Sogni, promesse volano... Ma poi cosa accadrà?

Gianni Rodari

Passione italiana in Costa Rica. La storia di Virgilio Vidor e delle sue uve

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Se oltre al caffè la Costa Rica potrà offrire anche un buon bicchiere di vino sarà grazie a lui. Virgilio Vidor è un personaggio molto conosciuto in questo Paese, dove è approdato tanti anni fa, portando con sé la passione per la terra e per il vino. Una storia che parte da lontano la sua, dalle coste di Fregene, fino ad attraversare l’oceano ed approdare in America centrale.

Virgilio, cosa l’ha portata oltre oceano?

Prima del dicembre 1972, quando partii per la Costa Rica con la mia famiglia, ero un ragazzo di 24 anni che sognava di tornare ad una dimensione più armonica tra uomo e natura. Ero tra i pochi che non vedeva differenze tra gli esseri viventi, tra un verme e un uomo. Purtroppo non potei terminare gli studi superiori, a causa della povertà familiare, ma ho sempre sognato di diventare uno scienziato, in botanica o zoologia. Passavo intere giornate comunicando con tutto ciò che mi circondava, convinto che la filosofia di vita per una società migliore e prospera, fosse, insieme all’intelligenza, l’amore e l’iniziativa al servizio della natura, in uno scambio sostenibile con l’uomo, in un processo etico di continua innovazione, di sviluppo sostenibile, trasversale e globale. Per questo me ne andai…per trovare “la mia dimensione”.

Virgilio Vidor

Virgilio Vidor – Foto di Leo Carvajal

Ha dedicato una vita intera allo sviluppo della viticoltura in Costa Rica. Dall’Italia importa le prime cultivar e, dopo anni di lavoro, riesce a far crescere le prime varietà di uva tropicale nel Centro Sperimentale di Viticoltura Tropicale. Cosa nasce da questa esperienza?

Nascono metodi e tecniche di coltivazione dell’uva per le condizioni climatiche del Centroamerica, ideati nelle notti a lume di candela, canti di grilli e rhum, e applicati di giorno con sole, canti di uccelli e pioggia.
Nascono nuove varietà e ibridi di viti dopo anni di paziente lavoro di sperimentazione per fare nuove uve incrociando, in tutte le loro possibili combinazioni, vari tipi e varietà di viti, principalmente di tre specie: Vitis Vinifera (Eurasia), Vitis Labrusca (Nordamerica) e Vitis Tiliifolia (Tropici del Centroamerica). Su 300 incroci di viti, solo 5 diedero risultati positivi. Di questi vitigni ne possiedo solo uno, altri tre sono conservati in un banco genetico di collezioni vegetali negli Usa; il quinto si è purtroppo estinto. Dall’esperienza di quegli anni ho tratto una maggiore determinazione e forza interiore, con una visione di vita molto piú matura e sempre piú convinta che la vera libertà è quella che nasce dalla creatività ribelle: penso che se avessi applicato un metodo più scientifico, rigoroso e accademico, forse non avrei mai raggiunto questi risultati.

Finita l’esperienza al Centro di Viticoltura per mancanza di fondi, è iniziata per lei un’altra avventura. Quella di Project Manager nell’ambito della cooperazione internazionale…

Nel 1983 iniziai ad occuparmi di importanti progetti di sviluppo internazionali. Vinsi una gara della Ue per l’assistenza ai programmi di appoggio alla riforma agraria in Nicaragua; sempre come team leader, mi sono occupato di numerosi altri progetti in Costa Rica e Honduras, tra cui un importante studio sulla sicurezza alimentare in Nicaragua. Ho anche organizzato e guidato un forum permanente per il coordinamento di progetti Ue in Centroamerica, con grande impatto nell’innovazione di metodi e strumenti di gestione. L’obiettivo era quello di sostenere lo sviluppo socio-economico in armonia con la natura e la lotta contro la povertà, in un contesto di governance orizzontale locale, inclusiva, etica e trasparente. Un esempio notevole è la Fondazione Jicatuyo in Honduras, che prende il nome dall’omonimo progetto, e che continua con successo nella promozione dello sviluppo socio-economico e ambientale.

