Sogni, promesse volano... Ma poi cosa accadrà?

Gianni Rodari

Quando eravamo noi “a togliere il pane di bocca” agli altri. Come si può dimenticare

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Ieri noi

Nell’Ottocento e nel Novecento,  eravamo noi, gli italiani,  a togliere il pane dalla bocca degli americani, degli australiani, dei belgi, dei francesi, degli inglesi, dei tedeschi , degli svizzeri, degli svedesi, dei canadesi; eravamo noi i meridionali a togliere il pane di bocca ai settentrionali . Eravamo noi a lavorare (pagati in nero) nelle miniere di Monongah  (West Virginia _ Usa)  e Marcinelle, nelle fabbriche di Milano e di  Torino,  eravamo noi a morire nei cantieri  senza regole del Nord ed erano i nostri cadaveri poi ad essere gettati  sotto le ruote delle  auto in corsa sull’autostrada del Sole  affinché non ci fossero colpevoli  della fine della nostra vita di schiavi senza identità e documenti, ma con la disperazione nel cuore, un sogno nel petto, abilità nelle mani e intelligenza da vendere. Fuggivamo dalle guerre, dal fascismo, dalla fame. Tra il 1876 e il 1976 a lasciare l’Italia siamo stati in oltre 27 milioni.

Ci hanno linciato a New Orleans (1891), ci hanno massacrato ad Aigues-Mortes (1893),  e lo stesso hanno fatto a Tallulah, in Louisiana (1899). Nel 1922 un tribunale dell’Alabama ci ha dichiarati “non appartenenti alla razza bianca”; a Kalgoorlie, in Australia Occidentale, nel 1934, le case dove abitavamo sono state incendiate e siamo stati costretti a scappare.

Richard Nixon è arrivato a dire che ci comportavamo in maniera diversa dagli altri europei e che eravamo maleodoranti. Anche se avevamo fatto ormai fortuna, negli anni Novanta in Connecticut non potevamo iscriverci  ai circoli del golf…Oggi siamo 60 milioni (120 milioni secondo stime che includono anche coloro che sono nati da matrimoni misti e non hanno cognome italiano) nel mondo e rappresentiamo per tutti una grande ricchezza.

Oggi loro

Ma è una regola: da vittime si diventa inevitabilmente aguzzini. Ed eccoci adesso a definire “bestie” chi arriva da noi, in fuga dalle guerre e dalla miseria, che l’Occidente ha provocato. Ed eccoci qui a trasformare  in toni  allarmistici attraverso una retorica violenta e urlata, uomini donne e bambini con la disperazione nel cuore, un sogno nel petto e un futuro incerto dinanzi, in  un “problema di sicurezza nazionale” e “interesse di ordine pubblico”:  non c’è niente di più semplice ma estremamente pericoloso che influenzare il sentire comune, attraverso la creazione di un nemico immaginario, necessario a chi ha bisogno di  compensare la propria inadeguatezza.

A dimostrazione dell’enfasi  demagogica posta sul fenomeno immigrazione parlano le cifre (Fonti: Ministero dell’Interno, Fondazione Ismu, Unhch) : nel  2017 si è  registrato il numero più basso di migranti giunti via mare sulle coste dei Paesi del Mediterraneo da quando,  nel 2014, ha avuto inizio il massiccio flusso di ingressi  verso l’Europa. Sono stati complessivamente poco più di 171mila, meno della metà di quanti ne sono sbarcati nel 2016, un numero lontanissimo dall’oltre un milione di migranti giunti in Europa nel 2015.

L’Italia per la sua posizione resta luogo d’approdo principale: del totale dei 171 mila 120 mila sono sbarcati lo scorso anno sulle nostre coste. Nel 2015 in Grecia arrivarono 857 mila persone. In Turchia due milioni, uno ogni 35 abitanti. Quanto alle richieste d’asilo, nel 2017 sono state 130mila. Sono state esaminate  80mila domande, 10mila meno rispetto al 2016. Si conferma molto significativo il numero di migranti a cui non è stata riconosciuta alcuna forma di protezione: il 60% del totale, cioè 47.839 casi (i dinieghi comprendono anche gli irreperibili). E’ cresciuto il numero di coloro che hanno ottenuto lo status di rifugiato, status che nel 2017 ha costituito l’8,5% degli esiti – era il 5,5% l’anno precedente – mentre si è fortemente ridimensionata la protezione sussidiaria che nel 2016 era stata concessa a oltre 11mila migranti e nel 2017 a 5.800. Una domanda su quattro ha avuto come esito la protezione umanitaria.  Il 31 dicembre 2017 sono stati trasferiti dall’Italia in un altro Stato Membro Europeo 11.464 richiedenti protezione internazionale, il 43% è stato ricollocato in Germania, in Svezia il 10,6%, in Svizzera il 7,8% ( quest’ultima pur non facendo parte dell’Unione Europea grazie ad accordi bilaterali con l’Italia ha reso disponibili posti per il ricollocamento.

L’Istat ci dice che la comunità straniera più consistente nel nostro paese è quella rumena (europei), un milione di persone, seguita da quella albanese  278 mila persone. Al terzo posto i marocchini, 258 mila. Al quarto gli ucraini, 215 mila, al quinto i cinesi 150 mila.

Le regioni a più alta concentrazione: Lombardia, Lazio, Trentino, Emilia Romagna. Gente che lavora e che nella maggior parte dei casi fa lavori che gli italiani non fanno . Ogni straniero lascia allo stato italiano 7.050 euro l’anno per un gettito fiscale pari a 7,6 miliardi di euro, pari all’1,8% del volume complessivo dei 424 miliardi introitati ogni anno dal fisco. I contributi versati all’Inps dagli stranieri si stimano per 8,9 miliardi di euro. Il gettito fiscale e contributivo riconducibile alla presenza straniera in Italia raggiunge quindi i 16,5 miliardi di euro.

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