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Gianni Rodari

Quanto costa all’Italia la mossa di Trump contro Teheran

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L’Italia è tra i paesi senz’altro più penalizzati dalla crisi iraniana progettata a tavolino e provocata dal  presidente  Donald Trump che Il 9 maggio 2018 ha rotto l’accordo sul Nucleare, raggiunto con Teheran dal suo predecessore Barack Obama,  imponendo pesanti sanzioni al regime degli ayatollah, accusato di gravi violazioni ai patti firmati. Violazioni, mai confermate però dagli ispettori dell’Agenzia Atomica. Da quel momento la tensione nel Golfo è cresciuta sotto traccia fino a diventare dirompente la scorsa  primavera quando l’amministrazione americana ha annunciato di aver inserito nella lista nera del terrorismo i Pasradan, le Guardie della rivoluzione iraniana, di cui la Forza Quds, guidata dal generale Qassam Sulemaini, ucciso venerdì da un raid aereo americano a Baghdad, sospendendo  le esenzioni sull’embargo, di cui ad esempio godeva  il nostro paese, tra i principali partner commerciali di Teheran. Esenzioni , revocate il 2 maggio 2019, che permettevano all’Italia e ad altri paesi, come Cina, Giappone, India, Corea del Sud, Turchia, Grecia e Taiwan, di continuare ad acquistare in quantità decrescente greggio dall’Iran.

I vincoli del nostro paese sui due fronti

Una situazione, dunque, particolarmente difficile per il nostro paese, che non solo è legato a Teheran da forti interessi economici, ma è anche partner importante degli Stati Uniti e dell’Alleanza Atlantica. Basti ricordare che ospita sul suo territorio  basi Nato – da Sigonella secondo notizie, definite fake news dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio, sarebbe partito il drone che ha ucciso Sulemaini- e  contingenti militari alleati, oltre ad essere impegnato sotto l’ombrello delle Nazioni Unite con mille soldati italiani, schierati in Libano, Iraq e Libia.

Il perchè del silenzio del governo

Questo spiega anche il lungo e denso silenzio del governo sulla crisi in atto nel Golfo, rotta solo da un’intervista rilasciata dal premier Giuseppe Conte, che  ha invocato a gran voce la necessità di un’azione europea “forte e coesa” capace di “richiamare tutti a moderazione e responsabilità”. Nessun compattamento attorno a Trump si è registrato anche nel resto d’Europa ma neppure sul modo in cui presidente americano ha messo in atto il raid è stato espresso alcun giudizio. La via scelta è quella dell’attendismo e della cautela. “Stiamo parlando di vicende delicate e complesse che, per essere valutate a pieno richiedono anche informazioni di intelligence decisive per pesare tutti gli elementi”,  ha infatti detto Conte, riferendo di aver sentito il presidente iracheno Salih e che in queste ore si sarebbe messo in contatto con i leader della Ue a cominciare dalla cancelliera Angela Merkel.

I nostri scambi commerciali con Teheran

Il quadro non è roseo. E se tra Stati Uniti e Iran si arrivasse al conflitto il costo per l’Italia sarebbe alto su tutti i fronti, quello della politica, della diplomazia e dell’economia. Su quest’ultimo le cifre parlano da sole.  Se si va sul sito della Farnesina, si può leggere sia in sintesi che in dettaglio (www.infomercatiesteri.it) a quanto ammonta il volume di scambi commerciali tra il nostro paese e l’Iran e tirarne le somme.  Apprendiamo che la Repubblica Islamica è tra le prime venti economie mondiali e intrattiene  “relazioni bilaterali che hanno fatto sempre registrare profili di interesse elevato, con un’accelerazione dopo l’entrata in vigore dell’ accordo nucleare (gennaio 2016)” ma che adesso ci si trova in “un nuovo periodo di attesa a seguito del ripristino delle sanzioni unilaterali con effetti secondari da parte degli Stati Uniti”.

Si legge ancora che “la molteplicità di fattori positivi che contraddistinguono il Paese ha costituito nel tempo un punto di attrazione per le imprese italiane; che “la collaborazione economica italo-iraniana, può tuttora beneficiare di un quadro di conoscenza e fiducia reciproca che l’Italia si è guadagnata nel corso di decenni di apprezzate attività delle aziende nazionali, soprattutto nel settore petrolifero, petrolchimico, siderurgico, energetico, meccanico, infrastrutturale e dei trasporti”; e che “in ambito Ue, l’Italia si conferma tra i principali partner commerciali dell’Iran”.