Oggi in molti la conoscono per VITISVIDOR, il giardino delle meraviglie…

Durante la mia carriera di consulenza internazionale non ho mai abbandonato la ricerca sull’uva tropicale. Però, dal 2007, dopo aver superato un cancro, ho deciso di dedicare più tempo al mio sogno di ricerca: ottenere nuove varietà di uva, incrociando le varie specie e varietà per ottenere uve proprie dell’America centrale, con un buon adattamento alle condizioni locali e buon potenziale produttivo e commerciale. Ho circa 600 tipi e ibridi diversi in sperimentazione (tra loro, un nuovo tipo di ottima uva bianca). Attualmente sono a capo di una Missione in Nicaragua per eseguire un importante studio sulla sicurezza alimentare finanziato dalla Banca Interamericana di Sviluppo, ma a breve tornerò al grande amore di ricerca in viticoltura tropicale, avendo stabilito le mie attività nella mia casa in Costa Rica, dove possiedo un gran giardino a Curridabat, a 1300 metri sul livello del mare. E’ qui che ho fondato un vero giardino/laboratorio chiamato VITISVIDOR, visitato da molti appassionati. La sua fama cresce in modo esponenziale, anche grazie alla televisione, alla stampa e alla rete. Il mio sogno di essere “scienziato” ora è reale. Però manca una scommessa: ibridare tra loro diversi generi di vitaceae, non solo le specie. È un po’ come incrociare un gatto con una tigre…ma aspettatevi notizie positive in breve tempo!

vino e salute

Lei ha da sempre in testa un modello di sviluppo locale legato ai luoghi, alla natura, all’innovazione sostenibile. Come vede il futuro della società capitalistica?

La mia idea è sempre stata quella di promuovere lo sviluppo socio-economico convinto che il futuro della società (sempre più urbanizzata) sia quello di tornare a un rapporto uomo-ambiente, simile a quello dei nostri nonni, ma in chiave moderna e innovativa.
Abbiamo bisogno di nuova “dimensione verde”, in linea con i programmi più innovativi al mondo, che faciliti la coesione sociale, la cultura di pace, l’economia sociale e la tutela ambientale. Ma nella società attuale, dove sembra essersi ormai smarrita la capacitá di reinventarsi, affermo che il sostegno all’espressione della genialità e lo stimolo all’innovazione devono rivolgersi verso i giovani.
Quindi i Governi, le Istituzioni, i politici (impegnati quasi sempre in attivitá poco edificanti), debbono aiutare le nuove generazioni, mediante nuove leggi, finanziamenti e misure dirette a promuovere l’innovazione imprenditoriale. Purtroppo è in atto una rottura generazionale in cui i padri non cedono l’iniziativa ai figli.  L’attuale crisi economica e dei valori sta producendo una società autofaga ed egoista, come mai prima d’ora. Ma malgrado tutto, sono sicuro che il capitalismo mondiale, a medio e lungo termine, potrà cambiare in positivo. Occorre un cambio culturale e la creazione di un “bisogno sociale” che guardi positivamente ai processi di cooperazione sociale e di sviluppo a livello rurale e urbano, valorizzando le piccole e medie “imprese verdi”.

Erica Antonelli

L'Autore

2 commenti

  1. Virgilio Vidor il

    Ai cari lettori interessati, lasci qui i miei dati e links di contatto:

    VIRGILIO VIDOR.
    Desarrollo Local, Sostenible, Seguridad Alimentaria, Descentralización, Gobernanza Local y Cohesión Social.
    Investigador en Viticultura Tropical.

    Tel/Fax +506/22722789 Cel. +506/70548742 +505/84485754. E-Mail: atevidor@gmail.com
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    • Virgilio Vidor il

      aspetto notizie e per chi vuole farmi domande, daró felicemente il mio appoggio, attraverso i contatti apposti nel mio precedente messaggio.

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