Il guaio del nostro tempo è che il futuro non è più quello di una volta.

Paul Valéry

L’ asse Canada – Ue e gli accordi Spa e Ceta/ L’analisi

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Alla fine della Seconda Guerra Mondiale l’Europa ed il Nord America erano il fulcro degli avvenimenti internazionali, ora il centro del sistema globale sembra spostarsi progressivamente verso Oriente. Questo significa che è opportuno rafforzare la rete istituzionale che collega i Paesi posti ai due lati dell’Oceano Atlantico per sostenere la pace e la prosperità economica nei prossimi anni. In questo processo  possono svolgere un ruolo fondamentale l’Accordo di partenariato strategico (Strategic Partnership Agreement-SPA) e l’Accordo economico e commerciale (Comprehensive Economic and Trade Agreement-CETA). Essi sono stati firmati dall’Unione Europea e dal Canada nel 2016, ed intendono promuovere e facilitare il progresso economico, compito fino ad ora lasciato al libero spiegarsi delle forze di mercato.

Quanto detto intende porsi lungo la linea dell’esperienza europea e di quella nord-americana, in cui il processo di integrazione economica è iniziato attraverso una serie di trattati intergovernativi. Nel 2017 il Ceta è stato adottato in via provvisoria e per l’entrata in vigore definitiva è richiesta la ratifica di tutti i Paesi membri. Il fattore che, tra gli altri, ha giocato un ruolo di primaria importanza nel dare avvio al processo per la firma dei due Accordi può essere identificato nello sviluppo dell’impresa privata, coadiuvato dall’azione dei Governi interessati.

L’attività del settore privato sviluppa, infatti, una rete di trasferimenti di capitali e conoscenze tecnologiche e manageriali tra le due sponde dell’Oceano, mentre i Governi favoriscono la crescita attraverso  la liberalizzazione del commercio. Come conseguenza aumentano sia l’interscambio di beni e di servizi; sia gli investimenti. In altri termini, le imprese hanno la possibilità di espandere le loro operazioni ad un mercato più ampio e di investire in programmi a lungo termine, come conseguenza, le loro attività  prosperano,  contribuendo ad aumentare l’occupazione sia nelle economie nazionali, sia in quelle ospiti. La crescita economica aumenta, a sua volta, il benessere delle popolazioni, ampliando le dimensioni del mercato. Accanto alle precedenti considerazioni di economia internazionale, è opportuno considerare che i Paesi firmatari degli accordi Spa e Ceta  non presentano sostanziali differenze economiche, politiche e culturali, che potrebbero rendere difficile l’avvio di un processo di integrazione economica transatlantica tramite strutture istituzionali. Inoltre, la cooperazione regionale può aiutare a risolvere le tensioni bilaterali (come, ad esempio, quelle sui dazi), ed evitare la costituzione di “blocchi regionali”. In riferimento all’Accordo di partenariato strategico sono da sottolineare alcuni aspetti poco noti al grande pubblico.

Esso impegna sostanzialmente l’Unione Europea ed il Canada al perseguimento di una serie di obiettivi che sono, in effetti, i principì fondanti delle democrazie occidentali. Gli articoli sono solo 32 e prevedono la collaborazione in elementi che caratterizzano le reciproche culture come la difesa dei diritti umani e dello Stato di diritto, la tutela dell’ambiente e la promozione di uno sviluppo sostenibile, la difesa contro il terrorismo e gli attacchi informatici. Le statuizioni dell’Accordo di partenariato strategico tendono anche ad armonizzare le legislazioni delle parti sui temi in argomento. In altri termini, il CETA si inserisce all’interno del più ampio contesto dello Spa che costituisce l’aspetto “materiale” degli accordi,  per cui la parte del partenariato strategico assume una maggiore evidenza rispetto a quella economica e commerciale. Tra le statuizioni del Ceta si ricordano l’abolizione del 92% dei dazi, l’apertura del mercato degli appalti pubblici canadesi per cittadini ed imprese europee e viceversa, il riconoscimento reciproco di alcune professioni, nuove norme che favoriscono l’ingresso di personale lavorativo di investitori stranieri in Canada. Uno dei punti maggiormente controversi dell’Accordo è quello relativo al fatto che con il documento sono tutelate 173 indicazioni geografiche di provenienza a livello europeo.

