Ecco qual è il problema del futuro:
quando lo guardi cambia perché lo hai guardato.

Lee Tamahori

Lo spettacolo o il cabaret che esiste ancora

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Le poche volte che esce di sera la Miccolis fa stranamente degli incontri fortuiti e particolari, e piuttosto interessanti. Spesso si chiede come sia possibile che in mezzo a tante persone che si possono conoscere a Roma vada a beccare – quasi affinità elettiva, dice lei per scherzare – proprio dei tipi curiosi, con i quali inizia a parlare per caso o perchè si trova seduta vicina a una conferenza, o perchè ci beve insieme il vinello o un cocktail, o perchè, chissà, qualcuno è attratto da lei e le si avvicina – almeno questo lo si spera sempre – o comunque nella sua euforia alcolica forse Miccolis si fa notare… Certo è che in una di queste sere conosce colui che le farà scoprire il mondo dei cabarettisti. Lo avreste mai immaginato? Uno della band di Paolo Rossi, che con i suoi spettacoli gira in lungo e largo l’Italia fra teatri e palcoscenici. Lui è il fisarmonicista de “I Virtuosi del Carso”, e poi piano piano le verrà presentato tutto il resto della troupe, compresi i tecnici di luce e suono e il curatore di marketing. Definire i loro spettacoli è difficile, in realtà si tratta di spettacoli di satira e comicità, ma insomma è più bello pensarli come dei cabaret, perchè a lei piace vederli come nel film di Fellini e Lattuada Luci del varietà con Giulietta Masina e Peppino de Filippo oppure il film meno conosciuto di Mario Camus Los Farsantes, o ancora come la commedia con Alberto Sordi e Monica Vitti Polvere di Stelle, e come tanti altri film di una Italia sparita che l’ha fatta tanto sognare. Sono un gruppo affiatato, allegro, pimpante e non lasceranno mai la Miccolis senza invito.

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Lei vedrà gli spettacoli di Paolo Rossi, brinderà e mangerà insieme a loro più o meno tutte le sere che rimarranno a Roma. Non mancherà giorno in cui li vada a prendere all’uscita dal teatro, oppure che si fermi insieme prima delle prove, o che li accompagni nelle ore libere a fare un giro. Provengono da tutta l’Italia, Nord, Sud, Centro e lei li segue soprattutto perchè è curiosa; si diverte perchè ormai le sono amici, al fisarmonicista gli vuole persino bene. Vuole sapere che vita fanno, da dove provengono, come gestiscono il loro lavoro con le famiglie e le fidanzate. Ha ben capito che sono come i marinai, ogni città una donna diversa, e li ha visti all’azione, come il mitico Alberto Sordi nello Sceicco Bianco, zitta e muta si diverte ad ascoltare le scuse, le bugie, le invenzioni di ognuno.

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Rimangono artisti anche nella vita. Ma poi ecco che ogni bella cosa ha anche un lato più difficile; vivono in B&B o case in affitto, mangiano sempre fuori, hanno orari particolari, perché poi se lo spettacolo finisce tardi il ristornate rimane aperto per loro. Mentre ti trovi alle cene, risa e sghignazzi, racconti di donne, inviti e conoscenti, e tante tante bevute; lei si diverte sempre un mondo e osserva poi la figura clou del gruppo il Paolo Rossi che ricordava ai tempi di “era meglio morire da piccoli”. Lui così piccolino, tutto snodato, pancetta e culetto all’infuori, capelli un po’ lunghi, occhi un po’ spiritati. Mangia rigorosamente con cappello, ti osserva, ma non si capisce se ti riconosce, ordina piatti particolari e poi li lascia; solo una volta la Miccolis teneva in mano un pezzo della sua crostata ed è corso indietro a riprenderla perché se la doveva mangiare di notte. Una sera invece è scattato su in piedi, si è infilato il cappello di scatto e salutando tutti ha detto “vado a puttane”, forse perchè prima avevamo parlato di Fellini e delle sue donne. Ora Miccolis aspetta un altro loro spettacolo, nel frattempo per chi li volesse vedere eccoli qui i miei amici, “I Virtuosi del Carso” con Paolo Rossi.

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Stefania Miccolis

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