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Alan Kay

Qatar ancora sotto embargo. Il ministro degli Esteri a Le Monde e al Jazeera: “Sempre pronti al dialogo”

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Sono passati tre anni da quando Arabia Saudita, Emirati, Bahrain ed Egitto, con una decisione a sorpresa e senza precedenti annunciarono la sospensione di ogni di relazione con il Qatar con l’interruzione di tutti i collegamenti e l’oscuramento di al-Jazeera e di tutti i siti giornalistici qatarini.

Motivo del blocco, iniziato il 5 giugno del 2017 pochi giorni dopo la visita a Riyad del presidente americano Donald Trump e tutt’ora in vigore, l’accusa gravissima lanciata contro Doha dai paesi del Golfo di finanziare e supportare i gruppi terroristici intenzionati a “destabilizzare la regione”. Un’accusa che finora non sembra aver trovato alcun riscontro e che Doha continua a respingere con forza e a definire pretestuosa.

Un attacco, che “ancora oggi non ha alcuna reale giustificazione”, ha  ricordato intervistato da Al Jazeera e da Le Monde, il vice primo ministro e ministro degli Affari Esteri di Doha  Mohammed bin Abdul Rahman Al Thani, e che si fonda su “una campagna di disinformazione e denigrazione”, che ha avuto inizio con un’azione di hackeraggio messa a segno il 24 maggio del 2017 contro il sito dell’Agenzia di stampa  dell’emirato Qna e la pubblicazione di alcune fake news, attribuite all’emiro del Qatar, Tamin bin Hamad al Thani. Prima di allora “tra i nostri paesi c’era dialogo e cooperazione”, ha sottolineato il ministro.

Sempre pronti alla pace

Quanto alle prove di riavvicinamento e ai segnali di distensione che si erano cominciati a profilare lo scorso autunno, “Sfortunatamente – ha detto a Le Monde Mohammed bin Abdul Rahman Al Thani- gli sforzi dell’anno passato non hanno funzionato, sebbene ci siano stati progressi. Sembra che l’altra parte non volesse impegnarsi in veri e propri negoziati”. Tuttavia, ha aggiunto, i negoziati vanno avanti e il Qatar “rimane pronto  a discutere una soluzione a lungo termine, purché non violi la nostra sovranità e non violi il diritto internazionale”. Il ministro ha sottolineato che l’impegno degli Stati Uniti in questa crisi non si è fermato nonostante non ci siano stati progressi e che Washington sta cercando di convincere Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti a riaprire i loro cieli agli aerei della Qatar Airways, mentre la questione è ancora aperta dinanzi al Tribunale penale internazionale.

Il dopo Covid

Quanto ai futuri scenari e al mondo dopo la grave emergenza provocata dall’epidemia di Covid 19, Mohammed bin Abdul Rahman Al Thani, ha espresso preoccupazione. “Nessun Paese – ha commentato con il quotidiano francese- può sentirsi più al sicuro, questa è la novità. Le epidemie precedenti, come quella della SARS, non si erano realmente diffuse in regioni diverse da quelle in cui erano emerse. Ma la pandemia di Covid-19 ha raggiunto tutti noi. Quindi la prima lezione di questa crisi è che ogni Paese del mondo ha bisogno di un sistema sanitario resiliente in grado di far fronte (all’emergenza)”.

“In secondo luogo -ha aggiunto il ministro-  è necessario rafforzare il multilateralismo e la cooperazione internazionale, per garantire che i Paesi dispongano di una piattaforma unificata per lo scambio di opinioni ed esperienze. Infine, dobbiamo garantire la protezione delle catene di approvvigionamento, in modo da poter soddisfare le nostre esigenze interne, ma anche quelle di altri Paesi”.

“Speravamo che in questo periodo di crisi globale -ha osservato- la saggezza avrebbe prevalso e che le sfide che avremmo affrontato avrebbero rilanciato la cooperazione regionale. Sfortunatamente il CCG rimane  paralizzato. Durante la pandemia, a Riad è stata organizzata una riunione dei ministri della Salute dei suoi Paesi membri. Sfortunatamente al nostro ministro non è stato permesso di volare a Riad fino alla fine della riunione. Ciò dimostra una mancanza di serietà nell’affrontare la crisi. Le controversie politiche prevalgono sui bisogni dei nostri popoli. La mentalità del blocco è più forte”.

I Mondiali e la Kafala

Poi un accenno ai Mondiali di Calcio del 2022, che si terranno in Qatar e alla promessa del Qatar di abolire la  Kafala, il sistema che lega i lavoratori migranti nel Golfo ai loro datori di lavoro e che è ancora in sospeso. “Abbiamo compiuto molti progressi nell’ambito dei diritti dei lavoratori. Stiamoabolendo completamente la Kafala -ha assicurato il ministro- I lavoratori non devono più ottenere un visto di uscita per viaggiare. Ma è ancora richiesto il certificato di non obiezione, e senza questo documento i migranti non possono cambiare lavoro liberamente …”

Libia, Israele e l’Afghanistan  

Mohammed bin Abdul Rahman Al Thani ha parlato anche di Libia e di Israele. “Fin dall’accordo di Skhirat del 2015 noi diciamo che il conflitto in Libia -ha rimarcato- debba essere risolto con un processo politico e non con colpi di stato e aggressioni militari. Haftar ha sempre preferito la violenza. È interessato al processo politico solo quando perde un round, solo per tornare alla carica. Se c’è una lezione da imparare, è che la comunità internazionale deve rispettare il processo politico, all’interno del diritto internazionale e delle risoluzioni delle Nazioni Unite. Ciò avrebbe salvato molte vite libiche e risparmiato significative risorse del Paese”.

E sul possibile annuncio da parte del Primo ministro Benjamin Netanyahu dell’ annessione di parte della Cisgiordania, ha ribadito: “Respingiamo questa iniziativa, che equivale a piantare l’ultimo chiodo della bara del processo di pace. L’annessione di questi territori seppellirà ogni possibilità di risolvere il conflitto in futuro. Le implicazioni riguardo alla sicurezza, economiche e sociali saranno catastrofiche per l’intera regione. Molti Stati condividono questa posizione. Ma la realtà è che non vediamo un accordo nella comunità internazionale su come mettere in atto questa posizione. È una questione antica quanto l’occupazione israeliana”.

Infine il ministro degli esteri si è soffermato a commentare lo storico accordo di pace, di cui è stato sponsor, tra Stati Uniti e Talebani afgani a febbraio. Da allora diversi attacchi hanno avuto luogo nel Paese, ma “il trattato -ha sottolineato- non è sull’orlo del collasso. Si tratta di un primo passo.La vera pace arriverà solo quando il governo di Kabul da un lato e i talebani dall’altro si parleranno. Speriamo che questo dialogo tra afgani inizi presto”.

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