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Abraham Lincoln

ERDOGAN VINCE DI POCO MA VINCE. TURCHIA PRESIDENZIALISTA

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La Turchia ha scelto la via del presidenzialismo. Hanno vinto infatti sia pure per poco i sì – 51,22% contro 48,77%- al referendum costituzionale proposto dal capo dello stato Recep Tayyip Erdogan. Una svolta autoritarista che consentirà al presidente di accentrare molti poteri nelle sue mani. Con questa riforma Erdogan ha buone possibilità di rimanere a lungo al potere, più a lungo del padre della patria Mustafa Kemal Ataturk. L’entrata in vigore della nuova costituzione nel 2019 azzererà il primo mandato presidenziale consentendogli di restare in sella fino al 2029. Orizzonte esteso al 2034 in caso di scioglimento anticipato del Parlamento.

Ecco perchè.
Il capo dello stato, che verrà eletto direttamente dal popolo, come sancito dal referendum costituzionale del settembre 2010, 1) disporrà di tutti i poteri esecutivi fino ad oggi attribuiti al premier: potrà proporre leggi e rimettere al Parlamento disegni di legge chiedendone la revisione e, in caso di costituzionalità, sollecitare la pronuncia da parte della Corte Costituzionale;
2) potrà nominare e destituire vicepresidenti, ministri e funzionari governativi;
3) potrà emettere decreti legislativi su questioni normalmente di competenza del governo, con l’esclusione di materie relative a libertà fondamentali e diritti civili e politici;
4) potrà mantenere il legame con il proprio partito di provenienza, nel caso di Erdogan il partito della Giustizia e Sviluppo (Akp), legame che attualmente invece deve essere troncato a favore di un giuramento di totale imparzialità;
5)in caso di stato di emergenza, potrà anche proporre la sospensione o la limitazione di diritti civili e libertà fondamentali.
Il parlamento:
1)viene ridimensionato il suo ruolo di controllo su governo e presidente;
2)potrà solo richiedere informazioni, indire riunioni per discutere le azioni dell’esecutivo e del capo dello Stato, potrà sollecitare risposte da parte dei singoli ministri con domande poste per iscritto;
3)viene abolita la mozione di sfiducia nei confronti di presidente ed esecutivo.

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