Ecco qual è il problema del futuro:
quando lo guardi cambia perché lo hai guardato.

Lee Tamahori

Il 4 giugno a Roma “L’Esposizione Universale” di Squarzina

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Luigi-SquarzinaÈ strano pensare all’Expo di Milano e collegarla all’autore teatrale Luigi Squarzina. In realtà lui si occupò di un’altra “Esposizione universale” (titolo di un’opera teatrale scritta tra il 1945 e il 1948) quella del 1942 mai realizzatasi a causa della guerra, ma che avrebbe dovuto celebrare a Roma il ventennale del fascismo al potere. Squarzina la descrive così, in maniera caustica, ironica e dal tono triste misto a rabbia: “L’intera zona è dominata da un pianoro verso il quale il parco sale dolcemente finché sul punto più alto un mastodontico parallelepipedo di marmo candido apre nel cielo le orbite vuote dei suoi dieci ordini di arcate. Tra il fogliame di alberi il bianco degli altri grandi palazzi lampeggia al sole. Il viandante che dal basso, dal cavalcavia, guarda questo spettacolo inatteso, gli dà un nome quando il suo occhio cade su una delle targhette appese ai tronchi: “E.U.R. divieto di caccia”. E.U.R Esposizione Universale di Roma”. “Le costruzioni, distanziate da viali e da spiazzi, sono tutte incompiute, anche se parecchie – il Palazzo della Civiltà, il Decumano, il Palazzo Coloniale, il Palazzo delle Corporazioni – sono state interrotte allorché già si era alle rifiniture”.

In uno di quegli edifici vuoti dell’Eur vive, rifugiata fra le mura piacentiniane – “l’immenso cantiere rimase deserto fino all’autunno 1943” – una comunità di senzatetto, che alla fine verrà cacciata dalla forza pubblica per dar posto alla speculazione edilizia. Una storia di miseria, un’epopea degli sfollati, una storia ahimè attualissima; i temi di una crisi economica, di miserabili sconfitti dal potere economico, di tanto fumo negli occhi, e tanta falsità. Una realtà sociale del dopoguerra raccontata con uno stile neorealistico misto a teatro politico. Squarzina con “L’esposizione universale” vinse il premio Gramsci nel 1949, datogli da una giuria composta da Luchino Visconti, Eduardo de Filippo, Vito Pandolfi, Paolo Stoppa, Stefano Landi, ma il dramma non sarà mai rappresentato in Italia (venne messo in scena in Polonia, e tradotto e pubblicato in russo), solo letto da Vittorio Gassman, nel 1950 a Roma, e da Giorgio Albertazzi, nel 1951 a Firenze, Gabinetto Viesseux. L’opera, dopo più di quarant’anni verrà ripresa per una mostra a Palazzo delle Esposizioni, e riletta poi a gennaio 2015 al teatro Argentina.

Ma il prossimo 4 giugno verrà finalmente rappresentata per la prima volta in Italia al Teatro India, produzione Teatro di Roma per la regia di Piero Maccarinelli. Si tratta di un pezzo di storia del nostro Paese, ma è anche l’ennesima dimostrazione di una censura politica, della forza di un autore, e dell’analisi della società italiana senza aver paura di raccontarla. Squarzina è stato di certo uno degli innovatori del teatro italiano nel secondo novecento, un artista schivo ed eclettico, che ha formato numerosi formidabili attori. Ha diretto il teatro stabile di Genova e il Teatro di Roma all’Argentina, ha fondato il Dams di Bologna, ed è stato insegnante e studioso, direttore della sezione teatro dell’”Enciclopedia dello spettacolo”. Come regista indipendente ha lavorato con molte compagnie, passando dal teatro classico al moderno. Oggi nell’ambito del Progetto Esposizione Universale di Roma – Ideazione e Trasformazione, con il contributo di Lazio Innova per Expo Milano 2015 «Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita», il copione originale de “L’esposizione universale” è visibile alla mostra sull’E42 che si tiene all’Ara pacis, “che intende ripercorrere la storia dell’Eur, nato come simbolo della monumentalità fascista e divenuto espressione del miracolo economico degli anni ’60”. Ma Squarzina è ricordato in questi giorni anche al Teatro Argentina: nove pannelli disposti negli spazi della Sala Squarzina del Teatro – e che accompagneranno poi la rappresentazione teatrale al Teatro India dal 4 al 14 giugno – “descrivono il lavoro del regista dal 1945 ai primi anni Ottanta”.

È grazie alla Fondazione Istituto Gramsci in cui è conservato l’archivio del regista e al curatore della mostra Elio Testoni che, dopo un accurato lavoro di studio e selezione dei documenti, si sono luigi squarzinapotute ripercorrere le importanti opere del regista dal taglio politico sociale: L’Esposizione Universale, Tre quarti di Luna, La sua parte di storia, Romagnola, 5 giorni al porto, 8 settembre, Rosa Luxemburg . L’ultimo pannello è dedicato a Gli uccelli e La tempesta, opere realizzate con un gruppo di adolescenti portatori di handicap – Squarzina aveva ben compreso il valore del teatro come una vera cura. “Ognuno dei pannelli è stato concepito come «percorso unico» dell’opera analizzata, fatto di testi e di immagini, e ogni «percorso unico» è divenuto un insieme per suggerire al visitatore l’intensità del lavoro di Squarzina e della sua lucida analisi della storia italiana”. La fondazione Gramsci conserva gli scritti dell’autore editi e inediti dal 1939 al 2009, il materiale fotografico, i bozzetti, i disegni, la corrispondenza, tutto ciò che riguarda la stampa e la documentazione attinente al teatro di prosa e lirico, alla attività radiofonica e televisiva, alla presenza dell’autore nel cinema, e i materiali relativi alla docenza universitaria e alla direzione dei Teatri stabili. È strano questo connubio passato e futuro, Fondazione Gramsci, Expo di Milano, per far rivivere un’opera del passato ma più che mai attuale. Ma è un altro modo per comprendere meglio la società in cui viviamo e per capire cosa vogliamo e perché.

Stefania Miccolis

L'Autore

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