Nel 2017, si sottolinea, l’interscambio ha raggiunto i 5,1 miliardi di euro (l’Italia è stato il primo partner tra i Paesi UE); nel 2018, il volume dell’interscambio è stato di 4,6 miliardi di E. Mentre i dati del 2019 hanno datto  registrare una sensibile contrazione. Il livello di interesse per questo Paese rimane alto. Si dice anche che alcune Regioni italiane, in particolare Lombardia, Emilia Romagna e Marche, hanno svolto visite e avviato collaborazioni in settori specifici. Le numerose missioni istituzionali degli ultimi tre anni, sempre associate ad una presenza imprenditoriale, hanno favorito il rafforzamento dei contatti ed avviato una nuova fase che punta a facilitare sia le relazioni commerciali, sia gli investimenti produttivi.

Si segnala che tra i principali sviluppi di contesto vi è stata la firma di un Accordo Quadro di Finanziamento (Master Credit Agreement) tra InvitaliaGlobal Investment e le banche iraniane Bank of Industry and Mine e Middle East Bank, che ha avuto luogo a Roma l’11 gennaio 2018, a pochi mesi dall’annuncio del presidente Trump del graduale ripristino delle sanzioni Usa,  entrate in vigore in due momenti distinti, il 6 agosto ed il 5 novembre 2018, includendo tra i settori sanzionati le attività  connesse con la commercializzazione di greggio iraniano e i servizi finanziari. A febbraio 2019, si legge ancora, l’Alto Rappresentante dell’Ue ( il cui interscambio con l’Iran ammontava nel 2017 a 21 mld) per la politica estera e di sicurezza e i Ministri degli Affari Esteri di Francia, Germania e Regno Unito hanno annunciato la creazione di INSTEX, Instrument for Supporting Trade Exchanges, la cui corrispondente struttura iraniana, Special Trade and Finance Institute – STFI è stata registrata a marzo 2019.

Le sanzioni

È se è ancora presto, secondo gli analisti,  per capire quanto le sanzioni abbiano intaccato il commercio tra Italia-Iran, il nostro paese dall’inizio del nuovo embargo americano ha fatto scorta di petrolio iraniano, aumentando ancor di più le importazioni, e cercando di trovare soluzioni per le transazioni tra privati. Le sanzioni statunitensi sono fatte da due componenti. C’è una componente primaria che si applica a cittadini e aziende americane, a cui è imposto il divieto di commerciare e di utilizzare i conti di particolari individui del paese che si vuole colpire, in questo caso l’Iran. C’è poi una componente secondaria, extraterritoriale, che si rivolge a soggetti non americani: prevede che qualsiasi società, ovunque abbia la sede, debba rispettare le sanzioni americane quando vengono usati i dollari per compiere le transazioni – cioè quasi sempre – e quando le stesse aziende hanno succursali negli Stati Uniti o sono controllate da americani.

Sul versante politico, diplomatico e militare,  vanno ricordati i vincoli che l’Italia ha con l’Alleanza Atlantica. L’articolo 9 del  Trattato istitutivo firmato a Washington il 4 aprile del 1949 stabilisce infatti che  spetta al Consiglio del patto  il compito di esaminare le questioni che riguardano il funzionamento del Trattato, ma per la dislocazione dei comandi alleati e delle infrastrutture serve un accordo con lo stato membro ospitante. Mentre l’articolo 3 impegna le parti a sviluppare le loro capacità di difesa, individualmente e congiuntamente, e a prestarsi reciproca assistenza per sviluppare le loro capacità di legittima difesa individuale e collettiva.

Il patto atlantico e gli accordi bilaterali con gli Usa

In particolare il trattato che disciplina lo status delle basi americane in Italia fu sottoscritto successivamente  il 20 ottobre del 1954 da Washington e Roma. L’accordo, detto Accordo Ombrello, individua il tetto massimo delle forze Usa che possono stazionare in Italia. C’è poi un’altra intesa, lo Shell Agreement, del febbraio 1995 che regola la presenza dei contingenti militari in Italia e l’uso delle basi: è il Memorandum tra il ministero della Difesa italiano e il dipartimento della Difesa Usa, che riguarda le installazioni o le infrastrutture concesse in uso alle forze statunitensi in Italia. Patti dai quali discende il fatto che gli Usa possono utilizzare le basi in caso di conflitto previa autorizzazione del governo italiano. Ma sull’uso dello spazio aereo italiano il dibattito resta aperto.

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