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Gianni Rodari

C’è qualcosa che non mi torna. Aiutatemi a capire Renzi

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Matteo Renzi ospite di Daria Bignardi nel programma 'Le invasioni barbariche' in onda su La 7, Roma, 23 gennaio 2013. ANSA/MATTEO DI NUNZIO/UFFICIO STAMPA +++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY +++

Matteo Renzi ospite di Daria Bignardi

C’è qualcosa che non mi torna su Renzi. Ho bisogno di capire. Prego chiunque possa darmi una risposta ad aiutarmi. Allora, guardiamo soltanto le ultime settimane altrimenti rischio un esaurimento nervoso per le troppe domande. “La Rai va depoliticizzata”, diceva il premier fiorentino. Invece. Direttore di Rai Tre è la conduttrice televisiva Daria Bignardi che, a sua detta in un’intervista, l’aveva “creato” quando solamente la provincia di Firenze sapeva chi fosse l’ex boy scout dall’anima democristiana, insieme al di lei marito, Luca Sofri, altro promotore televisivo renziano che lo chiamò nel dietro le quinte delle “Invasioni” direttamente ‘Capo’. Bene, il capo ha risposto alla chiamata. Direttore di rete. Ecco quindi che la politica è uscita dalla Rai, ad entrare è direttamente il clan renziano che non risponde al Pd ma direttamente al “Capo”.

Continuando. Diceva il buon Renzi che il riconoscimento delle unioni civili andava fatto. Bene. La Cirinnà ha definito il pantano in cui il suo disegno di legge è finito come il più grande insuccesso della sua stagione politica. Ma Renzi mica dorme, sapeva bene che fine avrebbe fatto la legge così com’era, ed è per questo che non ci aveva messo cappello, com’è solito fare. Sapeva bene che l’anima più democristiana – anche di lui – del Pd, all’adozione del figlio del compagno dello stesso sesso (perché chiamarla poi Stepchild Adoption, complicando la vita a senatori come Razzi e Scillipoti) non l’avrebbe mai accettata. Soluzione: i suoi indicano la strada dell’accordo con M5s che, benché in molti pensino oggi ad un loro passo indietro, per l’ennesima volta non hanno saputo dove andare. Bagarre in aula, nulla di fatto, figuraccia fenomenale.

Europa: prima si bacia sulle guance con la Merkel, ammicca con Hollande, si abbraccia con Junker. Poi volano parole grosse. Si fa anti-europeista, rivendica un’autonomia e sovranità nazionale che neanche ai tempi di Sigonella. Bene, bravo, quasi bis. Ma la domanda che sorge spontanea è: lo straforo rispetto ai livelli europei richiesti è per aumentare debito pubblico fingendo di levare tasse ai danni delle future generazioni o per fare investimenti strutturali e dedicarsi a sviluppo e innovazione? La risposta sarà di altri 80 euri pre-elettorali, che ugualmente non serviranno rispetto alla Waterloo renziana delle prossime amministrative.

Chiudo le mie domande chiedendomi il perché dell’assoggettamento del governo Renzi a personaggi le cui casacche politiche sono cambiate negli ultimi anni più di quanto non abbia fatto Balotelli in due stagioni calcistiche. Quando era il machiavellico fiorentino Renzi ad aver detto non troppo tempo fa che per coerenza chiunque cambi partito dovrebbe dimettersi. Ma si sa, la coerenza in politica è una pregiudiziale, proprio come la simpatia.

E come se non fosse, oggi ricorrono due eventi fondamentali del nostro Paese: il rogo di Giordano Bruno e l’inizio dell’inchiesta Tangentopoli. Che se ci si pensa altro non sono che due forme diverse di pubblica inquisizione. Ma fortunatamente l’Italia è cambiata da allora e nessuno viene più arrestato a Milano per tangenti sulla sanità. Ops…Vi prego aiutatemi, come direbbe enfatizzando il miglior De Sica, perché c’è qualcosa che a me proprio non torna su Renzi e la politica italiana.

Giampiero Marrazzo

L'Autore

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