La gente ha sempre dichiarato di voler creare un futuro migliore.
Non è vero. Il futuro è un vuoto che non interessa nessuno.
L'unico motivo per cui la gente vuole essere padrona del futuro
è per cambiare il passato.

Milan Kundera

Piè o pie’? Quando l’accento e l’apostrofo fanno la differenza

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Un collega filosofo si stupisce di essere stato corretto dal collega letterato riguardo all’espressione «a pie’ di» (con l’apostrofo dell’apocope/troncamento) sostituita dalla forma «a piè di» (con segnaccento) in quanto, pur essendoci apocope/troncamento, si tratta di “eccezione”.
Il linguista invero storce il naso dinanzi all’invocazione della “eccezione”, tradizionale strategia della grammatica scolastica. Ma “epistemologicamente” un vero tallone d’Achille per una teoria (tradizionale o meno) che aspiri a un minimo di coerenza.
I due usi, per il linguista, hanno invero alla base due diverse regole. La regola [= R-1] del filosofo è quella storico-etimologica: «pie’» deriva da «piede», presente in altri pochi casi come «un po’» derivante da «un poco»; oppure «a mo’ di» derivante da «a modo di», ecc. Ed è la regola seguita da G. L. Messina, Parole al vaglio, 1973 (pp. 415, 31; e 1983, pp. 485, 36) e preferita da A. Gabrielli 1974.
L’«eccezione» del letterato «piè» si fonda invero su una diversa regola [= R-2], sincronica e vitale della fonologia-ortografia dell’italiano, secondo cui le parole ossitone/tronche (circa 2.700 in un vocabolario come quello di T. De Mauro 2000) portano il segnaccento sull’ultima (cfr. «bontà, ahimè/scimpanzé, finì, portò, virtù»). E quindi «piè», peraltro ben diverso dal bisillabo «pie (donne)».
Il filosofo (con il citato Messina 1973) attiva con coerenza teorica solo la R-1 (storico-etimologica), es. «un po’», «a pie’ di», «a mo’ di».
Il letterato ha invece nella sua grammatica, per lo stesso fenomeno di apocope/troncamento, due regole opposte. Applica infatti ora la storico-etimologica per «un po’», ora la sincronica in «a piè di».
Quanto al problema della correttezza, ovvero della “norma” o uso riconosciuto e approvato, i grammatici/lessicografi approvano gli usi della R-1 (storico-etimologica) per «un po’», ma non per «a pie’ di», e gli usi della R-2 (sincronica) per «a piè di» ma non per «un pò». Per Serianni 1988 è «da evitare la grafia pie’» (§ I.78.a), seguito da Della Valle-Patota (Piuttosto che, 2013, p. 102).
Se il criterio della correttezza (e della norma) è invece fissato non aprioristicamente, ma dando la priorità ai parlanti-scriventi colti, è possibile ri-standardizzare non solo la grafia (fonologica) di «un pò» (come proposto in un precedente nostro intervento «“Un pò” sbagliato? E perché?» del 7 febbraio (v. il link), ma anche la grafia (etimologica) di «a pie’ di».
Nel Primo tesoro della lingua letteraria italiana del Novecento, costituito dai romanzi Strega pubblicati nel sessantennio 1947-2006, a cura di T. De Mauro (2007), la grafia etimologica «a pie’ di» appare tre volte nell’arco di un venticinquennio (1951-1975). Ovvero in C. Alvaro (1951): «Pie’ di Marmo»; in Emilio Gadda (1953): «pie’ nudi»; e in T. Landolfi (1975): «a pie’ della scala».
La grafia fonologica «a piè di» è invece più frequente con 22 occorrenze in 15 opere di 14 autori nell’arco di un cinquantennio (1952-2002). Ovvero in: Moravia 1952 («a ogni piè sospinto»), Gadda 1953 («con un piè di cavallo», «a piè degli ideali», «a piè dei larici»), Bassani 1956 («a piè dei bastioni», «saltare a piè pari»), Tomasi di Lampedusa 1959 («con piè leggero»), Parise 1965 («sotto il piè»), Ortese 1967 («a piè della scala»), Campanile 1974 («a piè della scesa», «Via Piè di Marmo»), Landolfi 1975 («ad ogni piè sospinto»), Primo Levi 1979 («a piè d’opera»), Pomilio 1983 («a piè d’una memoria»), Magris 1987 («a piè pagina», «a piè di pagina» con altri 2 ess. nel 1997), Vassalli 1990 («a piè del monte»), Ferrero 2000 («a piè fermo», «a piè di pagina»), Rea 2002 («a piè di pagina»). Uno stesso autore (Gadda) ricorre peraltro alle due grafie.
Stando così le cose, non è allora legittimo ritenere errata la grafia etimologica «a pie’ di» solo perché minoritaria rispetto alla grafia fonologica «a piè di», in rapporto di 1 a 7. Si tratta invero di grafia presente in autori colti, con diversa preferenza. Google libri permette di documentare per il lettore paziente altri usi con la grafia etimologica.
Morale della favola: ri-standardizziamo allora la grafia «a pie’ di»!

L'Autore

Salvatore Claudio Sgroi, ordinario di linguistica generale (Università di Catania), è stato pres. del corso di laurea in "Culture e linguaggi per la comunicazione", fa parte della direzione del "Bollettino del Centro di studi filologici e linguistici siciliani", del comitato di redazione "Le Forme e la Storia", e collabora a importanti riviste italiane e straniere di linguistica. È autore di circa 500 saggi e di numerosi volumi, tra cui i più recenti sono Per una grammatica ‘laica’. Esercizi di analisi linguistica dalla parte del parlante, UTET 2010; Scrivere per gli Italiani nell'Italia post-unitaria, Cesati 2013; Dove va il congiuntivo? Il congiuntivo da nove punti di vista, UTET 2013; Il linguaggio di Papa Francesco. Analisi, creatività e norme grammaticali, Roma, Libreria Editrice Vaticana 2016.

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