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Alan Kay

Massoneria nel mirino come ai tempi del fascismo

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Una storia che si ripete. La Massoneria è di nuovo nel mirino, come avvenne nel 1993 quando il Procuratore di Palmi, Agostino Cordova, diede il via ad un’inchiesta a tutto campo che si concluse in una bolla di sapone nel 2000, ma che aprì una ferita profonda in seno alla comunità libero muratoria italiana.

Questa volta a lanciare l’attacco è stata la Commissione antimafia, presieduta da Rosy Bindi che ha delegato lo Scico della Guardia di Finanza a procedere alle perquisizioni delle sedi nazionali di quattro associazioni libero muratorie, il Grande Oriente d’Italia, la Gran Loggia Regolare d’Italia, la Serenissima Gran Loggia d’Italia, la Gran Loggia d’Italia degli Alam, con l’ordine di sequestrare gli elenchi di tutti i loro iscritti in Calabria e Sicilia.

Tutto questo è grave e inquietante, al di là del coinvolgimento della Massoneria. L’iniziativa messa in atto dalla Antimafia calpesta gli stessi fondamenti su cui poggia lo stato di diritto. La presidente Rosy Bindi e i suoi colleghi della commissione forse hanno dimenticato che la responsabilità penale è personale e che per essere indagati, e poi eventualmente processati, e quindi condannati, bisogna essere almeno sospettati di aver commesso un reato. E qual è il reato contestato a ciascuno delle migliaia di iscritti al Grande Oriente in Sicilia e Calabria?

Non si può sparare nel mucchio, sperando di colpire un presunto bersaglio giusto. Non si possono stilare liste di proscrizione. Non si può perseguitare una specifica categoria. Tutto questo fa rabbrividire e inorridisce. Rievoca i tempi terribili del fascismo e del nazismo, quando i massoni, solo perché massoni, proprio come gli ebrei, solo perché ebrei, gli zingari, solo perché zingari, gli handicappati, solo perché handicappati, vennero deportati nel lager e annientati.

La giustizia non può basarsi su tesi precostituite, umori personali, ansie da prestazione, pregiudizi ideologici. Siamo sul crinale di una pericolosa deriva antidemocratica, di nuovi mediocrissimi tempi che non promettono niente di bello e di buono, tempi sempre più a basso tasso di libertà.

E che dire poi del disegno di legge, presentato lo scorso 24 gennaio dal deputato del Pd, Davide Mattiello per modificare la legge 25 gennaio 1982 n.17 sulle associazioni? L’articolato, che è ancora non è stato ufficializzato, prevede l’aumento delle pene per chi partecipa, organizza e dirige un’associazione segreta, e l’interdizione dai pubblici uffici per 10 anni. Ma soprattutto vieta l’adesione a logge massoniche o ad “associazioni che comportino un vincolo gerarchico e solidaristico particolarmente forte” per magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari, per giudici di pace, componenti delle commissioni tributarie, giudici popolari, dirigenti della pubblica amministrazione e delle Forze armate, avvocati e procuratori dello Stato, personale militare, delle forze di polizia, della carriera diplomatica e prefettizia, del livello dirigenziale del corpo dei Vigili del Fuoco, del mondo penitenziario, professori e ricercatori universitari.

Un “de ja vu” che fa tremare i polsi perchè rievoca gli albori del fascismo, ricorda la legge 26 novembre 1925, n.2029, sulla “Regolarizzazione dell’attività delle Associazioni e dell’appartenenza alle medesime del personale dipendente dallo Stato” emanata da Mussolini e finalizzata a infliggere, al culmine di due anni di ininterrotte violenze a uomini e sedi perpetrate dagli squadristi, un colpo mortale e definitivo alla Massoneria del Grande Oriente d’Italia. Una legge contro la quale si levarono poche coraggiose voci, tra cui quella di Antonio Gramsci, che tenne un celebre discorso alla Camera, non in difesa della Massoneria, ma per denunciare la deriva liberticida che con quella legge sulle associazioni si intendeva innestare, forgiando, come spiega lo storico e massone Santi Fedele, “gli strumenti giuridici atti a colpire qualunque forma di libero associazionismo sia politico che sindacale, come per l’appunto sarebbe a distanza di poco più di un anno avvenuto con la promulgazione nel novembre del 1926 delle Leggi eccezionali che sopprimevano la stampa d’opposizione, scioglievano tutti i partiti politici diversi dal fascista ed istituivano il Tribunale speciale e il confino di polizia per gli oppositori”.

“Per statura intellettuale, intelligenza politica, coerenza morale, Gramsci – sottolinea ancora Fedele sul sito del Grande Oriente d’Italia- è stato un gigante del Novecento italiano ed europeo, il cui insegnamento, a ottanta anni dalla morte in carcere, vittima della barbarie fascista, continua a fecondare settori importanti della Sinistra mondiale. Sicché non può non destare doloroso stupore che oggi esponenti di un partito, il Pd che al lascito politico ed ideale del grande intellettuale sardo continua ad ispirarsi, possano anche soltanto lontanamente ipotizzare l’adozione di provvedimenti legislativi limitativi della libertà d’associazione. La storia del XX secolo ce lo ha insegnato: dalla persecuzione antimassonica all’eclissi delle libertà civili il passo è sempre stato molto breve” .

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