Il futuro entra in noi, per trasformarsi in noi,
molto prima che accada.

Rainer Maria Rilke

La Sinistra snob e il senso delle cose

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Troppo snob, troppo autoreferenziale e assolutamente sganciata dalla realtà: la sinistra paga lo scotto del rampantismo renzista e boschista, e, dopo il voto del 4 marzo, deve interrogarsi e chiedersi dove sta andando. Il baratro è a un passo per un partito che sembra aver smarrito la sua identità, per un partito che si è trasformato in un coro stonato di voci diverse, con un direttore d’orchestra che dirige se stesso. Un partito di “bella gente” da “Ultima spiaggia”, che ha perso il senso delle cose, che è distante, lontana, che parla una lingua diversa da quella del mondo intorno.

Un partito che non ha saputo cogliere i profondi cambianti sociali che la crisi economica, che resta acuta e profonda, ha prodotto, pensando che il consenso si potesse comprare con un po’ di pruriginosa carità. Un partito che ha rimosso e tradito il suo universo di valori e i cui uomini hanno mostrato più affezione più per il potere che il bene comune, a cominciare dall’idea di solidarietà e di welfare, fino a poco tempo fa patrimonio della sinistra, soppiantata da vergognose operazioni elemosina (penso ai bonus da 80 euro). E ancora, un partito che non è riuscito a dare il buon esempio e si è diviso, invece di compattarsi e di mandare semplicemente a casa qualcuno. Ora è tempo di cambiare, al di là dei giochetti di sopravvivenza che la politica consente. E’ tempo di fare autocritica.

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