"Tutto è fatto per il futuro, andate avanti con coraggio".

Pietro Barilla

La violenza di genere sintomo di barbarie, degrado e incultura

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Rispetto, armonia, reciprocità sono i cardini sui quali si dovrebbe fondare una società evoluta. Purtroppo negli ultimi 15/20 anni si è acuita invece una disarmonia tra i generi  che è scivolata nell’ intolleranza. La guerra fra i sessi, le molestie sul lavoro, la violenza fisica e i femminicidi ne rappresentano  il volto più oscuro.

Siamo nel 21esimo secolo ma le campagne di sensibilizzazione a tutela della donna  non riescono ancora a garantire risposte concrete di salvaguardia nei confronti delle donne, sembra non riescano ad abbattere quelle barriere socio-culturali che sono all’origine della violenza. La violenza sulle donne non è un problema soltanto dell’occidente ma è un problema trasversale a tutte le culture e ceti sociali. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, circa il 50% delle donne ha subito violenza psicologica o fisica dal proprio partner.

In Cina i numeri non sono troppo differenti da quelli delle altre parti del mondo e circa il 72% degli uomini che hanno abusato di una donna non hanno subito nessuna conseguenza legale. Nonostante la Cina si sia aperta normativamente nella battaglia contro gli abusi sessuali  le donne cinesi trovano ancora oggi grande difficoltà a denunciare. Le violenze fisiche o psicologiche subite vengono taciute in alcuni casi perché la donna non ha una istruzione adeguata ed ha poca consapevolezza delle norme giuridiche o per la paura di essere disonorata agli occhi della comunità. Nonostante la crescente apertura della Cina alla cooperazione nell’ambito della tutela dei diritti delle donne, ad oggi gli sforzi del Paese si sono concentrati maggiormente verso la risoluzione degli aspetti inerenti alla dimensione economica del reato, ma una chiara e decisa linea politica, su questo tema di interesse significativo per il 48% dell’intera popolazione, circa 670milioni di donne cinesi, non è ancora in atto.

In Italia dati emersi da uno studio Istat dimostrano che le violenze avvengono soprattutto in famiglia (il 70%) e in coppia (il 65%). In un altro studio del 2015-2016 l’Istat segnala che le donne tra i 14 e i 65 anni, che nel corso della vita, hanno subito qualche forma di molestia sessuale, sono state 8milioni e 816mila. In molti casi le violenze sono state perpetrate da partner o ex partner.

Violenza psicologica

Violenza sulle donne non è soltanto violenza fisica o sessuale, può manifestarsi anche sotto il profilo psicologico, nello specifico in Italia l’Istat ha rilevato intervistando un campione di donne relativamente al partner attuale ed è emerso:

– Lui, si arrabbia se lei parla con un altro uomo, o la umilia o la offende;

– la critica per il suo aspetto, per come si veste o come si pettina, o per come si occupa della casa;

– la ignora, non le parla, non la ascolta;

– la insulta o prende a parolacce in modo da farla star male;

– cerca di limitare i suoi rapporti con la sua famiglia o con i suoi amici;

– le impedisce di lavorare o studiare o le impedisce di uscire;

– le impone l’abbigliamento ed è costantemente dubbioso sulla sua fedeltà;

– la segue, controlla i suoi spostamenti in modo da spaventarla;

– le impedisce di conoscere l’ammontare del reddito familiare,di gestire il suo denaro e quello della famiglia   e di utilizzare il bancomat;

– le toglie i documenti (per le donne straniere);

– danneggia o distrugge le sue cose, lancia e rompe oggetti a scopo intimidatorio;

– minaccia di sottrarle i figli o far loro del male;

– fa male o minaccia di farlo a persone a lei vicine, minaccia di uccidersi.

Il calvario di alcune donne inizia in questo modo ma poi in alcuni casi trascende in manifestazioni più violente.

Molestie sul lavoro

In uno studio relativo agli anni 2015-2016 effettuato dall’Istituto di Statistica italiano emerge che 1milione e 404 mila donne hanno subito molestie fisiche o ricatti sessuali sul posto di lavoro di cui 1milione 173mila ne sono state vittima per essere assunte, per mantenere il proprio posto di lavoro o per ottenere avanzamenti nella carriera. Le donne più colpite le donne impiegate (38%) o le lavoratrici nel settore del commercio e dei servizi (30%). Le molestie hanno riguardato in maniera più incisiva donne laureate (9%) e donne dai 35 ai 45 anni di età. L’autore del ricatto sessuale è di solito un uomo che tende a ripetere il ricatto nel tempo. Altro dato rilevante è che l’81% delle donne che subiscono un ricatto sessuale non ne parla con nessuno e quasi nessuna denuncia il fatto alle Forze dell’Ordine, per paura di perdere il posto di lavoro, per vergogna o per incapacità di reazione. Istat – Indagine sulla “Sicurezza dei cittadini” anni 2015-2016.

Nel 2009 una ricerca condotta dalla City University di Hong Kong aveva rivelato che circa l’80% delle donne cinesi in età lavorativa aveva subito, almeno in un caso, molestie verbali o fisiche da parte di colleghi o datori di lavoro, tra di esse soltanto lo 0,5%  aveva denunciato l’accaduto alle autorità competenti, mentre appena il 3,6% aveva esposto il problema ai propri superiori (Dilip K Srivastava e Gu Minkang, “ Law and Policy Issues on Sexual Harassment in China-2009).

