"Tutto è fatto per il futuro, andate avanti con coraggio".

Pietro Barilla

L’espansione urbana cinese e le nuove frontiere del Made in Italy

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cineseLa politica cinese del figlio unico non ha impedito alla Cina di contare nel suo ultimo censimento del 2015 la presenza di un miliardo e 367,8 milioni di abitanti. Il benessere e lo sviluppo dei centri urbani ha contagiato i giovani che abbandonano le campagne per trasferirsi nelle grandi città dove li attende un lavoro meno faticoso e più remunerativo. La politica del governo centrale è quella di controllare questi flussi per non creare squilibri tra cementificazione, aree destinate all’agricoltura e aree destinate a scopo industriale. L’ottimizzazione dei territori è fondamentale per permettere ai residenti uno standard di vita adeguato alle esigenze mantenendo una stabilità tra ecologia ed espansione urbana. Detto questo dobbiamo ricordare che città come Pechino, Shanghai, Nanchino, Shenyang, Suzhou, Canton, Shenzhen e tante altre contano oggi dai 10 ai 30 milioni di abitanti. 300 milioni di nuovi ricchi acquistano beni di lusso, ma un numero sempre crescente di persone della classe media è attratta da produzioni provenienti dall’estero e viaggia e consuma. Le stime ufficiali indicano che nel 2014 i cinesi all’estero sono stati 116 milioni mentre nel 2015 ad oggi hanno raggiunto quota 135 milioni e di questi 1.7 milioni riguardano cinesi diretti in Italia. Negli ultimi anni la dimensione della classe media cinese è aumentata di pari passo con l’incremento del reddito medio e dovrebbe continuare a crescere parallelamente allo sviluppo economico che ad oggi è di un significativo 7% annuo. Nel 2023, secondo uno studio del Ihg, 90 milioni di famiglie cinesi potranno permettersi di viaggiare, con una capacità di spesa maggiore del 75% rispetto a quella attuale. In Italia porterebbero circa 5 miliardi di dollari, così da divenire il più grande mercato di turismo a lungo raggio nel nostro Paese.

Durante i soggiorni in Italia, la tendenza dei turisti cinesi è di visitare almeno cinque città italiane, tra le quali Milano, Roma, Firenze, Venezia e la stima degli acquisti esentasse si aggira sui 2miliardi di euro, cifra cresciuta rispetto al 2010 del 97% e destinata ad aumentare fino alla fine dell’anno. La sfida per il nostro Paese consiste nell’attuare investimenti sull’accoglienza dei cinesi, formare il personale e adeguare l’offerta italiana, sviluppare operazioni di promozione sulle reti social, addestrare personale qualificato ed esperto sulle abitudini dei turisti. È possibile creare un ambiente accogliente usando qualche semplice accorgimento, come accettare e consegnare i biglietti da visita con entrambe le mani, leggendoli prima di riporli, accogliere gli ospiti cinesi parlando in mandarino, creando un menù a tavola tradotto in mandarino, predisporre un bollitore per il tè in camera, fornire dei canali televisivi cinesi, consentire il pagamento tramite circuiti di pagamento per le carte di credito cinesi, stampare opuscoli in lingua per eventi e manifestazioni locali, fornire a tavola oltre alle posate un kit cortesia con bacchette. Piccoli accorgimenti che non farebbero perdere l’identità alla nostra italianità ma che metterebbero più a loro agio i viaggiatori cinesi. Terminato l’Expo l’Italia potrebbe rivestire un ruolo molto importante per il turismo cinese, uno scenario ricco di opportunità se saremo in grado di intraprendere la sfida ponendoci dei seri obiettivi. Il Made in Italy piace ai cinesi tuttavia l’export targato Italia ha una evoluzione limitata se confrontata con la forza e la continuità della crescita cinese degli ultimi decenni. Alcune categorie merceologiche come i prodotti chimici, i macchinari, i beni strumentali ed industriali negli ultimi anni sono in decrescita.

I settori invece che vantano da parte dei cinesi un forte interesse sono: i prodotti del tessile, abbigliamento, pelli e accessori che rappresentano circa il 15% dell’export nel 2013, il settore alimentare influenzato dalla buona fama del nostro Paese di godere una posizione di eccellenza nei mercati internazionali; nel settore automobilistico, per esempio, Maserati nel 2014 ha realizzato in Cina circa un quarto delle sue vendite a livello mondiale, risultando di interesse in particolare per una clientela femminile e di età mediamente giovane. Infine il mercato del Luxury Goods destinata alla fascia sociale più elevata e con prospettive commerciali a lunga scadenza. Il mercato cinese nel prossimo futuro si caratterizzerà sulla evoluzione di consumi nel mercato interno. La crescita della popolazione nei centri urbani e la crescita della classe media rappresentano una grande opportunità. Se gli operatori italiani saranno in grado di cogliere la sfida di questa nuova fase evolutiva potrebbero porsi tra i leader in un mercato molto vasto. Il 30 settembre scorso, 66esimo anniversario della Fondazione della Repubblica Popolare Cinese, l’Ambasciatore Li Ruiyu, nel discorso che precedeva i festeggiamenti, ha sottolineato: “ la Cina non cesserà di offrire a tutto il mondo, Italia compresa, sempre maggiori opportunità per il mercato, per la crescita, per gli investimenti e per la cooperazione”, ha inoltre rammentato a tutti gli ospiti presenti che “quest’anno ricorre il 45° anniversario dell’allacciamento delle relazioni diplomatiche tra la Cina e l’Italia e che al momento, presentano buone prospettive di sviluppo. I vantaggi offerti dai capitali cinesi, con la manifattura e il design italiani, forniscono tutta una serie di casi esemplari di cooperazione commerciale. Le relazioni tra i due Paesi rappresentano la forza motrice per la realizzazione di partenariati negli ambiti della pace, della crescita, delle riforme e della cultura”. L’Italia è un Paese in grado di esportare competenze, idee e stile e di attrarre per la sua storia millenaria. In un mercato così ricco ed effervescente come quello cinese potrebbe trovare la chiave per valorizzare i propri talenti.

Simona Agostini

L'Autore

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