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Gianni Rodari

La rinascita del Congo. Il cantautore Aldo Ciaccio e Tota Pulchra/L’intervista

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Nata nel 2016, l’associazione di promozione sociale “Tota Pulchra” vuole dare spazio ai giovani talenti e agli artisti piu’ bisognosi, organizzando iniziative culturali d’ogni tipo. “Abbiamo in corso- spiega il presidente, Mons.Jean Marie Gervais, Prefetto coadiutore del Capitolo Vaticano – progetti in Europa, Americhe, Africa e Medioriente. Ora ci stiamo impegnando insieme alla Comunità congolese a Roma, con iniziative che testimonino la rinascita della Repubblica Democratica del Congo (l’ex-Zaire): Paese che, in quasi 60 anni d’indipendenza, è stato teatro di conflitti sanguinosi, con milioni di morti”.


E’ la  seicentesca chiesa romana della Natività – un tempo tra i gioielli dell’ Urbe, che custodirebbe addirittura parte delle fasce che avvolsero Gesu’ da bambino, dal 1994 Cappellania della Comunità congolese romana,con varie attività di assistenza ai malati, orientamento al lavoro e verso centri di ascolto, dibattito interculturale – che è  fulcro, ora, delle iniziative per l’ Anno giubilare dei cattolici congolesi. Aperto ufficialmente dal  Pontefice, il 1 Dicembre,  in San Pietro, e che ha in programma un fitto carnet di convegni, iniziative sui Beati cattolici congolesi, mostre d’arte.

    Appunto alla Natività, Tota Pulchra sta progettando iniziative di approfondimento, dialogo interreligioso e interculturale, per creare un ponte tra cattolici italiani e congolesi, Roma e Kinshasa. “Sul piano musicale – precisa ancora Mons.Gervais – sarà importante la partecipazione di Aldo Francesco Ciaccio, cantautore, musicista e artista figurativo”.
        Calabrese di origine, Ciaccio – amico di artisti come Umberto Tozzi, Pupo, Albano, Morandi, Toni Esposito, esordito come cantautore decenni fa dopo varie attività ed esperienze imprenditoriali – nel ’99 ha scritto la canzone (titolo in inglese e testo in italiano) “I love You, Jesus cries” (importante il gioco dell’assonanza “Christ”/”cries”, terza persona singolare del presente indicativo del verbo “to cry”, “piangere” N.dR.),

D. Aldo, dove ha debuttato questa canzone, così centrale nel tuo impegno di musicista? 

R. L’ ho cantata la prima volta la Vigilia di Natale del ’99 nella chiesa di Forcella (il popolare quartiere di Napoli): e’ un pezzo  che rappresenta un sincero omaggio a Cristo, simbolo non solo di amore universale, ma di empatia, di comunicazione con tutti, di dialogo interreligioso e interculturale, di capacità di accettare gli altri, contro i muri dell’odio e dell’intolleranza,


D. Tu oggi vivi molto modestamente, a contatto quotidiano con la povera gente, Com’ è nata, questa scelta di vivere direttamente l’impegno cristiano? 

R. Dopo varie vicissitudini,  ho deciso da anni di dedicare la mia vita sopratutto a Cristo, cercando di far capire al mondo qual è veramente il suo messaggio: dopo Forcella così , nel 2000 portai la canzone a Vienna, dove ebbi l’appoggio di un grande del pianoforte, Willi Schneider, e registrai il pezzo all’ HM, l’equivalente austriaco della SIAE.  Decisi, allora, di portare “I love you, Jesus cries”  in giro per il mondo. Tanti artisti, in questi 20 anni, avrebbero voluto comprarla: io non ho mai voluto cederla, ma non ho mai incassato neanche un centesimo da essa, e chiedo che qualsiasi provento economico che ne derivi sia usato solo per soccorrere la povera gente. Da Vienna ho iniziato veramente a girare la terra, sempre con questa canzone e gli altri miei pezzi. 

D. Quali sono state le tappe di questo “tour” ?

R. Nel 2001 sbarcai a Tirana, dove, conosciuto l’ambiente della tv locale, mi proposero  di presentare la canzone all’ elezione di “Miss Albania”, col regista Petri Boso: alla serata partecipò anche  Umberto Tozzi, portato da me, e seguirono altre esibizioni a “Tv Clan”, la miglior televisione albanese. Portai poi la mia canzone in Germania, Svizzera e Francia. Tornato a Napoli., maturai l’idea di portare il brano anche negli USA. 

