La mutilazione per cui la vita perdette quello che non ebbe mai,
il futuro, rende la vita più semplice,
ma anche tanto priva di senso.

Italo Svevo

Lavoratori italiani negli Usa, verso un nuovo accordo

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La Corte costituzionale, nella sentenza n. 369 del 19 dicembre del 1985, ha richiamato la necessità d’ emanare norme in grado di garantire “ai lavoratori italiani all’estero la stessa tutela previdenziale prevista per i lavoratori occupati in Italia” ( cosa, peraltro, rientrante anzitutto nello spirito dell’art. 38 della Costituzione) .Da qui è nata l’iniziativa dell’on. Fucsia Fitgerald Nissoli (deputata del gruppo “Per l’Italia” eletta, nel 2013, nel collegio estero Nord America e Centro America, ora iscritta al gruppo centrista di maggioranza “Democrazia Solidale – Centro Democratico”) d’ un’ interrogazione al ministro del Lavoro e Politiche sociali, Giuliano Poletti: per verificare l’attuale stato del negoziato in corso, proprio su questo tema, tra Italia e Usa
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NISSOLItenendo conto dell’attuale complessità del fenomeno migratorio e dei mutamenti intercorsi in tutti questi anni: negli USA, c’ è, ad esempio, anche una presenza di lavoratori italiani, ex INPDAP, che non sono contemplati nell’ Accordo tra i due Paesi.

Già nel marzo 2015, una mozione parlamentare, a firma, anzitutto, sempre dell’ on.Nissoli, chiedeva di “monitorare lo stato delle convenzioni bilaterali di sicurezza sociale in essere, e verificare la loro compatibilità con le modifiche intervenute nel sistema previdenziale italiano, e l’eventuale conseguente necessità di rinegoziazione”; oltre “alla verifica, di fronte all’aumentata mobilità internazionale di lavoratori e lavoratrici sia in uscita che in ingresso in Italia, della necessità di stipulare nuovi accordi bilaterali di sicurezza sociale e aggiornare quelli in vigore”. Il 2 dicembre successivo, con una lettera, sempre la Nissoli chiedeva, all’allora sottosegretario Mario Giro, d’ adoperarsi perchè venisse “posta, al più presto, nell’Agenda del Governo, la modifica della Convenzione sulla sicurezza sociale tra l’Italia e gli Usa”.La Farnesina, allora, poneva, tra le sue priorità del 2016, appunto la revisione dell’Accordo di sicurezza sociale Italia-USA. il 5 maggio 2016, l’allora ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, in risposta alla richiesta di informazioni, osservava che “Sono state accolte le proposte di estendere le tutele previdenziali a categorie di lavoratori finora escluse, come i dipendenti pubblici… confermo quindi che la revisione dell’Accordo rientra tra quelli considerati prioritari dal Governo”.

Nel “Question Time” nell’Aula di Montecitorio, il Ministro Poletti ha risposto all’interrogazione dell’on Nissoli, appunto sull’aggiornamento dell’ Accordo di sicurezza sociale Italia-USA. “Il Governo sta lavorando bene per arrivare all’aggiornamento dell ‘Accordo – ha detto l’on. Nissoli – sono pertanto soddisfatta che il mio lavoro, iniziato in occasione d’ un Convegno a New York nel 2015 e portato all’attenzione del Governo, sta andando a buon fine. Colgo, anche, l’occasione per ringraziare i dirigenti dell’INPS, il Viceministro Giro, il Presidente Gentiloni ed il Ministro Poletti”. L’attuale situazione politica USA non è certo – osserviamo – tra le piu’ propense a piu’ ampi interventi di politica sociale (Trump ha ribadito nuovamente la ferma intenzione d’ abrogare, o quantomeno modificare profondamente, la riforma sanitaria di Obama): ma qui si tratta d’ uno specifico accordo di diritto internazionale, che segue, chiaramente, un suo particolare iter.

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