Il guaio del nostro tempo è che il futuro non è più quello di una volta.

Paul Valéry

Nuotare su tubi di gas. Un ossimoro chiamato Tap

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Nonostante le promesse di cambiamento, o meglio di “cambiare verso” fatte ai cittadini, non usciamo dalla crisi e il Pil italiano non riesce a salire. Abbiamo bisogno di un aiutino, questo è chiaro. E il governo, per avere un po’ d’ossigeno ha aperto le porte alla politica estera, rivalutando Paesi come Congo e Azerbaijan, prendendo in considerazione nuove opportunità per farci illudere che, da qui a breve, ritorneremo ad essere il Belpaese di Cavour sul piano decisionale estero e non più quello di cui le Nazioni “amiche” di Merkel e, dell’allora presidente Sarkozy ridacchiavano in diretta tv.tracciato tap. futuro quotidiano
La nostra speranza di rivalsa si chiamerebbe gas, per la precisione Tap (Gasdotto Trans-Adriatico), che metterà in contatto il Mar Caspio con Italia, esattamente nella parte meridionale della Puglia attraversando il mare Adriatico e la Grecia, passando per l’Albania per trasportare il gas azero in tutta l’Europa del nord.

Cosa comporta il Tap in Italia?

Bel colpo per le casse nostrane, ma a che prezzo? I 10 miliardi di metri cubi di gas naturale che entrerebbero ogni anno nelle tasche del governo non giustificano la creazione di vere e proprie autostrade subacquee di gas proprio sotto i mari più belli della
Penisola.
Tutti conoscono il Salento per il detto “lu sule lu mare e lu ientu” e le sue coste meravigliose. Marina di San Foca, in provincia di Melendugno, premiata per cinque anni da Legambiente per la pulizia delle spiagge, la limpidezza del mare e l’habitat naturale incontaminato, sarà l’approdo del gasdotto. Con il Tap, le cose cambieranno. E, mentre gli ignari turisti prenoteranno le loro vacanze sul tacco d’Italia sperando di farsi il bagno nell’acqua cristallina della Puglia, in pochi saranno a conoscenza di quello che li aspetta: sott’acqua, a 860 metri di profondità, il gasdotto Trans-Adriatico costruirà microtunnel di tre metri di diametro, facenti parte dei 45 km di tubi di spettanza italiana adibiti al trasporto di gas.
Siamo disposti dunque a buttar via un po’ del nostro patrimonio naturale per il dio denaro, a quanto pare. Il sacrificio sembra impari, ma in stato di necessità certe volte si chiude un occhio. La convenienza deve essere tanta per imporre questo sforzo ambientale ad un Paese come il nostro, anche se l’affermazione non è del tutto vera.
L’impianto Tap nasce per creare un mercato alternativo del gas che taglierà fuori la Russia dal ruolo di decision maker del trasporto della materia prima e darà un ruolo da influencer all’Italia. Questo significherà abbassamento dei costi per noi? san foca. futuro quotidianoSembrerebbe di no. Il nostro Paese ha già opere ferme in questo settore, come quelle di Porto Viro e Panigaglia che lavorano a regimi minimi, a cui si aggiungono Mazzara del Vallo e Gela, che operano per un terzo delle loro possibilità, e Tarvisio che serve da snodo per il gas russo. Il nuovo metanodotto, per la parte italiana, avrà una condotta offshore per una lunghezza pari a circa 45 km, dal limite delle acque con giurisdizione italiana alla costa, e una onshore di lunghezza pari a circa 5 km, dalla costa al Terminale di Ricezione (Prt) nel comune di Melendugno, in provincia di Lecce, con capacità iniziale di 10 miliardi di mc di gas naturale per anno, espandibile a 20 miliardi di mc.
Il punto di passaggio tra la condotta offshore e quella onshore sarà corrispondente con il microtunnel costruito per l’approdo del gas nel tratto compreso tra San Foca e Torre Specchia Ruggeri, in comune di Melendugno.

Il comitato no Tap
Ma la necessità di questo nuovo impianto qual è? Fq lo ha chiesto a Comitato no tap. “Il tracciato del Tap, lungo 8,2 – ci hanno risposto – si fermerà nell’area del terminale di depressurizzazione (Prt) di 12 ettari, dove il gas verrà immesso nella rete nazionale del gas gestita da Snam. Il problema è che dove si fermerà il progetto Tap non c’è il proseguo di metanodotto di Snam e quindi andrà previsto un altro gasdotto fino all’attacco più vicino. Dopo anni in cui richiediamo spiegazioni – hanno aggiunto –, Tap ha commissionato a Snam uno studio di fattibilità del collegamento. Il progetto che sarà a carico di Snam, partecipata pubblica, quindi a carico dell’Italia, è molto complesso e in fase di assoluta definizione. Questo è un progetto d’interesse strategico? Non si sa nemmeno dove andrà a finire il gas. Prevedono di consegnare i primi ordini entro il 2019 e il punto d’arrivo è l’hub europeo del gas in Austria”.

Oltre alle criticità ambientali create dalla costruzione dell’opera che interesserà i quattro Paesi non industriali di Calimera, Meledugno, Castrì e Vernole, i quali indubbiamente risentiranno dei danni sulla qualità della vita, i problemi si estendono alla logistica. Come farà il gas, una volta arrivato nel Salento a raggiungere il resto dell’Europa se non esiste il collegamento tra questo metanodotto e il gasdotto Snam? L’Italia dovrà quindi creare, a spese proprie, un nuovo progetto e continuare a pagare i rigassificatori già esistenti, nonostante siano quasi fermi.
Ad agosto il Governo lavorerà alle riforme, annunciando svolte epiche. Per noi invece, sarà probabilmente l’ultimo anno in cui si potrà fare un bagno nel mare incontaminato di San Foca.

Isabelle Flora

L'Autore

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