Sogni, promesse volano... Ma poi cosa accadrà?

Gianni Rodari

La diplomazia di Alessandra Schiavo: networking con un pizzico di creatività

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La strada al lavoro in diplomazia di Alessandra Schiavo è caratterizzata da due colonne portanti: networking con gli italiani costituenti la comunità con cui si è trovata ad interagire e un pizzico di sana creatività per farli sentire ‘accuditi’ e parte della madrepatria lontana. Sedici anni di esperienze molto formative (in Israele, presso l’Unione europea – come sherpa per la stesura della Convenzione europea, organo straordinario presieduto da Valery Giscard d’Estaing e con vicepresidenti Giuliano Amato e il belga Jean Luc Dehaene – e nell’ufficio del Consigliere diplomatico dei Presidenti della Repubblica Ciampi e Napolitano), poi il volo. Un volo non solo metaforico, in termini di carriera, ma anche logistico, dato che nel 2010 Alessandra è diventata console generale della Repubblica italiana a Hong Kong.

Alessandra Schiavo e l’esperienza cinese

E’ stato anche un volo verso il futuro, per l’alto tasso di innovazione che permea l’intera Regione ad amministrazione speciale cinese – tale status terminerà nel 2047 –, la quale conserva istituzioni proprie, come moneta, banca centrale, libertà di stampa, multipartitismo, tribunali, mentre Pechino ne cura la politica estera e di difesa. Non è una sede da prendere sottogamba, visto che, malgrado il ristrettissimo territorio, si tratta del terzo partner commerciale italiano in Asia, con 11 mld di Euro, nel 2013. Se si aggiungono i 7 milioni di abitanti, vuol dire che c’è un bel volano. Nella classifica commerciale dei partner asiatici dell’Italia, Hk è preceduto soltanto da Cina e Giappone; solo dopo, e con uno scarto non di spiccioli – rispettivamente, uno e due mld di euro – vengono gli affari che facciamo con India e Corea del Sud.

‘Cinque secoli di italiani a Hong Kong e Macao. 1513 – 2013’

libro  ‘Cinque secoli di italiani a Hong Kong e Macao. 1513 – 2013’Ad Hong Kong Alessandra ha trovato una comunità italiana vivacissima e si è applicata per offrirle assistenza diplomatica rituale, ma anche irrituale. Frutto di questa irritualità è un volume-testimonianza, un tomo di oltre 550 pagine nella sua versione italiana, ‘Cinque secoli di italiani a Hong Kong e Macao. 1513 – 2013’, mentre le due versioni, la prima in inglese e l’ultima nata, di cui un editore locale ha comprato i diritti, in cinese, sono più sintetiche. Tutt’e tre non sono costate una lira ai contribuenti italiani e hanno raccolto uno splendido album di esperienze di vita di italiani che hanno raggiunto posizioni assai interessanti a Hk. Di mio ne cito due, perché li conosco: Alberto Forchielli e Stefano Tordiglione. Dell’edizione cinese senza spese abbiamo detto, per le altre due, improvvisatasi fundraiser, la Console è riuscita a raccogliere i fondi necessari. Come? Lo racconta a Futuro Quotidiano: “Abbiamo organizzato un’affollatissima manifestazione in un bel ristorante italiano e messo a frutto un data base di 8mila contatti, nonché grazie una sinergia con l’Associazione per l’Amicizia Italia – Hong Kong. Un connubio che ha fruttato anche borse di studio di scambio culturale di studenti universitari hongkong-chini in Italia e di studenti italiani presso gli Atenei locali, di cui almeno tre, per le diverse facoltà-punta di diamante, sono fra le prima trenta nella classifica delle migliori Università del Continente asiatico.”

 La grande arte italiana a Hk

Non paga di ciò, in vista dell’Expo 2015, Alessandra Schiavo ha portato la grande arte italiana a Hk: sempre col sostegno di mecenati autoctoni, ovvero lo Jocking Club, una specie di Lottomatica locale… ma assai più ricco e per la prima volta alle prese con la sponsorizzazione di eventi culturali italiani, ha esposto all’Asian Museum la Cena di Emmaus di Caravaggio, gioiello proveniente dalla Galleria milanese di Brera. “Ho voluto offrire – dice – una specie di assaggio spot dei tesori che avrebbero potuto trovare i turisti di Hong Kong visitando l’Expo”. Precedentemente, fra i grattacieli modernissimi era sbarcata la Venere di Botticelli custodita alla Galleria Sabauda di Torino.

Il rientro in Italia

Rientrata in Italia, oggi la diplomatica col turbo si cimenta su questioni molto delicate, lavorando agli Affari Politici del Ministero per gli Affari Esteri, come capo ufficio per l’area comprendente Libia, Algeria, Marocco e Tunisia: insomma, non una passeggiata di salute. “In Libia – racconta – si è passati direttamente dalla dittatura all’anarchia perché non c’erano infrastrutture statali; temendo di rimanere vittima dello stesso meccanismo che lo aveva portato al potere, ossia il colpo di stato militare, Gheddafi non aveva un esercito nazionale ma si serviva di mercenari e di fedelissimi; e così in qualsiasi altra articolazione statale. Ora c’è terra bruciata e il caos.”

Annamaria Barbato Ricci

L'Autore

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