Il guaio del nostro tempo è che il futuro non è più quello di una volta.

Paul Valéry

La verità, vi prego, sull’essere mamma

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IMG_2569Di recente ho letto molti post contro le madri. Si è scritto che le madri non servono. Che non sono indispensabili per crescere un figlio. Che possono bastare due uomini. Sono rimasta non solo rattristata ma anche profondamente contrariata dalla maggior parte delle risposte. C’è qualcuno che ha parlato di progresso, come se mettere al mondo un bambino avesse a che fare con un prodotto industriale, o qualcosa del genere. Un mio amico ha scritto: tutto si può fare! Altri hanno detto che la donna – la madre – è un essere socialmente inutile. L’hanno ridotta ad un concetto antropologico.

Crescere un figlio non è soltanto la gioia di vedere cosa esce dall’uovo. I parenti che applaudono e un fiocco di benvenuto dietro la porta. Io parlo da madre. E da madre dico che ho sentito troppi uomini (e più di una donna) rivendicare il diritto di essere madri senza rendersi conto.

La madre è l’inizio di tutte le cose. E’ il corpo che si prepara ad accogliere, che si gonfia, che si smaglia, che si allarga; e’ lo stomaco che si rivolta, il diaframma schiacciato che rende difficoltoso il respiro; la postura che si modifica, l schiena che duole, il formicolio perenne alle gambe. Mamma significa affanno; fragilità capillare; giramenti di testa. Significa svenire all’improvviso alla fermata dell’autobus; la voglia di piangere che non dipende da te e la paura che da lì dentro lui possa sentire ogni cosa.

Essere madre vuol dire ‘scendere’ dalla carriera per  preservare casa e famiglia.

Vuole dire sapere che il tempo passa e lì fuori c’è sempre meno posto per te.

È prendere un permesso a lavoro per portare il bambino in ospedale dal medico, arrivare puntuali alle 9 e scoprire che il dottore non arriva mai prima di mezzogiorno.

Vuol dire andare in vacanza in un villaggio a misura di bimbo, quelli dove ci sono zone allestite per fare la pappa, dove non mancano mai seggioloni, scalda biberon e mini club attrezzati.

IMG_2568Vuol dire organizzare il week end e poi rinunciare a partire perché tuo figlio ha la febbre.

Significa scegliere tra una nuova borsa e un corso di piscina per il bambino.

Sono le mani sporche di cacca; lavaggi nasali e vasetti da pulire dopo ogni pipì.

È il pigiama che hai addosso da giorni con la macchia rossa di sugo.

È il sonno che non recuperi più.

È avere lo stomaco chiuso quando il bambino sta male.

E’ lasciarsi morire di sete per salvare il proprio figliolo dal caldo bruciante in una giornata di Agosto.

Essere mamma vuol dire raccogliere ogni giorno, e più volte al giorno, centinaia di pezzetti Lego disseminati per casa.

Significa uscire di casa alle sei e rientrare a pomeriggio inoltrato, poi giocare col bimbo, preparare la cena e non sedersi nemmeno per prendere fiato perché c’è sempre qualcuno più stanco di te.

Vuol dire sentire la stanchezza in ogni parte del corpo, gli occhi che si chiudono e bruciano; il desiderio di stenderti; la consapevolezza che comunque vada sarai sempre l’ultima ad andare a dormire.

Significa essere criticata a prescindere: perché se non hai figli sei una fallita e se ne hai sei una donna nevrotica; perché se allatti sei sottomessa; se non allatti invece sei un’egoista; se non ritorni a lavoro sei poco ambiziosa e danneggi il bambino ma se rientri in ufficio sei un’egoista e quindi niente, ugualmente danneggi tuo figlio.

Significa andare a cena fuori perché “così amore non cucini e riposi un tantino anche tu” e poi passare tutta la serata in piedi in mezzo al locale rincorrendo il pupo che ha solo voglia di giocare giocare e ancora giocare.

È un orecchio sempre teso di notte perché quello dell’uomo è scientificamente provato: non sente.

È la febbre che ti porti addosso da giorni facendo finta di nulla.

Significa litigare tremendamente col proprio compagno perché d’ora in avanti tra Te e Lui ci sarà sempre un imprevisto di mezzo.

Vuol dire non avere più il tempo di guardarsi allo specchio e poi improvvisamente guardarsi e scoprire una nuova e ancora più terribile ruga.

Vuol dire tutto il giorno passato a imboccarlo e lui sistematicamente a tener chiusa la bocca o, ancora peggio, a sputare. 

Essere Mamma significa questo e molto altro ancora che per buon senso non dico altrimenti nessuno più al mondo si metterebbe a fare figlioli. 

Fiorella Corrado


			
										
									

L'Autore

2 commenti

  1. Io sono padre e ci sento benissimo. Ho fatto tutte queste cose che hai descritto e le ho fatte con amore e orgoglio. Donne, smettetela di fare le vittime e di considerare gli uomini degli imbecilli. Voi siete delle madri stupende e fate esattamente quanto ho letto qui. Siete degli angeli, proprio come era angelo mia madre, che ora non c’è più. Ma non ho MAI …MAI letto articoli femminili in cui si fanno i complimenti ai vostri uomini per come si prendono cura dei figli. Io lo faccio e ho sempre diviso tutto a metà con mia moglie. Trovatevi un uomo con le palle e smettetela di punzecchiare gli uomini, cazzo…

  2. Fiorella corrado il

    Hai ragione: i padri sono fondamentali e molto spesso capaci di cure meglio e più delle mamme.
    Noi donne dovremmo essere più consapevoli e grate.

    Tuttavia il mio articolo parla del desiderio delle coppie omo ad avere un bambino.

    Puo ogni desiderio costiutire un diritto?
    Io penso che il protagonista di questa diatriba che sta spaccando in due il pianeta non è il desiderio della coppia né omo né etero e ne tantomeno del genitore single.
    Il protagonista è il bambino che nasce da un uomo e da una donna e la cui maturazione è verosimilmente arricchita dalla crescita non necessariamente con genitori naturali ma con un uomo e una donna, espressione per eccellenza di quella diversità (culturale, nazionale, sessuale, etnica, religiosa e così via) che è di per se più creativa e formativa di ogni identità a senso unico.
    Il bambino è soggetto di diritti e non mero oggetto di desideri.

    Grazie del tuo contribuito

    Fiorella

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