Ecco qual è il problema del futuro:
quando lo guardi cambia perché lo hai guardato.

Lee Tamahori

Finito lo spettacolo speriamo che torni la politica

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PDRicordo la stagione dei Sindaci in cui formazioni politiche diverse trovarono il modo di fare squadra e promuovere politiche comuni ; ricordo gli anni passati in Senato in cui Ds e Margherita, due diversi partiti politici, trovavano spesso una proficua convergenza unitaria.

Ricordo che non mancava la competizione e, a volte, le asprezze tipiche del confronto politico ma c’era una unita’ di intenti politici e si aveva la coscienza che l’avversario era fuori casa, non dentro.

Ricordo il difficile cammino della costituzione del Pd che si basava pero’ su alcuni dati di fatto : la consapevolezza che il popolo degli elettori e dei militanti si sentivano gia’ una comunita’, l’idea che di fronte a nuove sfide che il cambiamento epocale della societa’ proponeva le vecchie formule su cui si basavano i partiti non erano piu’ sufficienti e che bisognava dar vita a un nuovo soggetto in grado di essere la parte progressista del ventunesimo secolo, la constatazione che la maggior parte dei paesi occidentali avevano due grandi forze che si alternavano al governo, semplificando potremmo dire progressisti e consevatori.

E il nascente partito democratico si proponeva non di essere la fusione di due partiti ma un nuovo soggetto in grado di rappresentare la complessita’ delle sfide future, della modernita’.

Il dopo fu meno facile ma i motivi che lo resero piu’ complicato furono da un lato culture molto diverse che avevano vissuto intensamente stagioni fortemente ideologiche e che ne avevano connotato anche i percorsi di vita personale. Ma anche che il noi e il loro sopravvisse al di la’ dei punti di partenza. Questo secondo aspetto fu una mina mai disinnescata e che ancora oggi connota la vita del Pd..

Ora ci troviamo dinanzi alla minaccia della ennesima scissione nella sinistra che ormai ne conta a decine e sempre infauste e improduttive.

Io credo che l’attuale contesa abbia in realta’ solo due ragioni: Renzi e le poltrone.

Nulla di nobile ma anche nulla di scandaloso.

Renzi, un giovane che non viene dalla ditta e che ha sconvolto gli equilibri preesistenti, una ventata salutare non priva di una certa mancanza di capacita’ inclusiva.

E poi la legge attuale che prefigura una certa difficolta’ della minoranza di mantenere l’attuale rappresentativita’ politica e istituzionale.

In questi tre anni il fuoco amico nei confronti di Renzi e’ stato un continuo crescendo di motivazioni spesso contraddittorie e contrarie l’una dall’altra ma una coerenza c’e’ sempre stata : sparare sul Pd e sul suo segretario.

La posizione del No al referendum, insieme alle forze di destra e a quelle populiste, ha confermato questa posizione.

Non mi addentro nella analisi dell’attuale scenario europeo e internazionale ma e’ evidente che dinanzi alla avanzata delle destre e dei populisti indebolire il campo progressista e’ una irresponsabilita’ grave di cui forse pagheremo le conseguenze.

Ora , nei prossimi giorni, capiremo meglio ma un dato e’ positivo : la chiarezza.

Una cosa mi e’ dolorosamente evidente : la Politica sta scomparendo, parlare di ideali, di lealta’, di competenza, di senso dello Stato, di res pubblica, di interesse primario dei cittadini, di principi fondamentali non e’ di moda. Anche parlare di futuro e’ poco interessante, si usano vessilli e simboli e parole del passato senza crederci.

Non era questo il mestiere del Pd.

C’e’ una parte nel campo progressista che preferisce lo sfascio a qualsiasi alternativa, tanto peggio, tanto meglio. Sara’ bene tenerne conto con ragionevolezza ma anche con coraggio.

Un futuro credibile non sara’ nelle mani di chi ha voluto con ostinazione quello sfascio, sara’ necessario evitare che possano fare altri danni.

Finito lo spettacolo speriamo che torni la politica.

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