Il futuro entra in noi, per trasformarsi in noi,
molto prima che accada.

Rainer Maria Rilke

L’Africa investe in banda larga

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Obiettivo, 800 mila chilometri di cavi
imm palmieri 3 defIl futuro della fibra ottica in Africa passa dal suono delle macchine che lavorano su fiumi in piena, dagli ordini gridati fra operai in mezzo alla giungla e dalle imprecazioni, lanciate quando arriva la notizia che un branco di elefanti ha dissotterrato, ancora una volta, un cavo in mezzo alla savana. La sfida di portare la fibra ottica in Africa è stata raccolta negli ultimi anni da diverse multinazionali, molte delle quali hanno fra i loro sogni quello di portare internet ad alta velocità in tutto il continente. Oggi sono circa 740 mila i chilometri di cavi che attraversano l’Africa e nel giro di pochi anni potrebbero diventare 800 mila. Dallo Zambia, al Ruanda, al Burkina Faso, un reticolo di cavi larghi quanto una bottiglia che diventeranno per milioni di africani sì la porta per il resto del mondo ma anche il cavallo di troia mandato come grande fratello da governi non proprio democratici e puliti. Nuova rotta nel sud del mondo. Sacs collegherà Ruanda a Fortaleza.

Uno degli ultimi paesi cablati è la Somalia. Nelle settimane in cui il presidente somalo e i vertici della Liquid Telecom, una delle più grandi società africane del settore, si incontravano per chiudere l’accordo, i terroristi islamici di Al Shabaab continuavano con i loro attacchi mentre proseguiva l’offensiva via terra delle truppe dell’Unione Africana. Ma la tenacia di Nic Rudnick, ad della Liquid alla fine ha vinto. “Se c’è un posto che non è connesso è lì che vogliamo andare a lavorare”, ha più volte dichiarato l’imprenditore che ha all’ attivo svariati paesi già connessi e 250 milioni di dollari stanziati per i prossimi due anni da destinare all’ampliamento della rete.
Ma non c’è solo la terraferma. L’espansione dei cavi va anche oltremare. Ho incontrato Antonio Nunes, ad dell’Angola Cable, in un lussuoso bar di Luanda dove presentavano il loro nuovo cavo che dall’Angola raggiungerà il Brasile. Gli ho chiesto il perché di tutta quella pompa magna per un cavo transoceanico in fibra ottica quando già ce n’erano centinaia. Lui si è messo a scarabocchiare i continenti su un foglietto. “Guarda – ha detto disegnando grossi tratti fra l’Europa e gli Stati Uniti e fra il nord Africa e l’Europa – oggi se un paese africano vuole raggiungere l’Argentina può solo passare per l’Europa, attraversare gli Usa e infine arrivare in Sudamerica. Questo cavo è l’alternativa. Sarà la svolta per il continente non solo perché permetterà di aumentare le velocità di trasmissione dati fino a quattro volte fra noi e il Sudamerica ma perché rappresenta un elemento strategico per cambiare le rotte di trasmissione dati oggi esistenti nel mondo”. Il Sacs, così si chiama il cavo, costerà 170 milioni di dollari e collegherà per 6 mila chilometri Luanda a Fortaleza, in Brasile creando una nuova rotta nel sud del mondo. Così i dati indiani per esempio, per arrivare in Brasile, potranno anche passare da qui e non passare più dall’ Europa o dal Giappone.
La penetrazione di Internet nel continente è del 15,6%
imm palmieri 2 defIn realtà anche il Sudafrica nel 2011 aveva pensato a coprire lo stesso tratto collegando Cape Town a Fortaleza, ma fino all’anno scorso non erano ancora stati trovati i fondi sufficienti. E’ bastato però solo l’annuncio, affinché la comunità dell’Isola di Sant’Elena, 4.200 abitanti in pieno Oceano Atlantico, si mobilitasse per far sì che quel cavo passasse anche dalla loro isola. “Ci separano 2 mila chilometri da un’ospedale, una libreria, un’università – scrivono nel sito Move this cable! – la banda larga aiuterebbe a risolvere molti dei problemi derivanti dall’isolamento di Sant’Elena”.

Ad oggi la penetrazione di internet sul territorio, in Africa è pari al 15,6%, contro il 34,3% della media mondiale. Una percentuale destinata a salire considerando gli investimenti pubblici e privati previsti per i prossimi anni. Ma la tecnologia si scontra spesso con la tutela dei diritti umani. Pensiamo al Ruanda. Il suo presidente, Paul Kagame, da sempre dichiara che lo sviluppo della fibra ottica è priorità del suo governo. Un presidente illuminato parrebbe, se non fosse che è accusato dalle Nazioni Unite di fomentare le violenze nella vicina Repubblica democratica del Congo per sottrarre loro risorse naturali e di aver chiuso svariati giornali solo perché erano scomodi. Portare una connessione vuol dire portare anche potenziale controllo; e quando si costruiscono le reti e non si può non pensare anche a questo. “Il futuro della fibra ottica in Africa è luminoso – ha detto a Futuro Quotidiano Stephen Song, imprenditore che ha portato il wireless in centinaia di villaggi africani – ma le tecnologie possono essere anche utilizzate in maniera antidemocratiche. Bisogna perciò garantire che si sviluppino politiche che garantiscano i cittadini dall’ eccessiva sorveglianza attraverso progetti sulla privacy. Solo così l’evoluzione delle infrastrutture informatiche porterà il massimo beneficio a tutti”.

Antonella Palmieri

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