D. Tappa logica, direi. Non dimentichiamo che proprio negli  USA, negli anni ’70, si era riaccesa fortemente – con effetti in tutto il mondo –  la religiosità popolare: con la storica “Jesus revolution”, di cui piu’ note espressioni erano state l’opera rock e il film “Jesus Christ Superstar”…

R. Esatto: il 31 gennaio 2003 partii per New York, da dove iniziai, come sempre da solo, a girare in tutti i locali del  New Jersey, registrando anche molti dischi. In seguito, sventato il tentativo di  un produttore di  impadronirsi della mia canzone (grazie a un mio ricorso appunto all’ HM di Vienna), passammo altri 11 mesi in tour tra  New York, Miami, Filadelfia e Las Vegas. L’  11 ottobre 2003, mi esibii trionfalmente nella mitica Atlantic City, con Anna Oxa e Umberto Tozzi. 

D. Ma poi, come hai iniziato a portare “I love You, Jesus cries” nelle chiese?    

R. Nel 2004, in coincidenza – e anche conseguenza, direi – con una tappa essenziale della mia vita, la fine del rapporto con la mia compagna Maria (durato 12 anni), decisi che una canzone del genere andava portata in tutte le chiese italiane. Questo, mentre proseguivo ad esibirmi , dal 2004 al 2010, in manifestazioni d’ogni genere: come la serata “Intifada” per la Palestina a Napoli, con artisti come Enzo Avitabile, James Senese, Enzo Gragnaniello. 

D.  Nelle nostre  chiese, in effetti, il bisogno di fare musica,come genuina, popolare espressione di religiosità non si è mai attenuato: conoscendo anzi, negli anni ’70, importanti sviluppi, come la celebre stagione delle “Messe rock”. E come andò?

R. Per la Befana 2005, grande successo a Piazza Navona: dove il Rettore di S. Agnese in Agone, Mons. Giovanni Battista Todescato, detto Don Gianni, mi chiese di cantare “I love You…”  in chiesa a mezzanotte. Poi andaI alla Maddalena, in Sardegna, alla comunità.-casa d’accoglienza di Don Domenico da Gordes: dove mi esibii in occasione del XXVIII Festival dei due Mari.

D. E le altre tappe, nelle chiese d’ Italia?

R. Sono andate molto bene: dopo la Sardegna, Roma. Ponza, Bologna, Firenze, Torino, Catanzaro, ancora Napoli e Milano, incidendo anche, con la casa “Fanta production”, un CD, sempre con “I love You…”, e altre mie canzoni, “Danger for You”. Nel 2006, altro momento importante fu una presenza in RAI a I fatti vostri”, la trasmissione condotta da Giancarlo Magalli: che mostrò anche le pagine del quotidiano “America Oggi” dedicate a quello che  era stato il mio successo negli USA. 

D. Come vivi oggi, Aldo, e qual è la reazione del pubblico, specialmente dei bambini, ai tuoi brani, anzitutto a “I love You, Jesus cries”?

R, Dal 2012, tornato a Roma, ho iniziato un percorso di strada e vivo sotto i ponti.Ho iniziato a cantare appunto nelle chiese romane (regalando, inoltre, oltre 2500 dischi con la mia canzone): a parte un breve ritorno in Albania nel 2017, quando, in occasione della visita di Papa Francesco, l’arcivescovo di Tirana-Durazzo, Mons. Frendo, scrisse per me una lettera di benemerito al Pontefice. Attualmente suono la chitarra a Piazza S. Maria in Trastevere, e vivo sotto Ponte Garibaldi. Il pubblico apprezza molto “I love You,…” : specialmente, direi, i bambini dai 2 ai…90 anni! Appunto perché è una canzone che parla sinceramente di Cristo.

D. E gli ultimi tuoi progetti?

R. Il mio desiderio, oggi,  partecipando al progetto di Tota Pulchra per il Congo, è andare a cantare la mia canzone, a rischio anche della vita, proprio in questo Paese: e per questo chiederò un visto a Papa Francesco. Per contribuire a cambiare una situazione davvero inconcepibile, far sì che piu’ nessuno, in Congo, debba sentirsi in colpa per essere cristiano. Aggiungo che quando, poco prima di Natale, ho presentato la mia canzone, con Tota Pulchra, ai responsabili della Comunità congolese a Roma, e al figlio dello stesso ambasciatore del Congo Kinshasa, il pezzo è stato molto apprezzato: tanto che vorrebbero proporre “I love You, Jesus cries” proprio come inno della Comunità cattolica congolese.


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