Tra di esse quelle italiane sono solo 41, un numero che i nostri produttori ritengono decisamente basso rispetto a quello  italiano, anche se a ben guardare le nostre indicazioni geografiche di provenienza fanno la parte del leone sul totale. Tale tutela sarebbe comunque da preferire ad una mancanza di protezione. Alle precedenti considerazioni possono essere aggiunti i timori che le misure adottate possano danneggiare alcuni ambiti del nostro mercato del lavoro. Queste paure possono essere utilizzate politicamente per richiedere delle misure protezionistiche. A tal proposito si può far notare che il livello della produttività non dipende solo dal capitale umano ma anche da altri fattori quali il capitale fisico e le infrastrutture. I flussi del commercio internazionale, inoltre, non sono guidati dai  vantaggi assoluti, ma da quelli comparati.

Da questo fatto deriva che in entrambi i Paesi si originano delle riduzioni dei prezzi con benefici effetti sul potere d’acquisto delle popolazioni, in particolare per i meno abbienti. Un altro punto che ha avviato un acceso dibattito riguarda la possibilità di importare in Europa dei prodotti canadesi che sarebbero pericolosi per la salute. In riferimento a questa obiezione è possibile precisare che il Ceta è un accordo di libero scambio che non elimina le “clausole di salvaguardia” che le parti pongono a tutela della salute delle popolazioni e dell’ambiente. Indubbiamente non sono di facile lettura alcuni punti del CETA che è un accordo articolato e che presenta alcune criticità. Esse, tuttavia, sono suscettibili di ulteriori analisi e determinazioni nel corso dell’ attuazione dell’Accordo. In riferimento a quest’ultimo sono incoraggianti i primi dati disponibili.

Infatti, all’interno dell’ Ue l’Italia gode di una posizione vantaggiosa dato che è tra i primi Paesi esportatori verso il Canada, ed anche gli altri indicatori economici sono positivi per la nostra economia. Le precedenti considerazioni suggeriscono pertanto di favorire non tanto dei provvedimenti tesi a proteggere i mercati nazionali quanto  la costruzione di un ambiente macroeconomico più solido, riducendo in tal modo le incertezze per le imprese e favorendo i loro investimenti ed i loro programmi a lungo termine.

Le precedenti affermazioni sono alcune delle valutazioni emerse nel corso del seminario intitolato: “L’Accordo di partenariato strategico ed economico tra UE e Canada: Spa e Ceta” che si è tenuto presso la sala conferenze Sant’Andrea NCTM in Via delle Quattro Fontane a Roma. L’evento è stato organizzato dal Centro Studi Italia – Canada in collaborazione con la Confassociazioni Comunicazione e la Confassociazioni. Tra i qualificati relatori si ricordano il Direttore del Centro Studi Italia – Canada Avv. Paolo Quattrocchi; il Consigliere dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio Dott. Carlo Picozza; il Presidente di Confassociazioni Dott. Carmelo Cutulli; il Presidente dell’Associazione Nazionale Giovani Innovatori Dott. Gabriele Ferrieri e per lo studio legale Nctm: l’Avv. Bernard O’Connor, l’Avv. Luca Guidobaldi e l’Avv. Angelo Anglani. In considerazione della sua importanza, il seminario è stato inserito nella formazione continua per gli iscritti all’Ordine dei Giornalisti  con successo. Ulteriori dettagli sulle opportunità offerte dal partenariato strategico ed economico verranno illustrati nel corso del seminario intitolato: “Canada-EU: una business partnership in evoluzione” che si terrà il 21 novembre alle ore 9 nei locali di Confindustria, in Viale dell’Astronomia n. 30 a Roma. Si tratta di una iniziativa organizzata da Confindustria, dall’International Chamber of Commerce, dal Centro Studi Italia – Canada e da Nctm Studio Legale.

Dott.ssa Fiorella Ialongo

Docente al Master in Linguaggi del turismo e comunicazione interculturale dell’ Università Roma Tre

 

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