitanti originari verso altre zone urbane, sta mutando il volto della Berlino più alternativa. Simbolo di questa lenta trasformazione è stato soprattutto il recente sfratto della Kunsthaus (casa d’arte) Tacheles nel Mitte, ex cuore della capitale della Repubblica Democratica Tedesca, poi quartiere trendy ed ora oggetto di interesse delle speculazioni edilizie dei privati. Il Tacheles era un punto di riferimento per la scena underground berlinese: casa occupata fin dal 1990, accoglieva al suo interno decine di artisti, che vi potevano esporre liberamente le proprie opere o improvvisarvi perfomance che attraevano migliaia di turisti l’anno.

Arte nelle ex industrie

Anche Claudio Greco, artista italiano specializzato nella realizzazione di sculture in ferro, aveva il suo quartier generale, fino all’anno scorso, al Tacheles. “Le cose andavano molto bene lì, era una zona centralissima e c’era un grande afflusso di persone, anche turisti, e riuscivi a vendere praticamente ogni giorno qualche pezzo”, ci racconta Claudio, che oggi è cofondatore di un altro progetto creativo, l’ Alte Borse nell’ex quartiere sovietico di Marzahn. La storia di Marzahn e del suo attuale polo culturale è particolarmente interessante: distretto di recentissima costituzione (ha da poco compiuto i 30 anni), ha il primato di essere la più grande zona residenziale di Berlino. L’alto tasso di disoccupazione dei suoi abitanti, la carenza di servizi e il grigio anonimato dei blocchi di cemento dei suoi edifici, tutti costruiti sotto la DDR, ne fanno però un quartiere disagiato, dove le tensioni sociali sono particolarmente evidenti. In questo contesto, la lungimiranza di un investitore privato che ha acquistato un’enorme area dismessa, originariamente destinata allo stoccaggio di bestiame, poi sede di carceri e caserme durante l’occupazione sovietica, ha dato vita ad un polo artistico e culturale che si sta affermando sempre più come punto di riferimento per la gente del quartiere. Claudio e Kerta, artista francese con cui lui condivide l’officina, hanno ricevuto quest’anno dei fondi dall’amministrazione comunale per svolgere attività creativa partecipata con i giovani di Marzahn: “E’ stato molto gratificante perché, anche se sono un’artista ancora poco conosciuto qui a Berlino, dove sto da soli tre anni, sia l’amministrazione pubblica che la gente mi hanno dato fiducia. Questa città, pur con tutti i suoi difetti e con la crescente privatizzazione degli spazi pubblici destinati agli artisti, è ancora un paradiso, un luogo pieno di fermento e possibilità, soprattutto per chi viene da fuori come me”.

Parchi tra i binari abbandonati

Non solo industrie abbandonate però: a Berlino, anche i vecchi scali ferroviari dismessi possono offrire un’occasione di riqualificazione urbana. Il caso più eclatanteberlino è quello del centralissimo Parco di Gleisdreieck che ha sostanzialmente riempito il “buco” lasciato da antichi binari. Gleisdreieck, che in tedesco significa “triangolo di binari”, era il più grande e famoso incrocio ferroviario di Berlino, dove si incontravano i treni provenienti dalla direttrice nord-sud e quelli che arrivavano dalla linea est-ovest. Punto di scambi nevralgici, con la costruzione del Muro e la conseguente divisione della città, lo scalo venne poi progressivamente abbandonato e dismesso. Dalla fine degli anni ’90 però, l’enorme area vuota a due passi dalle centrali Alexander Platz e Potsdamer Platz, fu oggetto dell’attenzione pubblica e dei costruttori privati che, intorno ad essa, stavano edificando nuovi complessi commerciali e residenziali. Nel 2011, dopo i lavori portati avanti su progetto dello studio paesaggistico tedesco LOIDL, vincitore del bando di concorso indetto per la riqualificazione della zona, il Parco viene finalmente inaugurato ed è oggi mantenuto dall’associazione privata Gruen Berlin, che gestisce quasi tutte le aree verdi di Berlino. Ancora oggi, con un mix affascinante di passato e presente, sopra alle distese di prati dove giocano i bambini e passano miriadi di bicilette e skaters, scorrono i treni delle linee metropolitane, che sono state sopraelevate. Panchine di ferro, traversine ferroviarie e materiali recuperati dai vecchi binari, lasciati appositamente dai progettisti lungo i percorsi del parco, ricordano infine le origini del luogo.

Giulia Di Stefano

L'Autore

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