Il guaio del nostro tempo è che il futuro non è più quello di una volta.

Paul Valéry

Ricordando Salvador Allende, 45 anni fa il golpe, la morte, la fine dell’Unidad Popular

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L’ 11 settembre non è ricorso l’ anniversario  solo dell’ attentato alle Torri gemelle di New York ( molto probabilmente, dai terroristi integralisti di stampo islamico fu scelta quella data in segno di simbolica rivincita su un Occidente cristiano che, piu’ di 3 di secoli prima, proprio l’11-12 settembre 1683, con l’ esercito multinazionale guidato dal re polacco Giovanni III Sobieski, aveva inflitto ai turchi, che assediavano Vienna, una “Lepanto terrestre”, eliminando definitivamente il pericolo d’ un’ invasione ottomana dell’ Europa). 
L’ 11 settembre 1973, esattamente 45 anni fa, a Santiago del Cile, il governo legalmente eletto di Salvador Allende, espressione della coalizione di sinistra “Unidad Popular”,  veniva rovesciato dal  golpe ordito dai militari felloni guidati da Augusto Pinochet. Figura squallida, che , diversamente, tanti anni prima, da Francisco Franco (personaggio, comunque, senz’ altro superiore), non poteva neanche accampare l’ alibi che il Paese stesse precipitando nel caos. Il governo di Allende  aveva effettivamente  sbagliato  dando troppo spazio alla sinistra radicale, e a riforme che potevano senz’ altro risultare concessioni al massimalismo comunisteggiante; ma il Cile del ’73 non era certo la Spagna del ’36, col clima di guerra civile strisciante e le chiese assaltate. 
La verità è che Allende – proprio come, tanti anni prima in Argentina, quello che potremmo definire  il suo “omologo di destra”, Juan Domingo Peron, non a caso rovesciato, il 19 settembre 1955,  da un golpe con appoggio  statunitense  – stava facendo riforme che intaccavano seriamente i pluridecennali interessi dello zio Sam ( e della Corona britannica). Allende aveva sì sbagliato a non cercare un rapporto giusto con le sfere militari e con la media borghesia ( lo ammise nel 1988, quando ormai la dittatura volgeva al termine, Benjamin Teplizky,  già esponente del suo governo, in un’ intervista rilasciata a chi scrive, per l’ allora rivista del PSDI “Ragionamenti” ): ma il motivo scatenante del  golpe fu l’ attacco agli interessi anglosassoni. E poichè Allende non era nella stessa situazione di Nasser (che nel ’56 s’era salvato perchè si trovava al centro del Mediterraneo,  divenendo anzi, sotto le bombe franco-inglesi,  un eroe-martire per il Terzo Mondo), ma stava proprio sul “marciapiede di fronte”  dello Zio Sam), non si salvò. 
Onore a un Presidente che fece anche gravi errori,  ma,  esponendosi pure di persona,  cerco’ di dar voce alle speranze di tanta povera gente dell’ America Latina, animando anche là un socialismo quanto piu’ possibile democratico e riformista ( negli anni ’80, Bettino Craxi e altri esponenti dell’ Internazionale Socialista sarebbero riusciti a ritrovare la sua tomba nel piccolo cimitero di Vigna del Mar, dove il presidente, per “gentile concessione” di Pinochet, era stato frettolosamente sepolto già il giorno dopo il golpe). Noi che allora eravamo ragazzi ricordiamo perfettamente le foto della  vergognosa repressione dei democratici cileni nello stadio di Santiago: che davvero ricordavano  i fotogrammi del capolavoro di Nanni Loy “Le quattro giornate di Napoli”, con le scene sull’ analoga repressione nazista del  settembre 1943 allo stadio del Vomero. Mentre facevamo, sulla stampa socialista, un inevitabile parallelo tra Santiago 1973 e Praga 1968, ambedue capitali d’  un socialismo dal volto umano, intollerabile per le due superpotenze.
 E vergogna eterna al golpista Pinochet: che, oltretutto, ebbe poi anche la sfrontatezza di farsi passare come fascista (aiutato purtroppo, in questo, da certi settori piu’ che ottusi della destra europea), laddove altro non era che un burattino della CIA e, probabilmente,  del Mi 6 britannico.  Ricordate come la Thatcher prese a cuore la sua sorte, poverino, quando, finita la dittatura, nei primi anni Duemila peregrinava, esule di lusso, in Europa? Dopo aver disinvoltamente rilasciato, anni prima,  un’ intervista addirittura alla “Pravda”  d’ una piu’ che confusa Russia eltsiniana…( ma del resto, la Realpolitik impera sempre: la figlia di Pinochet, qualche anno dopo le imprese golpiste del padre, aveva tranquillamente studiato, da allieva modello, proprio all’ università di Mosca: e s’ era a lungo parlato, sulla stampa di allora, d’ un prestito chiesto disperatamente dall’ inefficiente governo golpista proprio ai sovietici, prestito respinto e poi concesso dalla spregiudicata Cina di Deng., in procinto di “scoprire” la sua NEP..).

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