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Pietro Barilla

Qatar, un anno di embargo. Ma l’Emirato è più forte che mai

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L’ambasciatore Abdulaziz Bin Ahmed Al Malki

E’ passato un anno da quando Arabia Saudita, Emirati, Bahrain ed Egitto hanno deciso di sospendere ogni tipo di relazione con il Qatar con l’interruzione di tutti i collegamenti e l’oscuramento di al-Jazeera e di tutti i siti giornalistici qatarini.  Il blocco è iniziato il 5 giugno del 2017, pochi giorni dopo la visita a Riyad del presidente americano Donald Trump. Una decisione senza precedenti, motivata da un’accusa anch’essa senza precedenti e gravissima lanciata contro Doha, e cioè quella di supportare i gruppi terroristici che “vogliono destabilizzare la regione”. Un’accusa che non solo Doha ha immediatamente respinto con forza ma che finora non sembra aver trovato alcun  riscontro.

 

Le fake news

Tutto è cominciato con un’azione di hackeraggio messa a segno il 24 maggio dello scorso anno contro il sito dell’Agenzia di stampa  dell’emirato Qna e la pubblicazione di alcune fake news, attribuite all’emiro del Qatar, Tamin bin Hamad al Thani,  accompagnate da una vera e propria campagna denigratoria.  Seguì immediatamente,  il 22 giugno,  la presentazione da parte di Arabia Saudita, Emirati, Barhain ed Egitto di una serie di richieste articolate in 13 punti, in cui si intimava a Doha l’interruzione dei rapporti con l’Iran –dannosi per la regione- la rinuncia all’organizzazione dei mondiali di Calcio 2022, la chiusura dell’emittente panaraba al Jazeera.  Richeste, che due giorni successivi, il Qatar respinse come “non realistiche”.

La blacklist

Il quartetto rispose minacciando nuove sanzioni  e diffondendo il 25 luglio una blacklist, che venne consegnata a diverse nazioni occidentali, tra cui l’Italia, contenente le sigle di 12 organizzazioni e 59 nomi (poi diventati 90)-18 dei quali di uomini d’affari, politici, esponenti di spicco di Doha. Tutti “sospettati” di legami con gruppi legati al-Qaida, o ai jihadisti più radicali e all’Isis. Nomi e sigle che poi sono risultate in gran parte corrispondenti a persone e individui deceduti da tempo e organizzazioni non  più operative in Qatar da anni.

La reazione di Doha

L’ambasciatore in Italia Abdulaziz Bin Ahmed Al Malki,  che è intensamente impegnato a evitare che l’immagine del suo paese possa essere minimamente scalfita dalla crisi in atto, in un incontro informale con i giornalisti  ha sottolineato che, se l’obiettivo era quello di indebolire  il Qatar, Emirati ed Arabia Saudita non lo hanno centrato.  “Contro di noi  sono state costruite accuse totalmente infondate. Ma il Qatar non solo non ha finanziato il terrorismo ma è sempre stato  fortemente impegnati nella regione  a contrastarlo davvero. E al blocco, che colpisce ventimila famiglie miste e tanti studenti universitari dei paesi vicini che frequentano le nostre scuole che sono le migliori della regioni, ha reagito, raccontando  al mondo come sono andate davvero le cose e denunciando la campagna ostile di cui è oggetto in tutte le sedi internazionali e regionali: Onu, Unione Europea, Unione Africana, Organizzazione dei Paesi Musulmani”.

Il Qatar continua a crescere

“E il nostro paese –ha aggiunto il rappresentante diplomatico dell’Emirato- a distanza di un anno appare più forte che mai, continua ad avere e a sviluppare le sue relazioni internazionali, a rimanere saldamente sulla scena internazionale ea difendere i suoi  interessi. Per affrontare la grave situazione, siamo riusciti in tempi record a costruire uno dei più grandi porti del mondo, inaugurato pochi mesi fa, sotto il nome di Porto Internazionale di Hamad. Siamo anche riusciti ad aprire nuove fabbriche per la produzione di latte e latticini, che prima venivano importati.  Lo stesso abbiamo fatto per la carne e per tutti i beni alimentari necessari ai nostri cittadini”. Non solo. Ha osservato l’ambasciatore che dal primo giorno d’assedio fino ad oggi le quote della stabilità finanziaria del Qatar sono in cima a tutte le statistiche internazionali. “Le nostre banche –ha detto- non hanno subito alcun problema, la nostra moneta ha mantenuto gli standard del rapporto di cambio e i nostri investimenti sono aumentati invece di diminuire”.

I rapporti con l’Italia

Quanto ai rapporti con l’Italia l’ambasciatore li ha definiti ottimi, dicendosi convinto che tali rimarranno anche con il nuovo governo. “Qui da voi –ha riferito- abbiamo trovato tutte le forme di solidarietà e simpatia e ho avuto l’onore, in questi mesi, di incontrare tutte le istituzioni. Sono orgoglioso di dire che un delle Commissioni parlamentari ha votato una mozione sull’illegalità di questo boicottaggio e la necessità di risolvere la crisi per il bene dei popoli della regione e la pace nel mondo attraverso il dialogo, come ha sempre affermato il Qater, elogiando il ruolo di mediazione svolto dal fratello stato del Kuwait, che noi appoggiamo tuttora”.

L’Ospedale di Olbia e Air Italy

Al Malki ha annunciato l’inaugurazione nei prossimi mesi dell’Ospedale di Mater di Olbia, destinato a diventare uno dei più grandi centri mondiali di ricerca sul diabete, il cancro e le malattie croniche, oltre alla medicina sportiva; e la sigla da parte di Qatar Airways di un accordo per l’acquisizione del 49% della Meridiana con la costruzione di un nuovo vettore nazionale Air Italy.

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