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Gianni Rodari

Obama.Il declino è cominciato con la riforma sanitaria

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Perché l’immagine di Barack Obama si è andata così offuscando in questi anni?  Alla vigilia delle elezioni di Midterm del 4 novembre, che sono un test politico importante per l’ operato del Presidente, lo spiega  su FUTURO QUOTIDIANO Claudio Angelini, storico anchorman, notista della Rai e presidente della Società Dante Alighieri a New York, dove ha diretto anche l’Istituto di Cultura Italiano. 

 

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Foto della Casa Bianca

Tutto è  cominciato con la riforma sanitaria, ovvero l’Obamacare. In Italia qualcuno pensa che sia una riforma democratica per aiutare le classi meno abbienti e salvare gli homeless. E questa, in effetti, era la nobile intenzione che mosse il presidente subito dopo il suo ingresso alla Casa Bianca. Obama voleva creare un’assicurazione governativa che si opponesse agli appetiti insaziabili delle assicurazioni private.Ma la sanità in America è un terreno minato, anche a causa dei giganteschi interessi economici che alimenta. Clinton aveva tentato una vaga riforma nel ’93 e si era arreso subito. Obama è andato avanti, ma si è dimenticato il progetto iniziale e ha addirittura reso più floride le casse delle assicurazione private. Queste lobby assetate di dollari hanno teso la mano al presidente per stringere un patto che ha finito col tradire del tutto i nobili scopi della riforma.

L’altra faccia dell’Obamacare

In base all’accordo, nessun paziente può essere rifiutato (e questo è un fatto positivo), però ogni cittadino è obbligato ad assicurarsi a proprie spese (e questo è un fatto meno positivo). Inoltre, le assicurazioni debbono coprire non soltanto le voci desiderate dall’assicurato, ma anche quelle pretese dal governo. Così i costi sono cresciuti a dismisura e il “deductible”, ovvero la parte che ogni cittadino deve pagare di tasca propria per integrare la spesa che sarà coperta dall’assicurazione, è salito considerevolmente.

Il vecchio sistema sanitario non era brutale 

Prima il sistema sanitario americano non funzionava alla perfezione però non era brutale come si pensava. Certo costava tanto per la middle class, ma non ignorava i poveri, i quali ricevevano un ottimo trattamento in ogni stato decente dell`Unione, senza sborsare un dollaro. Bastava fare una capatina nell’emergency room, ovvero al pronto soccorso di un ospedale, magari anche per una carie o un’emicrania. Questa regola – che assiste anche i clandestini – vale ancora, ma i costi assicurativi e quelli del “deductible” sono diventati pressocché insostenibili per i ceti intermedi. E con il salire dei costi è scesa, anzi è precipitata, la popolarità  di Obama che è voluto andare avanti da solo, senza ascoltare l’opinione pubblica e senza concertare la riforma con l’opposizione, ottenendo l’approvazione della legge con uno striminzito 51% dei voti parlamentari. E poi il presidente è accusato di avere detto anche un po’ di bugie su questa contestatissima legge. Aveva promesso che i costi non sarebbero aumentati e che ognuno avrebbe potuto conservare il proprio medico e la propria assicurazione, ma non ha mantenuto la parola. E questo in America è considerato un fatto grave, anzi gravissimo.

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Drone americano utilizzato nella guerra contro l’Isis

La guerra dei droni non piace agli americani 

C’è  poi la politica estera della Casa Bianca che non piace agli americani. Bush (junior) era considerato un guerrafondaio, però  aveva vinto il conflitto in Iraq, domando al Qaida e i talebani in Afghanistan. Obama ha ordinato il ritiro totale delle truppe americane da Baghdad un po’ troppo presto, anche secondo i suoi generali. Così il terrorismo islamico si è irrobustito al punto da far nascere lo stato islamico. Agli statunitensi non piace neppure la decisione di combattere l’Isis soltanto con i droni e con i bombardamenti aerei. Vorrebbero un coinvolgimento maggiore dell’America, non per respirare aria di guerra, ma per stare più  sicuri in patria.

La macchia di Bengasi

Il timore è che prima o poi sia compiuto qualche altro attentato in territorio americano. E in questo caso né  i droni né l’aviazione militare potrebbero difendere i civili Usa. Sempre in tema di politica estera c’è poi la “macchia” di Bengasi, ovvero l’uccisione dell’ambasciatore americano Stevens. Anche in questo frangente Obama è stato accusato di aver mentito. Aveva detto che il delitto non aveva una matrice terroristica, ma era legato alla indignazione popolare per un film blasfemo su Maometto, prodotto da copti residenti negli Stati Uniti. Però l’attacco, secondo la stessa Al Qaida, è stato condotto dalla milizia Ansar Al – Sharia, dopo la conferma della morte del numero due dell’organizzazione, Abu al-Libi. E’  difficile sostenere che non sia stato opera degli uomini del terrore. E poi su Obama pende l’accusa di non aver saputo o voluto difendere il suo diplomatico. Poteva chiedere tempestivamente alla Cia di fare intervenire un gruppo di agenti che si trovavano in un edificio accanto al consolato americano. Poteva addirittura far partire un contingente da Sigonella. Ma ha perso tempo, almeno 30 minuti di troppo, e il suo ambasciatore è morto. Forse perchè la sorte di Stevens – questo il sospetto dei suoi avversari – non gli stava a cuore quanto le sue elezioni presidenziali, che lo avevano tenuto totalmente occupato quel maledetto 11 settembre 2012. E che dire della foto (recente) in cui viene raffigurato un Obama ridanciano che si avvia a giocare a golf subito dopo che l`Isis ha tagliato la testa al giornalista americano Foley?

I dati sulla disoccupazione non riflettono la realtàparticipation-rate-sept-2014_0

Non si tratta di colpe veniali, il presidente non viene più considerato un Commander in Chief riluttante, ma addirittura assente nei momenti cruciali. Si dirà che l’economia americana, grazie alle sue cure, si è ripresa, anzi galoppa, almeno rispetto a quella europea. Ma è  proprio vero? Secondo i dati ufficiali la disoccupazione è scesa, ma gli americani senza lavoro che non si iscrivono più alle liste dei disoccupati sono tanti che questa statistica perde peso. E’ cresciuto poi enormemente il numero dei lavoratori part-time. E ancora, la politica inflazionistica della Casa Bianca ha fatto nascere per protesta i tea party che sono per un rigore assoluto nella spesa pubblica. E infine – fa notare qualche economista -, il gigante americano ha un sistema economico così snello e dinamico da poter spiccare il volo da solo, senza aiuti presidenziali.

Una riflessione su Obama

Questa la mia riflessione sul crollo della popolarità di Obama. Una riflessione che mi è dispiaciuto fare perché  sono stato un obamiano di ferro. E lo sono ancora, almeno al sessanta per cento. In fondo la sua politica di stimoli ha rilanciato l’industria automobilistica di Detroit. E la sua immagine serena e accattivante contribuisce non poco a farci amare l’America.

Claudio Angelini

 

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