Il ruolo delle donne nel tempo

Sono passati quasi 50 anni da quando Mao Zedong “liberava” le donne cinesi dopo secoli di discriminazioni e subordinazione al potere maschile. Tanti passi in avanti sono stati fatti rispetto al passato quando la donna si muoveva entro spazi limitati e doveva obbedire al padre, poi al marito e al figlio, quando il posto degli uomini era sociale, quello della donna era domestico. Oggi lavora oltre il 70% delle donne cinesi e un rapporto del World Economic Forum conferma che il numero delle ragazze iscritte all’università abbia superato quello dei ragazzi. Oggi la Cina è il Paese con il maggior numero di donne milionarie, ma ancora le donne non ricevono incarichi politici, è donna meno di un quarto dei membri dell’Assemblea Nazionale del Popolo, mentre nel gotha del potere, il Comitato Permanente Politburo, siedono solo uomini.

Rivisitando i libri di storia ci rendiamo conto che il ruolo della donna fino alla fine del 1700 in Occidente era relegato a ruoli marginali. Senza una istruzione adeguata e con la costante presenza  di una figura maschile, un marito, un tutore, un padre o un fratello che le consentissero di studiare non avevano la possibilità di emergere. Qualora fossero donne di scienza pubblicavano con il nome dei mariti o con uno pseudonimo maschile così che molto spesso le loro opere venivano attribuite agli stessi o ai loro maestri. La studiosa Mary Beard, dell’Università di Cambridge, una delle maggiori studiose di storia romana, descrive la cultura occidentale , risalente ai Greci e ai Romani, fondata su una tradizione che imponeva il silenzio alle donne e che le escludeva dal potere. Prendendo esempio da persone come Cleopatra fino ad oggi Hilary Clinton, dall’Imperatore Augusto fino Donald Trump, vediamo come alle donne è stata tolta la parola e il potere, e le poche volte che sono riuscite a raggiungere il potere sono ricordate non per quanto sono riuscite a realizzare ma per le loro qualità femminili. Dal 1800 al 1900 le scienziate alle quali è stato riconosciuto il valore del loro lavoro si contano sulle dita di una mano: Ellen Swallow MIT chimica pioniera dell’ecologia, Ada Lovelace Byron matematica che pose le basi per l’informatica, Rosalind Franklin che sperimentò la struttura a doppia elica del DNA, Lise Meitner, fissione nucleare, il Nobel Barbara McClintok che ha rivoluzionato la genetica classica.

Oggi nelle accademie di ricerca solo il 33,4 % di ricercatori e tecnici sono donne, l’occupazione femminile nell’Europa a 28 è del 45% ma il capitale umano richiesto riguarda donne sottoutilizzate, infatti il 40% di loro sono laureate ma svolgono lavori che richiedono un titolo di studio inferiore. Nelle istituzioni ecclesiastiche e religiose poi, come il Vaticano, ancora oggi si impedisce alle donne di esercitare il loro potere. Papa Francesco sta cercando di rivoluzionare questo andamento, ma  la strada è ancora in salita. Anche l’ONU recentemente è inciampato su una risoluzione contro lo stupro come arma di guerra.  Nelle università italiane la presenza femminile rappresenta poco più di un terzo del totale dei docenti di ruolo (35,1%) e su 100 unità sono donne solo il 4% dei Rettori (4 persone) e il 18% Direttori di Dipartimento. Fonte Istat. Ma non ci dobbiamo abbattere perché qualcosa si sta muovendo, a volte si aprono le porte e si vedono le donne in posizioni dove non te le aspetti: Fabiola Giannotti Primo Dirigente Generale del CERN, Sr.Mary Melone Rettore della Pontificia Università Antonianum, Prof. Louise Richardson, primo Rettore donna di Oxford in 800 anni, Jacinda Ardern giovane madre e primo ministro della Nuova Zelanda, Alexandria Cortez neo eletta parlamentare americana e molte, molte altre!

Femminicidi e violenza di genere sono un problema strutturale e culturale

In Italia vengono commessi almeno 130 femminicidi l’anno. Dal 2000 ad oggi sul territorio italiano sono scomparse più di 60mila donne (immigrate anche con prole) e 3.306 donne sono  state uccise, più di 3 a settimana. Nei primi dieci mesi del 2018, le vittime sono state 106, e in rapporto agli omicidi commessi in Italia i femminicidi sono saliti al 38%, registrando un incremento del 3% rispetto al 2017. I numeri di queste tragedie non corrispondono però ai dati sulle violenze fisiche e psicologiche subite dalle donne e non considerano gli almeno 1600 bambini “vittime collaterali” sopravvissuti ai loro genitori doppiamente orfani di madre e di padre che si è tolto la vita o che è finito in carcere.

Cosa fare?

Per ottenere una svolta che rivoluzioni il modo di essere e di pensare degli individui è necessario partire dall’educazione, intervenire nelle scuole, nelle università e durante la vita degli individui. Non bastano le leggi, è necessario cambiare i comportamenti delle persone , aiutare le donne ad abbattere le barriere socio-culturali all’origine della violenza, contrastare gli stereotipi di genere che sono alla base di una visione errata del ruolo di donne e uomini nella società.

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