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Rainer Maria Rilke

Sorpasso storico: i paperoni cinesi per la prima volta primi nel mondo

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cinesiA luglio di questo anno il Bloomberg Billionaire’s Index ha stilato la classifica delle 400 persone più ricche al mondo e per la sedicesima volta in 21 anni c’è Bill Gates il fondatore di Microsoft con un patrimonio di 84.6 miliardi di dollari, segue il patron di Zara Amanciao Ortega con 70.6 miliardi e il re degli investitori Warren Buffett con 67.4 miliardi. In grande ascesa il numero uno di Facebook Mark Zuckerberg con i suoi 42.5 miliardi di dollari. I 400 Paperoni scrive Forbes valgono oltre 4.200 miliardi di dollari. Per trovare il primo italiano bisogna scendere alla 32° posizione dove si conferma il fondatore di Luxottica Leonardo del Vecchio con 23.7 miliardi di dollari seguito al 36° posto dalla vedova Ferrero con 21.3 miliardi. Ma a metà ottobre, la classifica stilata da Hurun Reseaech Institute ha certificato una modifica sostanziale: il numero di miliardari cinesi quest’anno, per la prima volta è risultato maggiore a quello degli Usa. Infatti, la Cina con 242 nuovi miliardari arriva a quota 596, contro i 537 Paperoni statunitensi e se si aggiungono anche i 119 miliardari di Taiwan, Hong Kong, Macao il totale schizza a quota 715, e i cinesi non aumentano solo in quantità, ma anche l’ammontare dei loro patrimoni è in forte crescita. Basti pensare che la soglia minima per entrare nella top 400 è ora di 3.2 miliardi di dollari. Nonostante il rallentamento dell’economia, i più ricchi della Cina hanno sfidato la situazione registrando il loro anno migliore e creando più ricchezza di quanta qualsiasi altro Paese sia riuscito a fare in un anno.

L’influenza di questi grandi imprenditori cinesi sta crescendo. I nuovi ricchi danno da lavorare a 10 milioni di persone in Cina, e pagano 100 miliardi di dollari di tasse, il 4% del totale delle entrate registrate dal governo cinese lo scorso anno. L’età media di questi imprenditori è di 54 anni, mentre i 188 nuovi super ricchi non superano i 40 anni. Sul podio Wang Jianlin del gruppo Wanda, attivo nel settore immobiliare con un patrimonio di 34.4 miliardi di dollari, e Jack Ma fondatore di Alibaba. Il settore della tecnologia informatica è quello che ha registrato una maggiore crescita della ricchezza. Cheng Wei, 32enne fondatore di Didi-Kuadi, società che ha sviluppato una applicazione per chiamare i taxi con il telefono ha lanciato una sfida diretta alla statunitense Uber. Positivo anche l’andamento di intrattenimento, investimenti, automobili e settore farmaceutico. Insomma, l’iniziativa non manca ed anche le opportunità. Secondo una recente inchiesta condotta da Credit Suisse e riportata il 14 ottobre dalla Cnn, attualmente la Cina ha la classe media più numerosa al mondo. 109 milioni di cinesi possiedono una ricchezza del valore compreso tra i 50mila e i 500mila dollari annui e lo stesso studio rivela che nel 2020 il numero dei miliardari cinesi aumenterà del 74%, arrivando a 2.3 milioni di persone. Un fatto di rilievo è che l’Italia non è ancora riuscita a conquistare il mercato cinese.

Negligenza? Mancanza di strategie di mercato? Mancanza di interesse per uno sviluppo a lungo termine? Queste domande se le pone il mercato cinese che invece apprezza moltissimo i nostri cinesi1prodotti, dai prodotti gastronomici al vino ( i francesi si sono buttati ed hanno il primato assoluto del mercato), nei ristoranti la maggior parte degli ospiti tra un menù cinese e la pasta, sceglie la pasta. Per non parlare dei nostri beni di lusso dove l’Italia continua ad occupare una posizione di prossimità unita ad una certa lontananza, perché sul mercato non si vedono molti prodotti italiani mentre i cinesi amano e apprezzano i prodotti italiani. L’offerta di turismo, arte, cultura, artigianato ,automobili, cinema, dove sono i siti internet per pubblicizzare le nostre eccellenze? I marchi stranieri fanno ancora gola e sono tra i più ricercati dalla classe media cinese. L’Italia non ha più tempo da perdere, un successo sul mercato cinese può significare la possibilità di uscire dalla crisi. Sono 322 le aziende italiane comprate dai cinesi negli ultimi cinque anni, e la percezione dell’Italia è di un Paese ricco dal “soft power”, la scelta da parte dei cinesi di insediarsi commercialmente in Italia sta a significare che esiste una volontà di integrazione ma anche di espansione dei rapporti commerciali con il nostro Paese. In un mondo globalizzato, nonostante la crisi, credo non ci sia mai stato un momento migliore per i giovani per esprimere le proprie capacità. Un appello ai giovani: la fortuna è destinata ad incontrare chi la cerca!

Simona Agostini

L'Autore

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