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Gianni Rodari

LA GRANDE SCOMMESSA. UN FILM SULLA CRISI DEL 2008

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http://https://youtu.be/vgqG3ITMv1Q“The Big short: la Grande scommessa”, oscar 2016 per migliore sceneggiatura non originale, è concepito come un docu-film, che imbocca allo stesso tempo la strada della commedia. La pellicola (basata sul romanzo di Michael Lewis) ci mostra un aspetto della crisi finanziaria del 2007 che era inedito sullo schermo. Invece di raccontarla attraverso gli occhi dei “falliti” (come faceva “Margin Call”, del 2011), il regista Adam Mckay si pone dalla prospettiva di coloro che la crisi l’avevano prevista prima ancora che essa si riversasse con le sue drammatiche conseguenze sull’economia mondiale.
In questo film corale, dunque, vengono raccontate diverse storie di uomini appartenenti al mondo della finanza, che, in controtendenza rispetto alle rassicurazioni delle banche e al loro “frenetico” ottimismo nella concessione “a tappeto” di mutui non sicuri per l’acquisto di immobili, decisero di scommettere contro l’economia americana, “profetizzandone” il crollo e favorendo così se stessi e i loro investitori. Ma le loro aspettative furono superate dalla realtà, travolte da un sistema malato e fraudolento, una sorta di cinica “isteria collettiva” che causò una delle peggiori crisi finanziarie della storia, le cui nefaste conseguenze  si riversarono soprattutto sul ceto medio.
Pur avendo i toni di una commedia, il film è tutt’altro che leggero. E’ molto tecnico, didascalico come un documentario. Non rinuncia a entrare nel dettaglio, utilizzando un linguaggio specifico, di difficile comprensione per lo spettatore medio, mantenendo un’impostazione didattica, alleggerita da un’amara e irriverente ironia. Si tratta quindi di una pellicola non adatta a tutti, nel senso che lo spettatore deve essere consapevole di ciò che sta andando a vedere: un film di denuncia sulla crisi economica, messo in scena da un ottimo cast, tra cui spiccano Christian Bale e il convincente Steve Carell (attore comico americano, qui in un ruolo drammatico).

Sono questi personaggi (alcuni un po’ degli “outsiders”) a spiegarci i termini economici della crisi, cercando di renderli comprensibili attraverso metodi non convenzionali. Altre volte sono personaggi famosi, del tutto estranei al mondo della finanza a cimentarsi in queste istruttive lezioni.
Se anche lo spettatore medio non avrà capito tutto ciò che è stato detto, alla fine, si sarà comunque fatto un’idea complessiva di ciò che ha comportato la crisi e lo scopo di denuncia viene quindi raggiunto. D’altro canto chi possiede già le conoscenze tecniche potrà apprezzare il fatto che il film non banalizzi il fenomeno, anzi, cerchi di coglierne la molteplicità degli effetti, attraverso una lezione interattiva che si sofferma sui punti nevralgici della questione.
Il principale merito della pellicola è la capacità di mantenere questo doppio registro, avvalendosi di un originale stile di ripresa che unisce il “bombardamento” di immagini (un po’ alla “videoclip”) ad un impianto teatrale (spesso i personaggi parlano in camera rivolgendosi direttamente allo spettatore).
In definitiva “La grande scommessa” è un film riuscito, importante per i temi trattati e per le riflessioni in esso contenute, con uno stile coraggioso, che mischia la commedia alla denuncia.

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