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Gianni Rodari

L’Industria delle armi non conosce crisi e cresce

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SEOUL, SOUTH KOREA – MAY 2: A stack of scrapped missiles, the South Korean Nike (L, back), the US Hawk (front) and the North Korean Scud (C, back) displayed at a war museum on May 2, 2005 in Seoul, South Korea. North Korea apparently test fired a missile into the Sea of Japan raising new fears about Pyongyang’s nuclear intentions just days after a U.S. intelligence official said the secretive Stalinist state had the ability in theory to arm a missile with a nuclear warhead. (Photo by Chung Sung-Jun/Getty Images)

governi di tutto il mondo hanno speso 1.686 milioni di dollari in spese militari nel 2016, una tendenza che non accenna a diminuire poiché nel 2017 sono previsti ancora aumenti. Le crescite più significative sono quelle che riguardano gli Stati Uniti, il Nord America e l’Europa Occidentale e la Cina. Gli Usa sono in vetta alla classifica con +1,7% pari a 611 miliardi di dollari, mentre la Cina, secondo i dati diffusi dall’agenzia ufficiale Xinhua, per il 2017sosterrà una spesa militare del +7%, 1.3% del PIL, pari a 1.044 miliardi di yuan (circa 143 miliardi di euro) importo che è stato confermato dalla Portavoce Ufficiale del Congresso Nazionale del Popolo cinese Fy Yin.
Proprio in questi giorni si festeggiano i 90 anni dalla Costituzione dell’Esercito Popolare di Liberazione Cinese e per la prima volta non ci sarà la tradizionale sfilata militare su Piazza Tiananmen a Pechino, ma una manovra militare nella base di Zhurihe, nella Mongolia Centrale, dove Xi Jinping, Presidente della Repubblica e numero uno dell’Esercito, osserverà le manovre che hanno componenti di cyberwarfare, truppe speciali, aviazione e contromisure elettroniche. (notizia riportata sul South China Morning Post del 25 luglio).
Dopo gli Stati Uniti, il bilancio militare della Cina è il più grande del mondo. Il Paese più popoloso e la seconda più grande potenza economica del mondo spende più dei suoi vicini, Giappone, Corea del Sud, Filippine e Vietnam, messi insieme. Ma l’Addetto Militare, Navale ed Aeronautico cinese, Colonnello Superiore Wang Jianliang durante i festeggiamenti presso l’Ambasciata, a Roma, per i 90 anni dell’Esercito ha espresso la consapevolezza che la riforma dell’esercito e di tutti i comparti militari avviata dal Presidente Xi Jinping nel 2015 ha come obiettivo il miglioramento della sinergia tra i diversi comparti delle forze armate. la Cina è un Paese pacifico, ha detto, e porta avanti un approccio di sviluppo pacifico e armonioso all’insegna della cooperazione internazionale. Nonostante la forte riduzione degli uomini (meno 300mila quest’anno, ridotti a 2milioni), la Cina partecipa alle missioni internazionali di Pace insieme all’ONU, 24 per l’esattezza. La Marina Militare cinese ha appena inaugurato la sua prima base all’estero, a Gibuti sulla costa orientale del continente africano, che servirà ad appoggiare le missioni internazionali di Pace in Africa, alle quali i cinesi vogliono partecipare in maniera sempre più concreta, oltre che a proteggere gli interessi commerciali di Pechino.
Con l’Italia i rapporti sono eccellenti, soltanto pochi giorni fa (11 luglio c.a) la Fregata “Carlo Margottini” della Marina Militare italiana ha dato il benvenuto, nel porto di Civitavecchia al Cacciatorpediniere “Changchun”, alla fregata “Jingzhou” e alla rifornitrice “Chaohu”, che costituiscono il “task group 150, della People Liberation Army Navy (PLAN)”, la Marina Militare Cinese. I tre giorni di sosta a Civitavecchia hanno favorito occasioni di scambio tra gli equipaggi e soprattutto il confronto di due diverse prospettive marinaresche. Le nuove navi di Pechino sono le piattaforme più imponenti mai entrate in servizio attivo con una guardia costiera e l’aspetto più significativo e importante è il rinnovamento della forza navale.
Anche il governo italiano come tutti i governi europei aderenti alla NATO ha aderito alle richieste della NATO di spendere il 2% del PIL nazionale in difesa e parallelamente creare un fondo per lo sviluppo e la ricerca militare. L’Italia ha registrato l’aumento più notevole, con una spesa in aumento dell’11% tra il 2015 e 2016, e per il 2017 spenderà 23.4 miliardi di euro, più del 21% in 10 anni. Circa un quarto della spesa è destinata al reparto bellico, uno stanziamento di 5.6 miliardi di euro che porterà la Marina Militare Italiana a dotarsi di un arsenale navale pari a quello della Gran Bretagna e superiore a quello di una potenza nucleare come la Francia. Forti aumenti sono stati registrati anche per le spese dell’operazione “Strade Sicure” e del trasporto aereo di stato. L’acquisto di nuovi armamenti è stata delineata dal Ministero dello Sviluppo Economico al quale sono state affidate le politiche per la competitività delle imprese e il rilancio dell’industria nazionale. Azioni dettate anche da logiche commerciali quindi finalizzate alla promozione e all’export dei prodotti bellici.
Il Presidente Trump per il 2018 chiederà al suo governo un aumento del 10% delle spese per “la Sicurezza Pubblica” che avrà l’obiettivo di tenere lontani i terroristi, un piano anti Isis. Un piano per proteggere gli americani. Un aumento di 54miliardi di dollari che arriveranno da un drastico taglio in altri settori come quello dell’ambiente. 54 miliardi, spiega il Presidente Trump, per la difesa e la sicurezza del popolo americano, rilanciando di fatto una corsa agli armamenti contro la quale il Cremlino ha avuto parole dure.
La società del mondo civile però vuole andare in altra direzione. Se solo ci fosse un taglio delle spese militari mondiali del 10% si potrebbero raggiungere obiettivi importanti per le popolazioni, quali la drastica diminuzione della povertà e della fame. Donald Trump durante un discorso ha detto.” Dobbiamo ricominciare a vincere le guerre” , ma i flussi di rifugiati che arrivano sulle nostre coste e tutti gli spostamenti forzati delle popolazioni civili sono conseguenze dirette delle guerre. Forse dovremmo riflettere, forse dovremmo riconquistare la ” PACE “.
Simona Agostini 28.07.2017

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