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Gianni Rodari

OVIDIO E IL MISTERO DELLE PLEIADI, LA NASCITA DI ROMA, I 7 RE E I 7 COLLI

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Dopo il mistero dell’esilio di Ovidio  e quello del nome segreto di Roma, Arduino Maiuri  e Felice Vinci, appassionato di storia antica, noto per aver riformulato scientificamente i reali scenari dell’Iliade e dell’Odissea, collocandoli non nel Mediterraneo ma nell’Europa Settentrionale, usando la “chiave” delle Pleiadi ( Fasti IV 175-176) cercano di risolvere altri due affascinanti enigmi, legati all’opera del grande poeta latino: i Sette Colli,  la data del 21 Aprile scelta per la fondazione di Roma. Le loro imperdibili ipotesi sono contenute nella seconda parte del saggio Mai dire Maia che sarà pubblicato, come la prima parte sulla  rivista “Appunti Romani di Filologia” (ARF) nel n. XXI, 2019. FUTURO QUOTIDIANO ne riporta un’anticipazione.

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Scheda

Al momento della condanna da parte di Augusto, ricorda Vinci, Ovidio era impegnato nella stesura dei Fasti, opera che doveva comprendere in tutto dodici libri, uno per ciascun mese dell’anno. Si trattava, in sostanza, di un poema eziologico-antiquario in distici elegiaci, finalizzato a rivisitare le feste, i riti e le consuetudini della tradizione romana. Tuttavia il poeta, giunto al sesto libro, nell’8 d.C. fu colpito da un improvviso ordine di relegazione a Tomi, sulla costa occidentale del mar Nero, il che troncò la sua fatica a metà, come egli stesso documenta nei Tristia. Insomma, quando fu costretto a lasciare Roma, Ovidio aveva sicuramente trattato solo i mesi da gennaio a giugno.

Publio Ovidio Nasone nasce a Sulmona, città dei Peligni  il 20 marzo del 43 a.C. Frequenta a Roma le migliori scuole di retorica nell’intento di abbracciare la carriera forense e politica. Completa gli studi cin Grecia, ma al ritorno a Roma, appena esercitate alcune cariche minori, sceglie di dedicarsi all’arte della scrittura. Entra nel circolo letterario di Messalla Corvino e stringe rapporti coi maggiori poeti di Roma, ma proprio all’apice del successo , nell’8 d.C., viene colpito da un improvviso provvedimento punitivo di Augusto, che manda in esilio il poeta sul Mar Nero, a Tomi (oggi Costanza). Le cause della relegazione (come è più corretto dire perchè, a differenza dell’esilio, non comportava perdita dei beni e della cittadinanza) non sono state mai pienamente chiarite e in questo interessante saggio di Felice Vinci che FUTURO QUOTIDIANO pubblica viene formulata un’affascinante ipotesi- A Tomi Ovidio muore nel 17 (o18) d.C.

 

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